Bnp Paribas Ip: le nuove percezioni dei mercati finanziari scontate negli indici

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di Chiara Merico 23 Febbraio 2016 | 09:05
Liquidato il sovrappeso nelle small-cap europee rispetto all’immobiliare

DATI CONTRASTANTI – “La scorsa settimana abbiamo valutato i timori relativi ad una probabile recessione dell’economia USA, ritenendo tale eventualità infondata. I dati macroeconomici di questa settimana hanno continuato a mostrare andamenti contrastanti, ma l’incremento delle vendite al dettaglio segnala un miglioramento della congiuntura. Tuttavia, gli ultimi risultati reddituali pubblicati dalle imprese non hanno sorretto le quotazioni azionarie. Il numero delle aziende che ha registrato profitti e vendite superiori alle attese negli USA e in Europa sinora non ha entusiasmato i mercati, mentre gli utili per azione su base annua sono diminuiti negli USA, in Europa e nei paesi emergenti. Fatta questa premessa, riteniamo che i mercati azionari dei paesi avanzati, al momento, abbiano ampiamente scontato gli eventuali rischi al ribasso”, spiega Joost van Leenders, chief economist del team Multi Asset Solutions di Bnp Paribas Ip.

USA: CRESCITA IN RIPRESA – “Un solo punto in più non segnala un’inversione di tendenza, ma gli ultimi dati relativi alle vendite al dettaglio negli USA rappresentano un riscontro positivo. La crescita tendenziale è stata frenata dal ribasso delle vendite di carburanti, mentre i dati core, utilizzati per il calcolo del PIL, hanno mostrato progressi più incoraggianti. In questo quadro era molto probabile che l’inflazione rimanesse su livelli modesti – o sia addirittura scendesse – e dunque tale incremento segnala un miglioramento dei consumi. Inoltre, gli ultimi dati positivi relativi ai salari vanno ad aggiungersi alle buone notizie per i bilanci delle famiglie che hanno già beneficiato dall’apprezzamento degli investimenti finanziari, dei prezzi delle case e degli effetti positivi legati al ribasso dei costi dell’energia. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione hanno registrato un calo significativo dopo varie settimane di rialzo e, attualmente, si attestano su un livello che segnala ancora una certa vivacità del mercato del lavoro, con probabili effetti positivi sui consumi”, sottolinea van Leenders. “Non tutti i dati sono però favorevoli: infatti, la fiducia dei consumatori si è indebolita a inizio febbraio (cfr. grafico), l’Empire State Manufacturing Index è rimasto in territorio nettamente negativo e anche l’indice di fiducia delle imprese edilizie ha perso terreno. Probabilmente il clima di fiducia è stato intaccato dalle turbolenze dei mercati finanziari, tuttavia è importante notare che i tassi sui mutui ipotecari sono rimasti invariati, limitando gli effetti negativi dell’inasprimento delle condizioni creditizie”.

EUROZONA: CRESCITA PIÙ ROBUSTA MA NON FORTE – “La crescita del PIL nell’area euro si è stabilizzata e tale andamento è stato positivo per due ragioni: in primo luogo, il rallentamento dell’attività economica si è arrestato e, in secondo luogo, malgrado alcuni indicatori prospettici segnalassero un rafforzamento della crescita, i dati reali – come la produzione industriale e le vendite al dettaglio – smentivano tale andamento. Quindi, una crescita stabile è risultata superiore alle attese”, nota van Leenders. “Analizzando i dati a livello dei singoli paesi si evince che la crescita è ancora disomogenea: l’economia tedesca è più forte del 5,5% rispetto al picco registrato prima della crisi finanziaria, mentre l’economia francese è cresciuta solo del 2,7% e il PIL della Grecia, impantanata in una depressione, si è contratto nel corso dell’ultimo trimestre. Anche l’economia spagnola – malgrado la forte crescita registrata negli ultimi tempi – si è contratta del 4,6% rispetto ai massimi pre-crisi e, nonostante un’espansione del PIL pari al 4,8% nel 2015, il governo non riesce a ridurre il deficit di bilancio, deficit che secondo la Commissione europea quest’anno dovrebbe restare oltre la soglia del 3%. In Italia, dove il settore bancario viene penalizzato da un livello elevato di crediti in sofferenza, l’economia è ancora inferiore dell’8,9% rispetto ai massimi pre-crisi. Pertanto, in Europa, anche se ad un primo esame la crescita sembra positiva, non mancano significativi rischi al ribasso. I mercati nutrono dei dubbi sull’efficacia delle politiche monetarie non ortodosse, ma le allusioni a nuove misure sui mercati dovrebbero significare che la BCE è praticamente obbligata ad intervenire a marzo. A nostro avviso, è probabile che la banca centrale annunci un ulteriore taglio del tasso di deposito – già negativo – assieme ad alcune modifiche del programma di acquisto di attivi”.

ASIA: DATI PREVALENTEMENTE NEGATIVI – “Nel quarto trimestre, il PIL del Giappone ha registrato una contrazione superiore alle attese, riconducibile soprattutto al forte calo dei consumi delle famiglie. Gli investimenti societari sono migliorati negli ultimi trimestri ma l’andamento fiacco delle commesse di macchinari e macchine utensili ha fatto sorgere dei dubbi sulla sostenibilità di tale rilancio. Adesso l’efficacia della cosiddetta Abenomics – le misure economiche lanciate dal primo ministro Abe per stimolare crescita e inflazione – viene messa seriamente in dubbio. La disoccupazione è bassa ma i salari e redditi delle famiglie non stanno crescendo, mentre l’inflazione core ristagna su livelli nettamente inferiori all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone. I primi dati relativi all’interscambio commerciale pubblicati dai paesi emergenti sono complessivamente negativi (cfr. grafico): gran parte dei dati viene pubblicata in USD, ma anche nelle valute locali il valore dell’export è sceso. Pertanto questa fase di difficoltà pare più seria di una frenata temporanea. Alcuni paesi hanno perso competitività, mentre gran parte dei mercati emergenti sta soffrendo del rallentamento della crescita in Cina e dell’attività economica modesta in USA, Europa e Giappone”, spiega van Leenders.

CINA: TIMORI PER L’ESPANSIONE DEL CREDITO – “In Cina vi è stata un’impennata del credito bancario e del cosiddetto social financing complessivo (una misura della liquidità che include le emissioni di azioni e obbligazioni), ma tale andamento potrebbe presentare anche risvolti negativi. In primo luogo l’espansione è stata talmente impetuosa da far prevedere delle compensazioni nei prossimi mesi. In secondo luogo, tale andamento potrebbe essere legato all’ingente liquidità erogata dalla banca centrale alla vigilia delle festività del capodanno cinese e non sembra in linea con altri indicatori, che per il momento sono abbastanza stabili. Infine, la forte crescita del credito potrebbe favorire la realizzazione di progetti d’investimento praticabili, ma al contempo non fa altro che accentuare il rapido deterioramento della situazione debitoria della Cina”, aggiunge van Leenders.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: NUOVE PERCEZIONI DI MERCATO – “Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un notevole cambiamento delle percezioni dei mercati, su cui adesso prevale lo scetticismo verso le politiche monetarie espansive. Da quando la Banca del Giappone ha portato il tasso di deposito in territorio negativo – dopo aver, in un primo momento, negato questa possibilità – lo yen ha guadagnato il 5,8% sul dollaro USA e l’indice azionario Topix è sceso del 10,5%. La BCE ha allentato le politiche monetarie all’inizio di dicembre, preannunciando anche un ulteriore ammorbidimento in marzo, tuttavia l’euro si è apprezzato del 5% e l’indice STOXX 50 ha perso il 14%. Negli USA le attese di un nuovo giro di vite sui tassi sono slittate ancora più lontano nel tempo ma ciò non ha impedito all’indice S&P 500 di cedere il 9%. Ci chiediamo se adesso i mercati torneranno ai fondamentali e accoglieranno positivamente i dati favorevoli e negativamente, per le azioni e gli altri attivi rischiosi, le cattive notizie. I fondamentali dell’economia USA non sembrano essere così negativi come teme il mercato, soprattutto tenendo conto delle attese di un rinvio del proseguimento del ciclo d’inasprimento dei tassi da parte della Federal Reserve“, fa notare van Leenders. “Analizzando gli ultimi dati reddituali pubblicati, tre quarti delle imprese hanno ottenuto risultati superiori alle attese, ma bisogna considerare che queste ultime erano basse. Inoltre gli utili per azione sono diminuiti (cfr. grafico), penalizzati dalle forti flessioni dei fatturati nel settore dell’energia e – in misura minore – in quello delle materie prime. I profitti societari sono scesi anche nel settore industriale, in quello delle materie prime, nel settore finanziario e in quello tecnologico. Secondo i nostri esperti, la crescita degli utili negli USA continuerà ad incontrare degli ostacoli, in particolare poiché l’incremento del costo del lavoro e degli spread sulle obbligazioni societarie erodono i margini. In Europa, invece, gli utili per azione sono scesi solo del 10% su base annua”.

LIQUIDATO IL SOVRAPPESO NELLE SMALL-CAP EUROPEE – “Resta invariato il sovrappeso nel settore azionario, decisione che non si basa tanto sui fattori fondamentali, quanto su ragioni tattiche. In base alle nostre valutazioni, al momento il clima di mercato è eccessivamente pessimistico, le posizioni short sono a livelli estremi e le vendite sono andate troppo oltre. Abbiamo inoltre liquidato la posizione lunga sulle small-cap europee contrapposta al sottopeso nel settore immobiliare dei paesi avanzati, dato che negli USA i titoli immobiliari hanno beneficiato dell’evoluzione della politica della Federal Reserve. In generale, prevediamo che il contesto di mercato resterà favorevole al settore immobiliare”, conclude van Leenders.

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