I robo-advisor, una sfida per il mondo della consulenza

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di Chiara Merico 26 Gennaio 2016 | 07:33
I servizi di robo-advisory sono sempre più diffusi soprattutto in una fascia di investitori che si colloca più o meno a metà strada tra il mass market e il mass affluent. Se ne è parlato nel corso della tavola rotonda dedicata alle nuove tendenze nel campo degli investimenti, organizzata nell’ambito del Quarterly meeting di Carmignac.

UN TEMA CALDO – Un modello di investimento che sta riscuotendo sempre più successo e sta spingendo i consulenti a ripensare il loro ruolo: è quello dei robo-advisor. Si tratta di un tema caldo, come ha ricordato Susanne Chishti, fondatrice e a.d. di Fintech Circle, nel corso della tavola rotonda dedicata alle nuove tendenze nel campo degli investimenti, organizzata nell’ambito del Quarterly meeting di Carmignac: “I robo-advisor generano oltre un milione di risultati nella Google search e questo dà la misura di quanto l’argomento sia sentito”, ha spiegato Chishti. I servizi di robo-advisory sono sempre più diffusi soprattutto in una fascia di investitori che si colloca più o meno a metà strada tra il mass market (persone con meno di 100mila dollari da investire) e il mass affluent (clienti con patrimoni tra 100mila e 1 milione di dollari). “Queste persone non sono trader online, ma individui che vogliono delegare la gestione del loro portafoglio a professionisti, pur mantenendo i costi di gestione contenuti”, ha sottolineato Chishti.

COSTI CONTENUTI – I servizi offerti dai robo-advisor si caratterizzano proprio per il loro costo contenuto. Ad esempio, la statunitense Wealthfront si presenta sul proprio sito come “il modo di investire più economico, semplice e fiscalmente efficiente”. “Cliccando sul loro sito è molto facile accedere alla funzione ‘rivedi la composizione del mio portafoglio’, e in nove casi su dieci ai clienti viene consigliata una migliore diversificazione: questo è un modo per ottenere l’attenzione e la fiducia del cliente”, ha spiegato Chishti. “Uno degli argomenti principali usati dai robo-advisor per conquistare i clienti non è la generazione di alpha o la capacità di sovraperformare, ma l’applicazione di commissioni di gestione molto contenute: ad esempio, con Wealthfront il costo di gestione di un patrimonio da 100mila dollari è meno di 20 dollari al mese. In più, questo robo-advisor ottimizza le posizioni dei clienti a livello fiscale”. Un’altra realtà Usa sempre più affermata è Betterment, che al momento conta oltre 125mila clienti e 3 miliardi di dollari di asset under management. “Servizi come questi”, ha fatto notare Chisthi, “devono puntare su una larga base di clienti per essere redditizi”. In Uk uno dei principali è invece Nutmeg, il cui slogan parla chiaro: “una gestione di portafoglio effettuata da esperti, al prezzo che pagheresti per il fai-da-te.

RIPENSARE IL RUOLO DEI WEALTH MANAGER -Una delle conseguenze dell’avvento dei robo-advisor è appunto l’abbassamento dei costi dei servizi di wealth management, che diventano come una “commodity”: per questo motivo sta cambiando anche il ruolo dei wealth manager tradizionali, che devono offrire ai clienti servizi personalizzati, tagliati su misura e rivolgersi a una base più allargata. “Il consulente diventa obsoleto quando il suo lavoro consiste in qualcosa che potrebbe essere fatto meglio e più velocemente da un algoritmo”, ha sottolineato Chishti. Tuttavia, in questo contesto c’è sempre più bisogno di consulenti, perché nell’era tecnologica la fiducia personale rappresenta un valore aggiunto importantissimo. La sfida è saper cogliere i cambiamenti e sfruttarli a proprio vantaggio, come ha dimostrato di saper fare la società di consulenza Charles Schwab: “Avrebbero potuto fare lo struzzo e ignorare questa realtà”, ha spiegato Chishti. “Invece, pur avendo migliaia di consulenti, hanno deciso di lanciare il loro robo-advisor e di offrire un servizio addirittura gratuito, affiancandogli i servizi offerti dai loro consulenti personali”.

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