Consultinvest: il neoliberismo è in crisi?

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di Chiara Merico 1 Giugno 2016 | 10:42
Politiche di questo tipo hanno ispirato l’azione “educativa” in materia di politica economica che il Fmi ha imposto ai Paesi in difficoltà finanziarie, nota la società.

L’EFFICACIA DEL NEOLIBERISMO – “In un recente studio del Fondo Monetario Internazionale si è analizzata l’efficacia delle politiche economiche neoliberali. Queste non solo hanno ispirato l’azione “educativa” in materia di politica economica che il Fondo ha sempre imposto ai Paesi in difficoltà finanziarie che ne chiedevano l’aiuto, ma anche le stesse politiche economiche adottate dai paesi membri sin dalla fine degli anni ’70″, spiega in una nota Consultinvest, la società guidata da Maurizio Vitolo. “Le politiche economiche neoliberiste sono incentrate su due pilastri: a) l’importanza dell’aperura competitiva dei mercati interni, da realizzare via profonde deregolamentazioni e aperure ai flussi finanziari internazionali; b) il disimpegno dello Stato nell’economia, per mezzo di privatizzazioni e l’imposizione di limiti ai deficit e all’indebitamento del settore pubblico”.

UN TEMA ATTUALE – “Il tema dell’efficacia del neoliberismo è di grandissima attualità e il dibattito che si sta sviluppando intorno alla valenza delle politiche economiche neoliberiste potrebbe avere implicazioni fondamentali per le economie e i mercati nei prossimi anni, così come lo ebbe la sua affermazione a partire dagli anni ‘80. Basti pensare che nell’area euro le politiche neoliberiste sono state poste al centro del Trattato di Maastricht con i limiti a deficit e debito pubblico e all’apertura concorrenziale dei mercati interni, come pure dell’azione della stessa BCE con il suo continuo richiamo alla deregulation del mercato del lavoro e della pubblica amministrazione. Lo studio del FMI ha molta rilevanza poiché sembra accarezzare l’idea che, a fronte di alcuni aspetti indubbiamente positivi delle politiche economiche neoliberiste, come ad esempio lo sviluppo del commercio mondiale e le privatizzazioni, ve ne siano altri negativi, se non addirittura pericolosi, per la sostenibilità della crescita economica di lungo termine”, prosegue la nota.

CRESCENTE DISUGUAGLIANZA – “Gli aspetti negativi sarebbero quelli di aver creato sistemi economici più proni alle crisi finanziarie indotte dall’indiscriminata apertura ai movimenti di capitale internazionali speculativi di breve termine: dal 1980 ci sono state 30 crisi finanziarie originate da flussi finanziari internazionali di tipo speculativo che sono degenerate in crisi economiche.Non solo, e in modo più grave, il neoliberismo avrebbe mancato di produrre validi risultati in termini di tassi di crescita sostenibili a causa di politiche fiscali austere maldestramente controbilanciate da politiche monetarie super espansive”, sottolinea la nota. “Ma la critica della ricerca del FMI non si ferma qui e compie un passo analitico in avanti molto importante per l’attuale contesto storico. Non solo la crescita economica è stata deludente, ma è pure avvenuta al costo di una crescente disuguaglianza economico-reddituale prodotta da un forte aumento nella concentrazione della distribuzione del reddito che è destinata a creare crescenti frizioni sociali e a ridurre la crescita economica di lungo periodo, come recenti studi hanno già confermato. Anche il successo politico anti-élite che stanno avendo le candidature di Trump e di Sanders negli USA è un chiaro riflesso dell’insoddisfazione presente nella classe media americana, che ha vissuto sulla propria pelle la forte disuguaglianza economica prodottasi negli ultimi anni. Quindi il messaggio del Fmi pare molto chiaro: le politiche economiche devono tenere in maggiore considerazione il ruolo redistributivo delle politiche fiscali, anche quando si rende necessario procedere nella direzione di una riduzione degli sbilanci fiscali. Infatti il Fondo non vuole ridurre l’importanza di mantenere sotto controllo le finanze pubbliche in Paesi dove i livelli di debito raggiunti sono troppo alti e devono essere ricondotti su valori più sostenibili attraverso adeguate politiche fiscali di contenimento – pensiamo alla periferia europea – che in casi estremi e ormai compromessi possono anche prevedere la ristrutturazione del debito – come il Fondo vorrebbe che la UE concedesse subito alla Grecia”.

POLITICHE EQUILIBRATE – “Il Fondo ritiene opportuno che i Paesi con capacità e credibilità fiscale elevata – e sono diversi al mondo, basti pensare agli USA, Germania e UK – possono e dovrebbero permettersi il lusso di controbilanciare la carenza di crescita economica attuale con politiche fiscali espansive. Per quelli con minore capacità fiscale – es. Giappone, Francia, Paesi Periferici dell’area euro, e diversi paesi emergenti – la strada invece può essere quella di politiche di contenimento fiscale che però siano anche altamente redistributive. E’ questo un segnale molto autorevole ed importante che arriva proprio nel momento in cui nel mondo il modello di sviluppo trainato dall’espansione monetaria incontra un crescente criticismo per la sua limitata efficacia e dove dovrà fare i conti con le future decisioni restrittive che saranno prese dalla FED. Quello del FMI è un suggerimento al G20 perché imposti la propria azione di politica economica in un’altra direzione, prima che la situazione degeneri e diventi più difficile invertirne la tendenza: già vediamo crescere il malessere sociale sia nei Paesi Sviluppati che in quelli Emergenti. Solo con questo cambio di obiettivi crediamo si possa tornare ad essere molto più ottimisti sulla prospettive di crescita economica globale, che rimane l’unico motore di crescita sostenibile per i mercati”, conclude la nota di Consultinvest.

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