McCaffery (Aberdeen): “Strategie alternative per i fondi pensione”

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di Andrea Telara 20 Giugno 2016 | 10:20
Non solo azioni e bond. Il global head of alternatives della società di gestione evidenzia le opportunità offerte da una maggiore diversificazione del portafoglio dei prodotti della previdenza integrativa.

A CACCIA DI ALTERNATIVE – Immobili, infrastrutture, fondi di private equity ed hedge fund. Ecco alcune forme di investimento alternative che stanno interessando sempre di più i fondi pensione e le casse e gli enti previdenziali, compresi quelli italiani. Ne è convinto Andrew McCaffery (nella foto a destra), global head of Alternatives di Aberdeen Asset Management, casa di gestione internazionale che ha realizzato un’indagine proprio su questi temi, in collaborazione con l’ufficio studi di MondoInstitutional. “I fondi pensione stanno investendo in una gamma sempre più ampia di asset class e di strategie, allo scopo di gestire il rischio e generare rendimenti”, dice McCaffery, che evidenzia come stia diventando sempre più importante, per i prodotti della previdenza integrativa, guardare oltre agli strumenti di investimento e alle tecniche di gestione tradizionali. “Certo”, aggiunge McCaffery, “inserire ne portafoglio di un fondo delle asset class alternative comporta anche dei rischi non trascurabili, in particolare quello di avere strumenti d’invetstimento illiquidi nel proprio portafoglio”. Vendere le quote di un fondo immobiliare o di private equity oppure di un hedge fund, infatti, non è certo facile come negoziare un’azione o un’obbligazione quotate su mercati regolamentati. Tuttavia, visto che i fondi pensione hanno un obiettivo di rendimento nel medio e lungo periodo “un portafoglio sia sprovvisto di queste forme di investimento alternative sembra avere meno chance di ottenere un rendimento superiore ponderato per il rischio”, dice ancora McCaffery.

TRA IMMOBILI ED HEDGE FUND – Il gestore di Aberdeen ricorda alcuni dati statistici significativi rilevati da varie società di ricerca internazionali e che danno man forte alle sue opinioni. A livello globale, l’investimento in prodotti alternativi da parte dei fondi pensione oggi è attorno al 18% e potrebbe arrivare al 35% entro il 2020, mentre 15 anni fa si attestava ad appena il 5%. “In alcune parti del mondo i prodotti classificati come alternativi diventeranno la norma”, dice McCaffery “tanto che la definizione di alternativi non avrà più neppure una ragion d’essere”. Per quanto riguarda il solo mercato italiano, invece, la ricerca realizzata da Aberdeen Asset Management evidenzia come ben il 77% degli enti previdenziali del nostro paese sia interessato agli investimenti alternativi per cercare extra-rendimenti oltre a quelli realizzabili con le azioni e le obbligazioni. Gli  immobili dominano tra gli alternativi presenti nei portafogli degli istituti previdenziali intervistati: il 70% li possiede e il 57,1% ha una quota in questa asset class che supera il 10% del patrimonio complessivo. Seguono a distanza l’investimento del private equity (45%), il private debt (40%), le infrastrutture (35%), gli hedge fund e i fondi Ucits con strategia alternativa o absolute return (30%).

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