Marzotto Sim: le conseguenze inattese del bail-in

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Chiara Merico di Chiara Merico 21 Gennaio 2016 | 08:20
Per l’a.d. Jacopo Ceccatelli “è probabilmente esagerato affermare che il Bail in Regime possa essere la causa scatenante della partenza disastrosa dei mercati nel 2016”.

LA NORMATIVA – “E’ certamente azzardato, e probabilmente esagerato, affermare che il Bail in Regime possa essere la causa scatenante della partenza disastrosa dei mercati nel 2016. Ma se restringiamo il campo di osservazione al settore bancario italiano, sui quali si è abbattuta una pesante ondata di vendite, è indubbio che le conseguenze di validità di questa normativa sono notevolissime”, spiega Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto Sim. “Il Bail-in Regime è la normativa europea entrata in vigore il 1° gennaio che impone perdite ai correntisti e agli obbligazionisti “senior” delle banche, presenta solide basi logiche. In linea di principio, è giusto infatti che i c.d. “contribuenti” smettano di pagare per gli errori o le leggerezze altrui, ed è altrettanto giusto che gli investitori e i grandi risparmiatori (quelli con c/c sopra i 100.000 Euro) sopportino le conseguenze di scelte sbagliate o semplicemente non sufficientemente ponderate”.

TEMPISTICA INOPPORTUNA – “A volte però, anche una normativa giusta in linea di principio può essere applicata in maniera sbagliata, o con una tempistica inopportuna. Prima di gennaio si pensava che la grande mano protettrice della BCE avrebbe attenuato gli effetti su correntisti e investitori, in effetti così non è stato”, aggiunge Ceccatelli. “Gli istituti più deboli (o almeno quelli percepiti tali) hanno fin da subito visto un flusso di depositi in uscita molto significativo, che nella fase attuale rischia di creare situazioni pericolosissime di crisi di liquidità. Anche per questo si sono innescati timori e movimenti di borsa impensabili fino a poche settimane fa. Il settore bancario italiano è purtroppo l’anello più debole a livello europeo, una condizione un po’ paradossale e un po’ ironica, se pensiamo che l’Italia è stata pressoché l’unico paese europeo a non intervenire direttamente a sostegno del sistema bancario dopo la crisi del 2008 (se non coi Tremonti Bond che di fatto non erano che un prestito, e anche a condizioni molto onerose). Ai tempi ne andavamo fieri, adesso potremmo arrivare a rimpiangere di non aver fatto interventi più decisivi”, conclude l’a.d. di Marzotto Sim.

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