Lemanik, nessuna ripresa nel secondo semestre

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Per Maurizio Novelli il ciclo economico europeo ha toccato il punto massimo di espansione nel primo trimestre 2016, rallentando già prima della Brexit, mentre ora diminuirà in modo più marcato.

Chiara Merico di Chiara Merico19 luglio 2016 | 06:48

NESSUNA RIPRESA – “Il ciclo economico europeo ha toccato il punto massimo di espansione nel primo trimestre 2016, rallentando già prima della Brexit, mentre ora diminuirà in modo più marcato. La ripresa economica mondiale attesa nel secondo semestre dell’anno non ci sarà”. E’ questa l’opinione di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund, che si contraddistingue per una performance del 11.92% da inizio anno. “In questo contesto, non si realizzeranno gli attesi profitti sui listini americani, che esprimeranno multipli sempre più insostenibili rispetto a tutti gli altri mercati, come i listini di Europa e Giappone, che hanno già in corso una correzione”, spiega Novelli. “Gli investitori hanno, pertanto, iniziato a valutare l’inefficacia degli interventi delle banche centrali sull’economia reale. In particolare, l’ostinazione della BCE nell’implementare il Quantitative Easing anche sul debito corporate sembra un’ultima mossa: tale intervento poteva essere tenuto a disposizione in caso di eventuali peggioramenti o per eventi negativi futuri. La Bank of Japan, infatti, si è fermata al momento opportuno, non sostenendo a tutti i costi il trend di indebolimento dello yen, quando il mercato stesso non crede in uno yen debole. Resterà in attesa del momento più adatto per agire, quando l’intervento risulterà più efficace. La BCE invece è diventata schiava delle aspettative di breve termine dei mercati, rischiando di perdere la credibilità necessaria”.

COME GESTIRE LA BREXIT – Attualmente, tutte le attenzioni dell’Unione europea e della Gran Bretagna si stanno concentrando su come gestire il problema Brexit, mettendo in secondo piano le strategie di politica economica: le banche centrali, che già oggi invocano interventi strutturali, rimarranno ancora più sole a gestire la situazione. Questa situazione di incertezza potrebbe comportare un indesiderato rafforzamento del dollaro con conseguenti danni alla crescita internazionale: la FED stessa è sempre meno convinta di un rialzo dei tassi. Lo yuan cinese, inoltre, ha iniziato a svalutare ancora accentuando le pressioni deflazionistiche mondiali. Gli investitori non sanno più dove focalizzare i propri investimenti: negli ultimi mesi hanno puntato su oro e titoli di stato Usa con il trading a due/tre giorni padrone del mercato. “In questo scenario di instabilità politica e finanziaria, la Brexit potrebbe innescare un’uscita di capitali dall’area euro verso il dollaro, producendo: il rafforzamento indesiderato della moneta americana con conseguente pressione finanziaria in Cina e Asia, il peggioramento del ciclo del credito internazionale in dollari, la prosecuzione del rallentamento globale iniziato lo scorso anno, confermato dal mancato recupero del manifatturiero USA, dopo la forte contrazione subita negli ultimi 12 mesi, lo stop alle intenzioni della FED di alzare i tassi. “Questo contesto globale continuerà a sostenere le quotazioni dei bonds e la discesa dei tassi sulla parte lunga della curva USA”, conclude Novelli.


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