Ethenea, Cina al bivio tra svalutazione e aumento dei tassi

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di Chiara Merico 23 Marzo 2016 | 14:12
Se le riserve valutarie cinesi continuano a scendere, la Banca popolare cinese (PBoC) potrebbe essere costretta ad attuare un intervento più energico, spiega Yves Longchamp.

NUOVA FLESSIONE DELLE RISERVE – “A gennaio le riserve valutarie cinesi hanno subito una nuova flessione di 100 miliardi di dollari. Se i deflussi proseguissero a questo ritmo, nel volgere di pochi mesi le attuali riserve di 3.200 miliardi di dollari, che rimangono le più elevate al mondo, raggiungerebbero un livello tale da costringere la Banca popolare cinese (PBoC) ad attuare un intervento più energico”, spiega Yves Longchamp, head of research di Ethenea Independent Investors AG.“Le opzioni ancora percorribili sono tre: un nuovo inasprimento dei controlli sui movimenti di capitali; una svalutazione talmente pronunciata da precludere prevedibilmente ogni ulteriore deprezzamento della divisa o un aumento dei tassi d’interesse. Tutte queste soluzioni hanno però un costo e sono state finora rifiutate dalla PBoC. L’eventuale ricorso a tali opzioni sarà subordinato all’evoluzione dei deflussi dei capitali nei mesi a venire”, continua Longchamp.

IMPENNATA DEL CREDITO – Ma questo non è l’unico segnale di allarme. “L’aumento inatteso dell’attività creditizia a gennaio ha assunto proporzioni tali da spingere la PBoC a richiamare le banche alla calma. L’impennata del credito presenta però risvolti positivi, quali un ulteriore rimborso dei prestiti in valuta estera e la domanda di finanziamenti a lungo termine, che vengono contratti in genere a scopo di investimento. La prosecuzione della crescita del credito nonostante i livelli di indebitamento estremamente elevati dimostra che in Cina non è in atto una stretta creditizia, che provocherebbe enormi problemi di finanziamento nel settore privato. Tuttavia, il calo della produttività e della redditività nel comparto industriale gettano qualche ombra sull’effettivo rendimento atteso dei prestiti di nuova emissione”. In questo contesto, la stabilizzazione della crescita economica ripristinerebbe la fiducia nell’economia cinese, arrestando l’emorragia di capitali. I più recenti indicatori anticipatori mostrano in effetti che la crescita si è in qualche misura stabilizzata, grazie probabilmente alla continua espansione del credito e all’aumento della spesa pubblica. “Queste forme di sostegno sono ben accette nel breve periodo, ma non fanno che rimandare la risoluzione dei problemi strutturali posti dall’eccesso di capacità produttiva e dall’allocazione distorta delle risorse”.

CINQUE INIZIATIVE – Lo stesso governo cinese aveva annunciato a dicembre 2015 una serie di misure atte a fronteggiare i problemi che affliggono l’economia, tra cui l’intenzione di eliminare la capacità produttiva in eccesso, la riduzione delle scorte nel settore immobiliare, la riduzione del debito, l’abbattimento dei costi per le imprese e la destinazione di maggiori risorse a determinati prodotti e servizi. “Queste cinque iniziative affrontano i problemi principali, ma, se efficacemente attuate, provocherebbero verosimilmente un rallentamento della crescita nei prossimi anni”, conclude Longchamp.

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