Goldman Sachs AM, ecco i tre principali rischi sui mercati

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L’asset manager conferma comunque le previsioni di una crescita costante, che continui la fase espansiva del ciclo economico attuale.

Chiara Merico di Chiara Merico2 marzo 2016 | 13:35

PREFERIAMO LE AZIONI – “Entrando nel 2016, confermiamo la nostra previsione di una crescita costante, che continua la fase espansiva del ciclo economico attuale. Questa prospettiva, unitamente ad un’inflazione e a bassi tassi d’interesse in molte aree del mondo, ci porta a preferire le azioni rispetto al credito, e il credito rispetto ai titoli di Stato”, nota Goldman Sachs Asset Management (GSAM). “Tuttavia, i recenti movimenti di mercato hanno messo in dubbio le nostre previsioni, a seguito del terzo peggior calo da 50 anni a questa parte registrato a gennaio da parte dei mercati azionari, e il rendimento dei titoli di Stato statunitensi sceso nuovamente sotto 6 il 2%. In considerazione di tutto ciò, nei successivi paragrafi rivediamo le nostre motivazioni e le mettiamo in discussione. Di seguito, prendiamo in considerazione i tre principali rischi che hanno il potenziale di far rallentare la crescita e causare ulteriori turbolenze di mercato. In conclusione, tuttavia, manteniamo inalterate le nostre prospettive fondamentali”.

LE CONSEGUENZE DEL CALO DEL PETROLIO NON DEVONO INTIMORIRE – “Le economie risentono ancora delle conseguenze dei bassi prezzi del petrolio. Nelle prime tre settimane dell’anno, il mercato ha già fatto registrare un calo del 5% in sei giorni, il che ha contribuito alla volatilità globale. Gli attivi quali obbligazioni ad alto rendimento hanno subito un notevole effetto contagio e per tale motivo ci attendiamo, come la maggior parte del mercato, un aumento delle insolvenze nel settore energetico nel corso dell’anno. Tuttavia, a nostro avviso, i bassi prezzi del petrolio non sono né una causa né un effetto del rallentamento della crescita. I prezzi sono bassi a causa dell’eccesso di offerta a seguito di un periodo pluriennale di investimenti elevati, non di un calo della domanda. Nel 2015 la domanda globale è aumentata di 1,8 milioni di barili al giorno (barrel per day, bpd) rispetto al 2014, ben al di sopra della tendenza post-crisi pari a di 1 milione di barili al giorno; le importazioni di greggio da parte della Cina sono inoltre cresciute del 9% a partire dal 2014. Per i mercati più sviluppati, i bassi prezzi del petrolio stimolano la crescita, in quanto maggiori consumi compensano il calo degli investimenti. Anche negli Stati Uniti, dove gli investimenti sono stati particolarmente penalizzati, i prezzi più bassi dovrebbero costituire un fattore di stimolo per la produzione aggregata”, sottolinea Goldman Sachs Asset Management. “L’effetto nei mercati emergenti è diverso: le nazioni esportatrici continueranno a subire un impatto negativo, ma gli importatori di energia, tra cui Cina e India, ne beneficeranno”.

CINA. IL GRADUALE RALLENTAMENTO AVRA’ UN IMPATTO GLOBALE LIMITATO – “Gran parte della recente volatilità deriva dai timori suscitati dalla politica cinese. La crescita è rallentata dal 14,2% del 2007 al 6,9% nel 2015, nonostante ciò l’economia globale ha retto. Il debito della Cina è aumentato, e la misura più ampia della spesa pubblica mostra che i deficit sono elevati – questi fattori hanno probabilmente ridotto la resistenza della Cina agli shock, e di conseguenza la crescita del Paese è probabilmente destinata a rallentare ulteriormente. Ancora una volta, ci aspettiamo che l’economia globale assorba il contraccolpo. Le difficoltà della Cina potrebbero destabilizzare il ciclo economico globale, tuttavia ciò non rappresenta il nostro scenario base. Le passività esterne e il debito dei consumatori si mostrano gestibili, e il governo ha dimostrato la volontà di sostenere la crescita. Nel periodo successivo alla crisi, il settore immobiliare ha già attraversato due periodi di flessione dei prezzi, e di recente i prezzi hanno registrato un aumentato. Tuttavia, ci aspettiamo ulteriori periodi di volatilità, in quanto i mercati probabilmente risentiranno dei timori derivanti da un potenziale evento con impatti elevati ma basse probabilità di manifestazione”, spiegano gli analisti di Goldman Sachs Asset Management. 

I MERCATI SONO MAL POSIZIONATI PER UN RIALZO PIU’ RAPIDO DELLE ATTESE DEI TASSI USA – “Il terzo rischio implica una sorpresa sul fronte dell’inflazione ed una più serrata dinamica del ritmo degli aumenti dei tassi negli Stati Uniti rispetto a quanto previsto dai mercati. Un forte aumento dei rendimenti potrebbe avere un impatto sulla crescita e determinare perdite negli investimenti effettuati in una presunta prospettiva di contenimento del rischio – un motivo di preoccupazione aggiuntivo per coloro impegnati nei processi di asset allocation. Riteniamo che negli Stati Uniti l’inflazione possa avvicinarsi al livello obiettivo prima di quanto gli attuali prezzi di mercato non suggeriscano, ed osserviamo la reazione a scoppio ritardato dei tassi, rispetto ad altre attività in occasione delle recenti ondate di vendite, indicanti una sottostante pressione al rialzo. In ultima analisi, prevediamo un ritmo dei rialzi più sostenuto; tuttavia, rispetto a queste prospettive di più lungo termine, il recente calo dei prezzi del petrolio e l’inasprimento delle condizioni finanziarie stanno spostando i rischi verso una direzione accomodante”, aggiunge Goldman Sachs Asset Management. “Le nostre scelte di asset allocation si basano sulla convinzione che il ciclo di crescita non subirà un’inversione di marcia nel 2016. Nonostante i timori sul prezzo del petrolio, la Cina, e i tassi di interesse, manteniamo un posizionamento lungo sugli attivi maggiormente esposti al rischio. Tuttavia, riteniamo che la performance delle varie classi di attivi sarà influenzata da tali tematiche, e adottare un approccio opportunistico potrebbe risultare di fondamentale importanza”, è la conclusione.


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