Ricerca Natixis: investitori italiani confusi, ma pronti a cambiare

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Lo rivela l’Individual Investor Survey 2016 di Natixis Global Asset Management, giunta alla sua settima edizione ed effettuata tra febbraio e marzo 2016.

Chiara Merico di Chiara Merico25 maggio 2016 | 08:43

INVESTITORI CONFUSI – Gli investitori italiani sembrano ancora confusi su investimenti e rischio di portafoglio e non hanno una chiara pianificazione finanziaria, ma qualcosa sta migliorando rispetto allo scorso anno. Lo rivela l’Individual Investor Survey 2016 di Natixis Global Asset Management, giunta alla sua settima edizione ed effettuata tra febbraio e marzo 2016. L’indagine ha coinvolto 7.100 investitori privati in 21 paesi, 400 dei quali in Italia con un patrimonio netto minimo di 170.000 euro.

SERVE MAGGIORE INFORMAZIONE – Come ha sottolineato alcune settimane fa la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), gli investitori italiani dovrebbero essere maggiormente informati sui loro investimenti e le informazioni offerte dovrebbero essere più chiare e più semplici. Questo quadro è confermato dalla ricerca di Natixis Global Asset Management che mostra come gli investitori italiani desiderano essere più coinvolti nelle decisioni di investimento, vogliono capire meglio le varie soluzioni disponibili e, per questa ragione, sono alla ricerca di un nuovo modo di relazionarsi con i propri consulenti. “Gli investitori italiani sembrano non avere una percezione chiara e un fondamento solido per la scelta degli investimenti, alcuni hanno aspettative irrealistiche e molti non hanno un piano finanziario in essere”, afferma Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “In altre parole, obiettivi e desideri non sembrano coincidere con le decisioni di investimento. Ma ora gli investitori sono più consapevoli dei loro obiettivi di lungo periodo e sono pronti ad attivarsi per raggiungere la loro sicurezza finanziaria post-pensionamento. Il loro successo passa da una migliore comprensione degli investimenti e da una nuova relazione con i consulenti”.

ASPETTATIVE IRREALISTICHE – Gli investitori appaiono in conflitto tra ciò che desiderano e ciò che realmente riescono a tollerare. Hanno, infatti, alte aspettative di rendimento, ma una bassa propensione al rischio. In Italia gli investitori dichiarano di aver bisogno di rendimenti medi del 9,9% all’anno, un aumento rispetto allo scorso anno quando il rendimento medio richiesto dagli italiani era del 9,1%. Questa alta e irrealistica aspettativa di performance è in netto contrasto con l’atteggiamento degli investitori e la loro nota avversione al rischio. I dati della ricerca confermano questo quadro: il 77% degli italiani intervistati si dichiara prudente, l’82% se costretto a scegliere preferirebbe la sicurezza rispetto alla performance e per il 67% la protezione del capitale è più importante della crescita del patrimonio. Alcuni investitori sembrano non bene informati, inoltre, sulle varie soluzioni di investimento. I fondi indicizzati e gli ETF continuano a essere apprezzati dagli investitori italiani che li ritengono più convenienti (62%) e utili a minimizzare le perdite (67%). “Vediamo che molti investitori fanno un eccessivo affidamento sugli investimenti passivi attribuendogli erroneamente dei benefici che in realtà non hanno, in particolare quando si tratta di aumentare la diversificazione e minimizzare le perdite. Questo atteggiamento può far perdere l’opportunità di costruire portafogli che possano affrontare meglio mercati volatili” aggiunge Bottillo. “E’ fondamentale capire tutti i rischi di un portafoglio, poiché difronte agli alti e bassi dei mercati, si ottengono poi i rendimenti che il mercato offre – sia buoni, sia cattivi”.

LA PENSIONE, UNA PRIORITA’ – Gli italiani sono consapevoli di questo scenario con il 69% che considera la pensione la vera priorità finanziaria. Ma i risparmiatori italiani non sembrano felici di questa situazione, come dimostrano i dati con il 30% che si dichiara arrabbiato, il 24% rassegnato e il 14% non preparato. Un quadro molto diverso rispetto a quanto emerso a livello globale dove ben il 16% appare ottimista e il 14% si sente addirittura gratificato. “La scarsa propensione al rischio, unita alla mancanza di pianificazione finanziaria e a errate convinzioni sui prodotti di investimento, può rendere gli investitori vulnerabili nel prossimo futuro” – sottolinea Bottillo. “La buona notizia è che gli investitori stanno identificando sempre più gli obiettivi in base a benchmark personali. Gli investitori desiderano così focalizzarsi più sugli obiettivi, anche se ancora non hanno chiari piani finanziari. In tale scenario, i consulenti finanziari possono aiutare i risparmiatori a definire piani più realistici, a evitare scelte emotive e a progettare un chiaro percorso finanziario”. Non solo performance e prodotti. Gli italiani intervistati dichiarano di aver bisogno dai propri consulenti finanziari di soluzioni migliori per gestire i rischi (43%), di supporto nell’identificare obiettivi e nel definire dei piani (32%) e di aiuto per poter prendere delle decisioni di investimento più informate e consapevoli (31%). “Dai propri consulenti gli investitori italiani non vogliono solo performance, ma soprattutto conoscenza” – evidenzia Antonio Bottillo. “Le esigenze dei risparmiatori stanno plasmando una nuova relazione tra consulenti e investitori. Se gli individui stanno identificando sempre più i propri obiettivi in base a dei benchmark personali, i professionisti della consulenza dovrebbero rafforzare il loro rapporto con i clienti, assicurandosi di comprendere effettivamente i loro bisogni reali e obiettivi finanziari e aiutandoli a definire meglio dei piani finanziari per la propria sicurezza finanziaria post-pensionamento”.

NUOVO APPROCCIO – Gli investitori sono aperti e desiderosi di un nuovo approccio agli investimenti che possa adattarsi al nuovo contesto di mercato. Ecco perché il 77% degli investitori italiani (il 67% a livello globale) non ritiene che il tradizionale approccio azioni/obbligazioni sia il modo migliore per ottenere rendimenti e gestire gli investimenti. L’81% degli italiani intervistati (il 77% a livello globale), infatti, è alla ricerca di nuove strategie di portafoglio che li aiutino a gestire meglio il rischio e l’82% (75% a livello globale) desidera metodologie che possano aiutarli a diversificare il loro portafoglio.“I risparmiatori italiani hanno iniziato a capire che le strategie non tradizionali come gli strumenti alternativi (che possono includere hedge fund, private equity, real estate, fondi long short, future o fondi absolute return), le asset class non correlate e gli investimenti socialmente responsabili possono aiutarli a diversificare le fonti di rendimento e a controllare meglio il rischio di portafoglio. Essi chiedono però maggiore consulenza e supporto prima di inserire tali strumenti nei loro portafogli in modo da prendere decisioni di investimento più consapevoli e informate” aggiunge Bottillo. L’80% dei risparmiatori italiani intervistati (il 78% a livello globale) ritiene una priorità investire in società che sono gestite in maniera etica, mentre il 74% (69% è il dato globale) dichiara che investire in società che hanno un impatto positivo a livello sociale è importante. “Ancora una volta, i consulenti finanziari possono avere un ruolo cruciale nel guidare gli investitori verso una migliore pianificazione finanziaria. La relazione tra consulenti e risparmiatori deve concentrarsi su una maggiore comunicazione ed educazione, gli investitori vogliono essere più coinvolti e informati sulle decisioni di investimento. E’ il momento per una nuova relazione che vada oltre le performance e i prodotti, dove le esigenze e gli obiettivi dei clienti siano al centro di una rinnovata conversazione” conclude Antonio Bottillo.


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