Anima, dopo la Brexit regna l’incertezza

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Chiara Merico di Chiara Merico 12 Luglio 2016 | 12:16
“La vittoria del fronte del “Leave” nel referendum inglese sulla permanenza nell’UE comporterà mesi di volatilità e incertezza. È uno scenario che suggerisce un approccio tattico e flessibile.”

FASE DI INCERTEZZA – Con la tempesta Brexit, dal 24 giugno, si è aperta una fase di incertezza potenzialmente molto lunga. Il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea ha visto prevalere le posizioni contrarie (ha votato per il “Leave” il 52%), un risultato giunto inaspettato rispetto agli ultimissimi sondaggi, che prevedevano una vittoria di misura della posizione favorevole al rimanere (“Remain”) uno dei 28 Paesi della UE. Secondo una nota di Anima “i mercati finanziari hanno reagito in modo molto brusco, preoccupati dal rischio di una crisi finanziaria e, appunto, dall’incertezza sugli impatti economici della Brexit. La sterlina ha perso molto terreno, in particolare contro il dollaro (arrivando ai minimi degli ultimi 30 anni), così come i mercati azionari europei. A guidare i ribassi sono stati i listini più fragili (Grecia, Italia, Spagna) e a livello settoriale i titoli finanziari. Impatti rilevanti si sono registrati anche nel reddito fisso, con un flight to quality che ha spinto ancora più in basso i rendimenti decennali dei Treasury americani al 1,445% e i Bund tedeschi al -0,127% e spinto di converso verso l’alto lo spread sui titoli governativi della periferia e sui corporate”.

PARZIALE RIMBALZO – “Queste reazioni sono coerenti con quelle ipotizzate da Anima nell’ambito degli stress test effettuati pre-Brexit dal risk management. Ai forti ribassi dei primi giorni post Brexit è seguito un parziale rimbalzo dei listini, anche in attesa delle reazioni dei principali attori europei. È infatti molto importante che da un lato l’UE ed i governi nazionali aderenti mostrino una posizione coesa e che dall’altro le banche centrali siano pronte ad intervenire per normalizzare la situazione, ad esempio attraverso ulteriori iniezioni di liquidità o eventuali acquisti dei titoli di stato sotto pressione. Su questo fronte, le autorità monetarie e governative hanno manifestato la volontà di intervenire per sostenere il sistema bancario e l’UE ha mostrato un’apertura verso il piano precauzionale del governo italiano a sostegno delle banche in caso di crisi di liquidità, con garanzie pubbliche per 150 miliardi di euro. La Brexit costituisce un evento senza precedenti con ricadute su molteplici aspetti, i cui sviluppi quindi sono difficilmente prevedibili. Il risultato del referendum avvia un processo di negoziazione tra Regno Unito ed Unione Europea che potrebbe protrarsi a lungo in modo da definire nel dettaglio il piano e le condizioni per l’uscita; è probabile che si vada anche oltre i due anni previsti, dal momento che il Regno Unito ha in essere moltissimi accordi, senza dimenticare lo spinoso terreno della competizione fiscale”.

CONSEGUENZE INCERTE – “Nel dettaglio, la procedura di abbandono dell’Unione Europea da parte di uno Stato membro è disciplinata dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, la cui applicazione deve essere esplicitamente richiesta dal governo interessato. Fino a quel momento, quindi, il Regno Unito resta a tutti gli effetti Stato membro della UE; l’articolo 50 prevede che entro due anni vengano negoziati i termini dell’uscita (”withdrawal agreement”) fra lo Stato membro, che intende abbandonare, e la stessa UE. Inoltre, va tenuto presente come da un punto di vista legale – ma non politico evidentemente – il referendum del 23 giugno scorso non sia vincolante, in quanto di tipo consultivo: ciò significa che parlamento e governo inglesi, in teoria, potrebbero ignorarne il risultato, facendo marcia indietro e indicendo nuove elezioni politiche. A ciò va aggiunto che nel Regno Unito è probabile che si apra un fronte interno: in Scozia e Irlanda del Nord (dove i voti pro-EU sono stati rispettivamente pari al 62% e 56% del totale) potrebbero ritrovare slancio posizioni anti-UK e pro-Europa. Incerte sono pertanto le conseguenze politiche ma anche economiche: lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato che la Brexit potrebbe costare all’Eurozona fino allo 0,5% di Pil e a livello globale lo 0,2 per cento. Il tutto in uno scenario in cui, in Europa, le aspettative di inflazione sottolineano come il suo recupero sia ancora ad uno stadio iniziale, lontano dal target del 2%, pur sussistendo nel medio termine le condizioni (ovvero politiche monetarie di supporto insieme al rialzo del prezzo del petrolio) per una ripresa dell’inflazione. Al referendum britannico sono poi seguite le elezioni politiche in Spagna il cui esito, se non altro, ha smorzato i timori di un rafforzamento della deriva anti-europeista dopo la Brexit. Si è comunque riaperto il cantiere sul futuro politico della UE. Pertanto, nel breve periodo, la view di Anima su azioni e obbligazioni si conferma neutrale, con un approccio tattico e flessibile, considerando lo scenario in continua evoluzione. I fondi flessibili mantengono l’esposizione ai rischi molto bassa impostata nelle settimane antecedenti al Referendum inglese (e che hanno permesso di contenere fortemente la volatilità delle quote dei fondi), mentre i fondi direzionali sono caratterizzati da differenze rispetto ai benchmark attenuate”, conclude la nota.

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