La Financière de l’Echiquier: Brexit, le implicazioni economiche saranno limitate

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di Chiara Merico 7 Luglio 2016 | 10:17
Tutte le asset class sono rimbalzate bruscamente dopo il crollo post-referendum, a eccezione della sterlina, nota Marc Craquelin, direttore della gestione della società.

IL RIMBALZO – “A eccezione della sterlina, in continua discesa, tutte le asset class sono rimbalzate bruscamente dopo il crollo post-referendum. La maggior parte ora ritrova o supera il livello pre-Brexit“, spiega Marc Craquelin, direttore della gestione di La Financière de l’Echiquier. “Il rimbalzo dei mercati azionari è più rapido rispetto alle nostre stime, ma non è anomalo. È probabile che parte della sottoperformance osservata dall’inizio dell’anno tra azionario Europa e USA rifletta un posizionamento fondamentalmente cauto degli investitori in vista del referendum”.

IMPLICAZIONI LIMITATE – “La Brexit per ora rimane comunque un’astrazione. Nessuna delle parti sta perseguendo la linea dura. In particolare, i leader britannici favorevoli alla Brexit sono imbarazzati per la loro vittoria. È quindi probabile che, in ultima analisi, la Brexit non causerà grandi cambiamenti e che il Regno Unito si ritrovi con uno status simile a quello della Norvegia”, sottolinea Craquelin. “Del resto, escluso il Regno Unito, le implicazioni economiche della Brexit sembrano essere relativamente limitate. Mario Draghi, ad esempio, ha quantificato l’impatto negativo per l’area dell’euro solo a mezzo punto del PIL nei prossimi tre anni. In questo contesto, è improbabile che gli analisti rivedano al ribasso gli utili per azione. Un altro fattore rassicurante: le banche centrali stanno lavorando per garantire una sufficiente liquidità interbancaria. Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra ha annunciato una riduzione dei tassi di interesse nel corso dell’estate. Davanti al calo dei rendimenti obbligazionari, la Banca Centrale Europea dovrebbe modificare il suo programma di acquisto titoli. Le aspettative sul rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve USA sono stati posticipati al 2017 o addirittura al 2018. A livello globale, la politica monetaria sarà accomodante in modo più duraturo di quanto inizialmente previsto, mentre sul fronte fiscale, i governi hanno trovato dei margini di manovra per sostenere l’economia, quando necessario. Infine, le scadenze referendarie in Italia e le elezioni negli Stati Uniti non sono così imminenti da essere considerate dal mercato”.

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