BlackRock: la volatilità aumenta sui mercati mondiali

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Chiara Merico di Chiara Merico 15 Luglio 2016 | 13:00
Secondo il Rapporto Global Investment Outlook di metà 2016, redatto dal BlackRock Investment Institute, la Fed resta in attesa per il rischio di una contrazione della crescita globale.

VOLATILITA’ IN CRESCITA – Una maggiore volatilità incombe sui mercati mondiali, ancora impattati dalle ricadute del voto britannico sull’uscita dall’UE (Brexit) e dalla prospettiva di un’economia USA in ripresa, secondo il rapporto Global Investment Outlook di metà 2016 redatto dal BlackRock Investment Institute. Il rapporto fornisce un aggiornamento sull’outlook di mercato e sulle aspettative per il 2016, un anno finora segnato dall’incertezza geopolitica. “Il rischio di contrazione della crescita globale mette la Federal Reserve USA in una posizione d’attesa, e si rafforza pertanto la nostra aspettativa circa una proroga sul rialzo dei tassi d’interesse mondiali che rimangono molto bassi”, ha affermato Richard Turnill, BlackRock global chief investment strategist. “Una potenziale sorpresa potrebbe essere data dall’incremento delle attività rischiose, a seguito del riposizionamento dei portafogli degli investitori dalla liquidità a basso rendimento verso investimenti a rendimenti più alti”.

ASPETTATIVE RIDIMENSIONATE – L’economia mondiale “arranca”, con gli USA in posizione attendista e la stabilizzazione della crescita cinese, delle materie prime e delle valute emergenti, in base a quanto riporta il BII. Il BII ha ridimensionato le sue aspettative sulla crescita mondiale e, in particolare, vede un rischio di recessione per la Gran Bretagna e prevede delle revisioni al ribasso per le prospettive di crescita dell’eurozona, già deboli a causa del peso dell’incertezza legata alla Brexit. L’inflazione è pronta a ripartire a livello mondiale dagli attuali minimi, se i prezzi del petrolio si stabilizzano sulle quotazioni attuali. Il BII vede gli USA in prima linea in caso di tendenza inflazionistica, spinti dall’aumento dei prezzi nel settore dei servizi e da un moderato aumento dei salari. I segnali di ripresa dell’inflazione USA potrebbero alimentare il sentiment al rischio, anche con rischi reali: la maggior parte dei prezzi degli asset potrebbe risentire di un ritardo dell’intervento della Fed rispetto alla curva dell’inflazione.

LE RELAZIONI TRA ASSET CLASS SUL PUNTO DI ROTTURA – La volatilità è esplosa quando la Gran Bretagna ha votato per l’uscita dall’UE, con l’indice VIX sulla volatilità dei mercati azionari USA che ha quasi raggiunto i livelli massimi del 2016. Al contempo, le relazioni stabilite tra le diverse classi d’attivo sembrano sul punto di rottura, con implicazioni per le coperture dei portafogli. “Le scommesse sulla crescita futura dei vincitori di ieri (o sul declino dei perdenti) – il momentum trade – hanno dato nuova vitalità in un contesto di crescita bassa e politiche monetarie espansive”, ha affermato Turnill. “Per noi la volatilità sta spingendo nuovi flussi d’investimento verso i nostri attivi preferiti: high-grade credit, quality equities e dividend growers”. L’impatto della divergenza della politica monetaria sui prezzi degli attivi sembra essere in calo, e i paesi dispongono ancora di un numero limitato di munizioni nei loro arsenali monetari, riporta il BII. “Gli stimoli fiscali e le riforme strutturali devono sostituire le politiche monetarie per favorire la crescita, a nostro avviso, anche se il mancato coordinamento delle politiche complica le cose” afferma il BII. “Per esempio, nell’eurozona, la Germania non vuole alimentare la spesa e pensa che negli altri paesi manchi la volontà per affrontare le riforme”.

PIU’ DIFFICILE LA CACCIA AL RENDIMENTO – La caccia al rendimento diviene sempre più difficile per gli investitori. “Le obbligazioni con rendimenti superiori al 3% si stanno “estinguendo”, afferma il BII, in un contesto di crescita mondiale lenta, di politiche che portano a tassi d’interesse negativi, di quantitative easing, di fuga verso asset di qualità e di rischio globale in aumento che spinge i rendimenti ancora più al ribasso. “Gli investitori che vogliono rendimenti più alti devono assumere maggiori rischi – aumentando la leva o riposizionandosi su classi d’attivi più rischiose, il che, a sua volta, spinge al rialzo le valutazioni degli attivi rischiosi”, ha affermato Turnill. “I rendimenti di mercato futuri saranno probabilmente inferiori a quelli del passato recente. Ciò richiede un approccio all’investimento più attivo”. Il BII prevede una prospettiva di crescita per la maggior parte dei titoli obbligazionari, dati i rischi geopolitici in aumento e le politiche monetarie accomodanti in un mondo caratterizzato da bassa crescita. Ha senso detenere obbligazioni governative di qualità come gli US Treasuries per favorire una copertura del portafoglio e ridurre gli episodi di “avversione al rischio” – e per gli investitori che vogliono far fronte alle loro passività. I titoli di stato con rendimento negativo, come le obbligazioni governative tedesche, tuttavia rimangono a prezzi elevati. Dal punto di vista creditizio, il BII ritiene che il debito corporate investment grade sia interessante in un contesto di scarsità di rendimento. Gli alti differenziali di tasso USA potrebbero salire ancora se aumentassero i premi al rischio e di liquidità con l’incertezza economica del post-Brexit, ma un’eventuale ondata di vendite potrebbe creare delle opportunità d’acquisto. L’acquisto di obbligazioni corporate da parte della BCE sta sostenendo il mercato creditizio europeo, secondo il BII. “Ci attendiamo quest’anno che la BCE compri 4-5 miliardi Euro di debito corporate al mese nel mercato primario, all’incirca il 15% delle emissioni mensili stimate, e un altro miliardo al mese sui mercati secondari” afferma il BII. “Ciò offre un sostegno particolare al debito investment grade di maggiore qualità che è l’obiettivo degli acquisti della BCE”.

PRUDENZA SULL’AZIONARIO – Il BII è prudente sull’azionario, in particolare quello europeo, a causa dell’avversione al rischio, dell’aumento delle valutazioni e della scarsa crescita degli utili. Gli utili USA sono stabili da un anno ormai, quelli giapponesi sono in calo, mentre quelli dei mercati emergenti mostrano solo timidi segnali di ripresa. L’incertezza sull’evoluzione dei rapporti tra Gran Bretagna e UE potrebbe ulteriormente comprimere gli utili europei. “Che cosa ci renderebbe più ottimisti? “Una ripresa della crescita degli utili, oppure una nuova spinta politica verso l’espansione fiscale e le riforme strutturali” ha risposto Turnill. “Preferiamo azioni di qualità e dividend growers nell’attuale contesto di tassi bassi. Ulteriormente a favore dei dividend growers, secondo noi, queste registreranno sovra performance quando la Fed alla fine alzerà i tassi”.

ENTUSIASMO SUI MERCATI EMERGENTI – Il BII evidenzia un ritorno d’interesse nei confronti degli attivi dei mercati emergenti, grazie alle riforme strutturali in alcuni paesi e alla forte domanda degli investitori che fuggono dai tassi negativi. Il mancato rialzo dei tassi da parte della Fed fa presagire uno sgonfiamento degli attivi dei ME. Inoltre, le difficoltà cicliche che hanno portato a rendimenti bassi per i ME negli ultimi anni si stanno invertendo. In particolare, il BII predilige il debito emergente in valuta forte per generare rendimenti. “I flussi di portafoglio verso attivi dei ME sono ripresi – con un margine di crescita perché la maggior parte degli investitori ha ancora un’esposizione troppo bassa nei confronti di questa classe d’attivi” afferma il BII.

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