Novelli (Lemanik): “Usa in affanno per tutto il 2016”

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Chiara Merico di Chiara Merico 11 Maggio 2016 | 08:18
Secondo il gestore del Lemanik global strategy fund, i mercati hanno iniziato a percepire che la Fed non può più sostenere i tassi al rialzo in un contesto internazionale così precario.

CONTESTO DIFFICILE – “Il contesto macroeconomico rimarrà molto difficile per gli Stati Uniti per almeno tutto il 2016: l’eccesso di credito che si è prodotto nell’economia americana nel settore degli high yield dal 2010 ad oggi ha determinato questa situazione di fragilità, mentre le politiche monetarie della Fed hanno galvanizzato la ricerca del rendimento”. E’ questa l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik global strategy fund, nel suo commento macroeconomico mensile. “Dal 2009 i fondi obbligazionari Usa hanno aumentato gli Aum del 375%, canalizzando tutto il denaro raccolto verso la Corporate America e in particolare verso i bonds high yield, sostituendosi al credito bancario tradizionale. In questo modo hanno alimentato un altra bolla di credito nel settore energy che oggi costituisce il 15% dell’intero mercato obbligazionario corporate Usa”.

RISCHIO RECESSIONE – I mercati, invece, hanno iniziato a percepire che la Fed non può più sostenere i tassi al rialzo in un contesto internazionale così precario, rischiando di giungere a una recessione globale “progettata” quasi inconsapevolmente dalle stesse Banche Centrali che volevano la ripresa (Fed e Bce). “Per questo motivo l’oro è tornato a brillare e credo avrà spazio per salire ancora. Le posizioni long del fondo accumulate nella seconda metà del 2015 hanno solo ora iniziato a produrre contributi positivi alle performances del Global Strategy Fund. Quanto alle posizioni sul settore Gold Mining (sia Credito che Equity) sono all’inizio di un bull market nonostante il significativo upside accumulato finora (+90%). Sono possibili ovviamente correzioni tecniche ma il trend è nella sua fase iniziale”. Le posizioni short in dollari sono attualmente al 15%: ormai è evidente l’incapacità della Bce di frenare tale dinamica anche con ulteriori promesse di stimolo che si dimostrano credibili solo per i “teorici” dell’economia ma evidentemente inefficaci sull’economia reale.

LE PROSPETTIVE – “Mi aspetto che il cross euro/dollaro toccherà 1,20/1,25 nei prossimi mesi, con ulteriori implicazioni negative per le borse europee e Nikkei. Coloro che sostengono la condivisibile view che il dollaro ha spazio per rafforzarsi ancora a causa dei rischi connessi all’area euro devono anche considerare che in tale scenario la situazione macro potrebbe solo peggiorare. Un dollaro ancora più forte non farebbe che esacerbare i problemi di debito in Asia e una nuova crisi nell’Eurozona non sarebbe certamente favorevole al meccanismo di ‘risk on’. Quindi chi sovrappesa la moneta americana dovrebbe coerentemente sottopesare su tutto il resto. La view sul dollaro del Lemanik global strategy fund si basa attualmente solo sui fattori in gioco che si riferiscono all’economia degli Stati Uniti e ai meccanismi di credito in Asia. Potremmo rivedere la strategia valutaria del fondo solo in caso di eventi ‘esterni’, senza modificarla più di tanto rispetto alle altre asset class”. Infine, aggiunge Novelli, “se è vero che il rallentamento dell’economia americana non è transitorio perché i fenomeni che lo stanno producendo sono di natura strutturale, si pone il problema delle aspettative sulla ripresa dei profitti attesi nei prossimi trimestri per la Corporate USA che potrebbero generare pesanti delusioni. Il fondo pertanto rimane short su S&P 500 ed Eurostoxx mentre ha iniziato a ridurre le posizioni long su EM Equity per aumentare la net short exposure al 20%. Se l’economia USA confermerà l’attuale fase di stagnazione anche nei prossimi trimestri, le valutazioni attuali si rivelerebbero insostenibili. Mi aspetto dunque che l’indice S&P 500 possa scendere a 1750/1800 entro i prossimi mesi senza che necessariamente ci possa essere un rischio di recessione nell’economia ma semplicemente un repricing di aspettative sui profitti non realizzabili in questo contesto economico generale. La Fed si farebbe a quel punto nuovamente espansiva per sostenere le variabili finanziarie ma sarebbe comunque costretta ad abbandonare la politica del dollaro forte e l’oro avrebbe ulteriori spinte al rialzo”.

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