Brexit, Ethenea: “Bisogna restare calmi e prudenti”

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di Chiara Merico 28 Giugno 2016 | 09:14
Nei prossimi anni l’’incertezza circa l’’esito dei negoziati rimarrà alta, così come probabilmente la volatilità del mercato, spiega Yves Longchamp.

CONSEGUENZE IMPOSSIBILI DA PREVEDERE – “Il Regno Unito ha deciso di lasciare l’’Europa. Il partito della Brexit ha vinto con il 52% delle preferenze. Questo è un giorno storico, le cui conseguenze sul futuro del progetto di costruzione della Comunità Europea e dello stesso Regno Unito (vedi Scozia e Irlanda) sono impossibili da prevedere ad una manciata di ore dalla chiusura delle urne”, spiega Yves Longchamp, head of research di Ethenea Independent Investors (Schweiz) AG. “A livello globale, i prezzi delle valute, delle obbligazioni e delle azioni hanno corretto in modo significativo e le banche centrali sono, ancora una volta, in allerta e pronte ad agire. Il primo ministro britannico Cameron si è dimesso, ma rimarrà in carica ad interim per altri tre mesi. I prossimi passi saranno, quindi, l’’elezione di un nuovo primo ministro al più tardi in Ottobre e successivamente l’’inizio del processo di uscita che darà al Regno Unito circa due anni per negoziare una nuova serie di accordi con i suoi partner, mentre il compito di attivare il meccanismo di recesso volontario (articolo 50) del trattato di Lisbona cadrà sul successore di Cameron”.

INCERTEZZA ALTA – “Di conseguenza il Regno Unito sarà davvero uscito dall‘’Unione Europea probabilmente nel 2019. Fino ad allora, gli accordi in essere continueranno a rimanere validi. Nei prossimi anni l’’incertezza circa l’’esito dei negoziati rimarrà alta, così come probabilmente la volatilità del mercato. Nel nostro ultimo commento di mercato abbiamo scritto che la nostra visione dell’’economia mondiale non era cambiata in modo significativo. ‘Negli Stati Uniti il ciclo economico è entrato in una fase avanzata, il che implica che la crescita è destinata a rallentare gradualmente. I consumi privati, il solo motore della crescita economica degli Stati Uniti, sono esposti ai rischi di un mercato del lavoro che perde vigore. In Europa, dove il ciclo economico è più giovane, la crescita dovrebbe rimanere robusta grazie alla politica monetaria molto accomodante della BCE. Come al solito, i rischi in Europa derivano principalmente dalla sfera politica. Ultimo, ma non meno importante, il rischio proveniente dall’’economia cinese, il più pericoloso per il nostro scenario. Dopo una svolta straordinaria, architettata dal Governo cinese all’inizio di quest’anno attraverso massicce iniezioni di credito nell’’economia, un ingente stimolo fiscale e gli stringenti controlli sui capitali, l’’economia è ora di nuovo ai suoi piedi. Tuttavia, nessuna delle sfide che i cinesi devono affrontare, quali la tendenza al rallentamento della crescita, l’eccesso di capacità produttiva, l’’alta leva finanziaria e il passaggio da una crescita basata sugli investimenti ad una crescita basata sui consumi, sono state affrontate. Come risultato, la Cina rimane un rischio chiave che può ripresentarsi in qualsiasi momento”, conclude Longchamp.

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