Taylor (Invesco): “La paura genera opportunità”

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Chiara Merico di Chiara Merico 24 Maggio 2016 | 10:16
Per il gestore dell’Invesco Euro Equity Fund prospettive interessanti arrivano dai titoli del settore finanziario, in particolare dalle banche con un modello di business basato sulle commissioni.

RISCHI E OPPORTUNITA’ – La paura è stata e continua ad essere il minimo comun denominatore sui mercati azionari globali ed europei, già a partire dalla seconda metà del 2015, ma il quadro è meno fosco di quello che sembra e le opportunità sono presenti anche in questo contesto. E’ questa la visione di Jeffrey Taylor, gestore dell’Invesco Euro Equity Fund. “Il gap tra le valutazioni dei titoli più cari e quelle dei meno cari è stato raramente così ampio in Europa”, ha spiegato Taylor, incontrando la stampa internazionale nel quartier generale di Invesco Perpetual a Henley on Thames. “Allo stesso tempo, il mercato non è stato mai così felice di pagare di più per la qualità, e questo è comprensibile”, ha aggiunto. Le principali preoccupazioni degli investitori riguardano la crescita europea e globale, i rischi politici, la deflazione e la crescita dei profitti. Ma “la realtà è molto meno peggiore della percezione. Contrariamente a quanto fanno molti altri, noi vediamo significative opportunità nel segmento “value”, e continuiamo a favorire titoli come gli energetici, i finanziari e le telecomunicazioni”.

PREOCCUPAZIONI ECCESSIVE – Secondo Taylor, le preoccupazioni sulla crescita globale sembrano eccessive. Per quanto riguarda gli Usa, ad esempio, ci sono punti di forza e di debolezza ma il contesto resta positivo: lo provano alcuni indicatori come i dati sul mercato del lavoro e i tassi di interesse sui mutui, ai minimi dal 2013. Anche sui mercati emergenti, nonostante permangano problemi strutturali da risolvere nel lungo termine, le politiche a breve termine sembrano portare verso una stabilizzazione. E anche la bistrattata Europa sembra offrire prospettive migliori. “Si crede che in Europa non ci possa essere crescita, ma la realtà è molto diversa”, ha sottolineato il gestore. “Le politiche della Bce si sono rivelate incisive e le performance economiche sono migliori delle attese, mentre vari Paesi stanno mettendo in atto riforme strutturali”. Le condizioni finanziarie sono molto favorevoli, con il prezzo del petrolio a 45 dollari al barile, il cambio euro/dollaro a 1,14 e il QE da 80 miliardi di euro al mese. E i bassi livelli di consumi e investimenti preludono di solito a una potenziale ripresa duratura.

I RISCHI POLITICI – Dal punto di vista politico, anche nel 2016 permangono numerosi rischi, ma lo scenario peggiore non è sempre il più probabile. Ad esempio, in Spagna sono previste nuove elezioni per il 26 giugno, dopo sei mesi di stallo politico, ma lo scenario di un governo guidato da Podemos (il peggiore per i mercati) appare molto improbabile. In Germania la popolarità di Angela Merkel è ancora alta, ma sta diminuendo, e le tensioni all’interno del suo partito sul fronte della gestione del fenomeno migratorio sono evidenti. La Grecia sembra ormai fuori dai radar: anche se un nuovo ritorno in prima pagina non si può escludere, le preoccupazioni per Atene sembrano sempre meno rilevanti per i mercati azionari europei. E anche gli effetti della tanto temuta Brexit sarebbero “molto peggiori in Gran Bretagna, anche se un voto a favore dell’abbandono dell’Ue verrebbe accolto molto male dai mercati su entrambi i lati della Manica”.

BENE LE BANCHE-RETI – Il livello di preoccupazione, secondo Taylor, è quindi esagerato: l’Invesco Euro Equity Fund mantiene una posizione di sovrappeso sui titoli energetici, finanziari, sulle telecomunicazioni, sui Paesi periferici e sulla Finlandia, mentre sottopesa la Germania e settori più difensivi come healthcare, beni di consumo di base e utilities. Tra i titoli finanziari il sovrappeso riguarda sia gli assicurativi che i bancari, che offrono un potenziale interessante. E questo vale in particolare per gli istituti con un modello basato fortemente sulle commissioni, come le banche-reti. “I tassi di interesse a zero non significano zero profitti”, ha spiegato Taylor. “Le banche con un business centrato sulle commissioni sono in grado, ad esempio, di generare profitti interessanti. In Italia guardiamo con favore a realtà come Fineco e Banca Mediolanum”.

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