Brexit, Schroders: “L’economia britannica rischierà di non riprendersi per lo shock'”

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di Chiara Merico 24 Giugno 2016 | 09:16
Per il gestore Gareth Isaac l’outlook di lungo termine per l’economia del Regno Unito e per i mercati finanziari è potenzialmente peggiore.

ONDA SISMICA – “Il voto del Regno Unito per lasciare l’Unione Europea ha generato un’onda sismica attraverso tutti i mercati finanziari”, sottolinea Gareth Isaac, gestore obbligazionario di Schroders. “Molti operatori sono stati sorpresi dall’esito referendario e sembra avessero assunto in precedenza posizioni non appropriate per una eventuale Brexit. Nell’ultima settimana, gli asset rischiosi hanno registrato un forte rally, sia nel Regno Unito che a livello globale, poiché gli investitori si sono convinti che il fronte del Bremain avrebbe prevalso. Il posizionamento più ottimista, insieme alla scarsa liquidità di mercato, ha amplificato l’impennata di avversione al rischio. I listini azionari in tutto il mondo son scesi bruscamente e stessa sorte è toccata alla sterlina. I beni rifugio – o almeno, quelli aperti agli scambi prima dell’apertura dei mercati inglesi, come per esempio il Treasury americano – hanno mostrato forti rialzi. Per il resto del giorno ci aspettiamo di vedere una estrema volatilità sui mercati di rischio. Ora che il risultato è chiaro, la reazione da parte di Banche centrali e politici sarà chiave per limitare le conseguenze negative”.

L’OUTLOOK DI LUNGO TERMINE E’ PEGGIORE – “Sfortunatamente, sebbene la reazione di breve termine del mercato sia naturalmente negativa, l’outlook di lungo termine per l’economia del Regno Unito e per i mercati finanziari è potenzialmente peggiore. I dettagli della nuova relazione commerciale tra Regno Unito e Unione Europea non saranno finalizzati per ancora molti mesi, potenzialmente per anni. Questo livello di incertezza avrà probabilmente un impatto significativo sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro nell’economia britannica, almeno fintanto che i negoziati saranno in corso. Potremmo vedere aziende manifatturiere basate nel Regno Unito spostare i centri di produzione nell’Europa continentale, a causa delle aspettative su barriere commerciali e tariffarie per i beni prodotti extra-UE. Oltre all’incertezza, restano le problematiche già in essere prima del referendum. L’economia del Regno Unito resta molto sbilanciata, con deficit di bilancio e di parte corrente elevati – i cosiddetti deficit gemelli – e salari e produttività deboli. Il disavanzo pubblico è rimasto testardamente alto rispetto alle attese del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, e dovrà essere affrontato ora che il voto sull’UE è alle spalle. Le prospettive di tasse più elevate e spesa più bassa probabilmente spingeranno i consumatori ad assumere una posizione più cauta. Inoltre, con l’impatto positivo legato agli energetici che si indebolisce e i salari fermi, il timore è che l’economia britannica potrebbe non riprendersi dallo shock per un bel po’”.

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