Neuberger Berman: i titoli europei possono essere una buona fonte di valore

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Secondo Erik Knutzen è facile concentrarsi sui titoli da prima pagina e immaginare l’Europa in una crisi permanente, ma scavando un po’ più a fondo potremo trovare aspetti positivi.

Chiara Merico di Chiara Merico17 maggio 2016 | 12:36

I FONDAMENTALI NON SONO ANCORA CHIARI – “La maggior parte degli investitori ha osservato un miglioramento del sentiment ad aprile nei confronti dell’azionario, dell’obbligazionario ad alto rendimento, dei mercati emergenti e delle commodity. Ma cosa è successo alle performance degli asset europei?” è la domanda che si pone Erik Knutzen, chief investment officer multi-asset class di Neuberger Berman. “Ci troviamo in difficoltà nel prendere esposizione in modo davvero convinto finché i fondamentali non saranno chiari. Nessuna area geografica può dirsi leader dell’economia globale. Il rialzo del dollaro ha reso la vita difficile alle aziende statunitensi, anche se i dati macro si sono rafforzati. Ora che i dati recenti appaiono indeboliti può essere il momento di guardare all’Europa più da vicino”.

NON C’E’ UNA CRISI PERMANENTE – “Parleremo delle performance tra un attimo. Per il momento esaminiamo quanto è facile concentrarsi sui titoli da prima pagina e immaginare l’Europa in una crisi permanente, percorsa dal rischio geopolitico. Scavando un po’ più a fondo potremo trovare aspetti positivi tra le sue varie economie e anche un posizionamento favorevole sulle aziende. Ad esempio, nella scorsa settimana ci sono state notizie positive riguardo alla Grecia. Il suo parlamento ha approvato delle riforme senza melodrammi, dando il via ad una revisione del bailout che dovrebbe mettere in circolazione fondi e aprire le discussioni sullo sgravio del debito”, aggiunge Knutzen. “Una settimana prima, la crescita del Pil dell’eurozona ha sorpreso al rialzo, proprio mentre gli Usa annunciavano la più bassa crescita trimestrale degli ultimi due anni. Venerdì scorso la Germania ci ha mostrato un Pil solido. I dati manifatturieri provenienti dall’Europa sono stati contrastanti, così come per gli Usa, ma è incoraggiante vedere l’Italia e la Spagna superare le attese. Il problema della disoccupazione in Europa rimane grave ma le rivendicazioni dei senza lavoro, i tassi di partecipazione alla forza lavoro e i dati sugli stipendi del settore non agricolo ci ricordano che non è tutto rose e fiori nemmeno negli States”.

TUTTO E’ RELATIVO – “Certo, tutto è relativo. La crescita dell’Europa nel primo trimestre è dello 0,5%, esattamente come negli Stati Uniti. Manca ancora la volontà di ristrutturare il debito greco. La produzione industriale in Germania, Francia e Regno Unito si sta indebolendo. L’inflazione è inesistente. Ma le opportunità in Europa non riguardano i dati macro. Sono piuttosto una serie di fattori che, messi in fila, sostengono l’idea di investimento nel settore corporate europeo. Le aziende europee tendono a beneficiare di prezzi del petrolio più bassi. In secondo luogo sono più esposte ai mercati emergenti, in cui il sentiment potrebbe migliorare. Infine, la quantità di moneta in circolazione nell’eurozona sta crescendo in modo consistente e quest’anno c’è stato un’ulteriore stimolo da parte della Bce. L’azione di stimolo include l’impegno all’acquisto di obbligazioni aziendali, cosa che sta creando un’ondata di nuove emissioni in euro: circa 19 miliardi di euro sono arrivati al mercato soltanto nella giornata di mercoledì scorso. Questa leva potrebbe creare problemi nel lungo periodo ma nel frattempo lancia il messaggio di un’abbondante liquidità e mostra la possibilità di investimenti redditizi. Questo è incoraggiante, visto che le aziende europee hanno molto più margine di miglioramento degli utili delle corrispettive americane. I profitti societari sono allo stesso livello del 2010 e non sono mai tornati su quelli precedenti la crisi. Al contrario, i profitti americani hanno segnato un picco nel 2014 e da allora sono in calo”, aggiunge Knutzen.

FONTE DI VALORE NEL LUNGO TERMINE – Per il gestore “l’inversione di tendenza non è ancora in corso. A stagione delle trimestrali quasi finita, gli utili per azione delle società dell’S&P 500 sono in calo di poco più del 5% anno su anno; in Europa, gli utili per azione delle società dello Stoxx 600 sono in calo del 21% e le attese per la crescita degli utili a fine anno sono a favore di un indebolimento. Ciononostante i miei colleghi che si occupano di azionario stanno guardando fuori dagli Usa, e per una buona ragione. Diamo un’occhiata alle performance. Da inizio anno i mercati che hanno avuto le performance peggiori includono lo Stoxx 600, le banche europee ed i listini italiano e tedesco (insieme alla Cina ed al Giappone). Ma è andata diversamente ad aprile, quando la Spagna era in positivo del 4%, l’Italia del 3% e l’S&P 500 era piatto. Per gli investitori in dollari americani i risultati sono stati perfino migliori: da inizio anno l’azionario spagnolo ha chiuso aprile in territorio positivo contro il biglietto verde. In un mondo in cui le vere opportunità scarseggiano, i titoli europei potrebbero essere una buona fonte di valore nel lungo termine ed i mercati potrebbero ora riconoscere in parte questo valore”, conclude Knutzen.


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