Comgest: emergenti, troppo presto per il bull market

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I recenti afflussi verso questa asset class lasciano intendere che gli investitori stanno passando dal pessimismo all’ottimismo, sottolinea il gestore Wojciech Stanislawski.

Chiara Merico di Chiara Merico1 settembre 2016 | 07:38

INVESTITORI OTTIMISTI – “A che punto siamo con il ciclo dei mercati emergenti? I recenti afflussi verso questa asset class lasciano intendere che gli investitori stanno passando dal pessimismo all’ottimismo”, sottolinea Wojciech Stanislawski, gestore del Comgest Growth Emerging Markets. “Le economie emergenti hanno vissuto un processo di aggiustamento. Dopo una fase caratterizzata da politiche di protezione della crescita che non hanno però spinto la produttività affidandosi invece ai tassi in calo e all’aumento dei prezzi delle materie prime, gli anni 2013-2015 sono stati particolarmente complicati per i mercati emergenti. Il crollo del prezzo delle commodity, il dollaro forte, la stretta monetaria seguita al taper tantrum e la restrizione fiscale hanno portato a un profondo processo di adeguamento. Il contesto economico, con i conti con l’estero in via di stabilizzazione, l’inflazione sulla strada della normalizzazione e le valute emergenti in fase di apprezzamento, si sta stabilizzando. Inoltre, le principali economie hanno intrapreso un promettente percorso di riforme (è il caso della Cina e dell’India), o stanno per avviarlo (come ad esempio il Brasile). Di conseguenza, le basi della crescita nei mercati emergenti iniziano oggi ad apparire più sane rispetto ad alcuni anni fa, con l’eccezione della fortemente criticata espansione del debito, soprattutto in Cina. Il Paese ha comunque una notevole flessibilità nelle politiche per far fronte a questa problematica e mostra la chiara volontà di farlo, mentre la sua classe media costituisce il motore per il nostro stock picking nel Paese”.

CRESCONO GLI UTILI SOCIETARI – “Anche la crescita degli utili societari e i rendimenti di capitale hanno vissuto una fase di aggiustamento nei mercati emergenti e iniziano nuovamente a tendere verso l’alto. Molte società hanno adattato la loro base di calcolo degli investimenti al contesto caratterizzato dalla crescita lenta o da una vera e propria recessione”, aggiunge Stanislawski. “In questo contesto, e tenendo in considerazione le basse valutazioni, le posizioni sottopeso da parte degli investitori, il sentiment ancora incerto e gli utili depressi, consideriamo i periodi di debolezza nei prezzi dei mercati azionari emergenti come una possibile opportunità per incrementare l’esposizione a questi mercati. Crediamo certamente che l’azionario emergente offra migliori prospettive rispetto ai Paesi sviluppati, i quali generalmente prezzano a livelli alti con una crescita limitata. Non siamo ancora dell’idea che i fondamentali nell’azionario emergente siano migliorati a tal punto da parlare di un nuovo bull market. Perché questo accada, occorrerebbero una riduzione dei livelli di debito e un miglioramento della produttività. In assenza di ciò, il principale argomento per il sovrappeso in questa asset class andrebbe costruito intorno ad un investimento di tipo bottom-up in imprese solide con la resilienza e le strategie adatte a trarre vantaggio da un contesto ancora complesso in alcune zone dei mercati emergenti, come ad esempio il Brasile. Il fondo Comgest Growth Emerging Markets è oggi investito in una quarantina di società, che rappresentano un mix ottimale di crescita visibile, alti rendimenti e debito contenuto, uniti a valutazioni ragionevoli. Un tipo di società di qualità è Kweichow Moutai, leader nella produzione di liquori in Cina. La forza del brand e la qualità dei prodotti sono stati chiaramente evidenti dalla capacità dell’azienda di produrre vendite piatte e utili – prendendo quindi quote di mercato – mentre l’industria globale ha registrato una contrazione a seguito delle misure sull’anticorruzione che hanno colpito la domanda nel biennio 2012-14. Oggi, la crescita è tornata a livelli a doppia cifra, mentre i prezzi dei prodotti di punta si stanno rafforzando. Pensiamo che questo livello di crescita continuerà nel corso dei prossimi 5 anni. L’approccio quality growth ha favorito rendimenti superiori a quelli del mercato e con minore rischio, nel corso di più di 20 anni di track record pubblici. Ciò dovrebbe rassicurare in un contesto che vede i mercati emergenti ancora incerti ma in via di stabilizzazione”.


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