Lowry (State Street): si punta sui prodotti a distribuzione diretta

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di Chiara Merico 3 Febbraio 2016 | 07:51
Storicamente è sempre stato molto difficile offrire agli investitori non istituzionali un’esposizione al private equity, a causa degli ingenti investimenti minimi richiesti.

SI PUNTA SUI PRODOTTI A DISTRIBUZIONE DIRETTA – “Mentre gli investitori istituzionali continuano a internalizzare le loro competenze di investimento e prosegue la transizione da un modello a prestazione definita verso un modello a contribuzione definita, i gestori si stanno focalizzando sullo sviluppo di prodotti e modelli di distribuzione diretta verso gli investitori retail. Questo trend ha a sua volta stimolato la crescita di prodotti “liquid alternative” che finora sono stati strutturati principalmente in modo da rispecchiare le strategie di investimento degli hedge fund”. Lo sottolinea JR Lowry, responsabile EMEA di State Street Global Exchange, secondo cui “al contrario,esistono poche opzioni per gli investitori che cercano di avvicinarsi alle strategie del private equity. Il private equity è sempre stata un’asset class molto solida, con performance generalmente positive che l’hanno resa una delle asset class preferite tra gli investitori istituzionali. Al contrario,storicamente è sempre stato molto difficile offrire agli investitori non istituzionali un’esposizione al private equity, a causa degli ingenti investimenti minimi richiesti e degli ostacoli rappresentati dalla mancanza di liquidità, di trasparenza sia sugli investimenti che sulle valutazioni e, infine, a causa della struttura delle commissioni”.

LA RICHIESTA DI PRODOTTI PARTICOLARI – Secondo Lowry, “sebbene gli investitori retail mostrino un interesse crescente per i veicoli di investimento liquidi che possono offrire esposizioni e flussi di rendimenti simili al private equity, sono pochi gli asset manager in grado di proporre fondi alternativi aperti per il retail che si avvicinino all’esposizione di un limited partner(responsabilità limitata al capitale versato) del private equity. Del resto gli investitori retail hanno tendenzialmente avuto accesso al private equity solamente attraverso l’investimento in società di private equity quotate, che forniscono un flusso di rendimenti simile a quello di un general partner (responsabilità in solido), ridotto dai costi e dalla remunerazione tipica della società di gestione. Considerato che la domanda continua a crescere, gli asset manager sono sempre più spesso alla ricerca di nuovi approcci che consentano loro di offrire prodotti liquidi e simili ai prodotti del private equity. Un esempio di questo tipo è il Liquid Private Equity Investable Index, che consente ai gestori di lanciare un fondo “ibrido” che investe in asset liquidi pesati opportunamente per avvicinarsi alle allocazioni del settore del private equity. Questi prodotti consentono agli investitori retail di perseguire l’allocazione del private equity senza gli investimenti minimi che sono proibitivi per i più e il vincolo dell’illiquidità”.

OBIETTIVO: STRUTTURARE NUOVI PRODOTTI – Tuttavia, a giudizio di Lowry “questa tipologia di prodotto è interessante anche per gli investitori istituzionali, sia coloro che non amano l’illiquidità degli investimenti del private equity, che coloro in attesa delrichiamo del capitale relativo agli assetallocati a questo settore. Per essere chiari, questi prodotti non prevedono il premio di illiquidità che è intrinseco al private equity, e stimiamo si avvicini a circa metà dei rendimenti del private equity, ma offrono una buonaalternativa per avvicinarsi a ritorni simili a quelli del private equity, rispetto ad esempio, agli investimenti su un ampio indice di mercato. In un contesto in cui i modelli di investimentodedicati al cliente retail diventano sempre più importanti, e dove gli investitori istituzionali si preoccupano sempre di più per la liquidità dei loro investimenti, la strutturazione di nuovi prodotti sarà un obiettivo prioritario per i gestori. Gli investimenti liquid alternative, compresi i prodotti che perseguono ritorni assimilabili a quelli del private equity, faranno sicuramente parte delle nuove tipologie di offerta”.

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