Tipp (Ubi Pramerica): “Tassi ancora bassi. Soddisfazioni dai bond”

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di Elisa Zeri 25 Febbraio 2016 | 08:01
Le previsioni del gestore di Ubi Pramerica Robert Tipp e del responsabile degli investimenti di Ubi Pramerica sgr Emilio Franco in un incontro a Milano con la stampa specializzata.

Cosa fare in questo pazzo mondo di bassi tassi? Ne hanno parlato Emilio Franco (nella foto in basso a destra), vice direttore generale e responsabile degli investimenti di Ubi Pramerica Sgr  e Robert Tipp (nella foto in basso a sinistra), gestore delegato delle strategie obbligazionarie globali (non-euro) di Ubi Pramerica, in un incontro con la stampa specializzata dove sono stati toccanti molti temi tra cui high yield, bond emergenti e di Europa.


Quale asset allocation
. “Continuiamo a preferire il mercato azionario dell’area euro perché è supportato da una pluralità di fattori: le valutazioni sono diventate molto attraenti, il ciclo economico è in ripresa, sostenuto dall’azione accomodante della Bce, che favorisce tassi governativi bassi e euro debole, da una politica fiscale almeno lievemente espansiva e dall’effetto positivo per noi importatori del calo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime”. spiega Franco, che continua: “nelle ultime settimane sta aumentando il rischio che le aspettative descritte non si materializzino, a causa del severo restringimento delle condizioni finanziarie. Ci aspettiamo che le banche centrali, Bce in primis, reagiscano in modo energico, favorendo la realizzazione dello scenario centrale positivo. Per l’esperto, in altre parole, la Banca centrale europea “rappresenta un fondamentale elemento di supporto al consolidamento della giovane ripresa della zona euro e alla riaccelerazione degli utili aziendali”. 
Uno sguardo alle banche. “Tassi molto compressi, addirittura negativi sui depositi presso alcune banche centrali, bassa crescita delle economie e quindi del credito e oggi anche rinnovate turbolenze finanziarie rappresentano sfide imponenti sui modelli di business”, aggiunge Franco. E afferma ancora: “se a tutto ciò aggiungiamo le regolamentazioni sempre più stringenti aventi l’obiettivo di ridurre la leva, le nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie, che erodono la fiducia del mercato e dei risparmiatori e il problema di “legacy asset” non ancora superato (per esempio, NPL in Italia e “level 3 assets” per Deutsche Bank) si arriva a redditività contenute, in media sotto il costo del capitale. Da qui un’inesorabile compressione delle valutazioni, che specialmente in Europa trattano a livelli in precedenza associati alle peggiori fasi delle crisi. Ecco che emerge la necessità di scelte di investimento molto selettive miranti a puntare su chi ha vantaggi sostenibili che si traducono in redditività sostenibile e superiore alla media”.  

Tassi ancora bassi
. Secondo Robert Tipp, gestore delegato delle strategie obbligazionarie globali (non-euro) di Ubi Pramerica, “i tassi resteranno ancora molto bassi non solo per via dei dati attuali sull’inflazione ma anche perché l’elevato debito delle economie più sviluppate ha avuto come effetto quello di deprimere la crescita, nonché il livello di equilibrio dei tassi di interesse”. Inoltre, Tipp fa sapere che “mentre gli Stati Uniti potrebbero essere capaci, in via astratta, di sopportare tassi di interesse più alti, in realtà c’è la possibilità che il restringimento monetario della Fed non solo danneggi il contesto internazionale ma anche la stessa economia americana attraverso gli effetti di un dollaro più forte. Tutto sommato, i Treasury americani sono già, di fatto, tra quelli con i rendimenti maggiori tra le economie sviluppate”. 
Gli investitori dovrebbero restare sulle obbligazioni. Le ragioni, secondo Tipp, sono tre: “la prima è che gli investitori obbligazionari dovrebbero godere, nel lungo periodo, di rendimenti significativamente superiori a quelli della liquidità e dei Treasury, grazie a spread generosi nel settore non governativo e al beneficio atteso di uno sviluppo ribassista della curva dei rendimenti e degli spread. In particolare, ci aspettiamo una solida performance dagli strumenti d’investimento a più alto rendimento come le obbligazioni high yield, il debito dei mercati emergenti, alcuni prodotti strutturati selezionati, le obbligazioni corporate investment grade così come le obbligazioni di emittenti locali, i municipal bond”. A seguire, “l’attuale transizione a un nuovo contesto di tassi ultra-bassi genera delle dislocazioni del mercato dovrebbero continuare a offrire opportunità significative, in grado di generare valore attraverso la gestione attiva. Infine, le obbligazioni dovrebbero fornire un contrappeso nei portafogli degli investitori rispetto ad asset più volatili come l’azionario e l’immobiliare”.
I numeri. Il gruppo Ubi Banca ha chiuso il mese di gennaio 2016 con una raccolta netta positiva per 405,8 milioni di euro, secondo le ultime rilevazioni di Assogestioni. Il dato comprende anche le deleghe di gestione conferite a Pramerica Financial, partner di Ubi Banca nel risparmio gestito per il tramite di Ubi Pramerica Sgr. Pramerica Financial è il marchio utilizzato da Prudential Financial, Inc. (Usa) in determinati Paesi al di fuori degli Stati Uniti e non ha alcun legame con Prudential Plc, società con sede nel Regno Unito. Ubi Pramerica ha 15 anni di storia sul mercato italiano, circa 46 miliardi di euro di masse in gestione di cui 14 da clientela istituzionale, 6,2 miliardi gestiti dagli Usa e 3 miliardi in consulenza. I dipendenti sono 150 di cui 52 gestori. Conclude Franco: “quella con Prudential è una partnership industriale nella gestione del risparmio che ci caratterizza molto e sta dietro alla qualità dei nostri prodotti. Ogni mese facciamo un comitato di investimento diviso in due parti: una internazionale di tutti i team di Prudential e una domestica”. Prudential, che conta su oltre 500 gestori tra Londra, New York e Singapore, gestisce asset superiori al trilione di dollari. Solo nella parte fixed income gestisce oltre 600 mld di dollari e ha un centinaio di analisti del credito.
 

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