Deutsche Am: dopo la Brexit sui mercati regna l’inquietudine

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di Chiara Merico 12 Settembre 2016 | 12:16
Sebbene per il 2017 non prevediamo un’accelerazione della ripresa economica, ipotizziamo che i rischi politici aumenteranno, spiega il chief investment officer Stefan Kreuzkamp.

MERCATI DISORIENTATI – I mercati sono rimasti disorientati dal voto della maggioranza dei britannici sull’uscita dall’Ue, spiega Stefan Kreuzkamp, chief investment officer di Deutsche AM. Sebbene questo evento sia piuttosto straordinario di per sé, la reazione del mercato potrebbe essere indicativa di un trend futuro più frequente:
1) Un evento politico è sottostimato dal mercato causando gravi turbative.
2) Nonostante gli indici dei mercati azionari si riprendano rapidamente, le reazioni dei prezzi a livello settoriale sono divergenti e persistenti.
3) I mercati obbligazionari reagiscono come al solito: l’insicurezza determina un’aspettativa di politiche monetarie persino più accomodanti.

RISCHI IN AUMENTO -Sebbene per il 2017 non prevediamo un’accelerazione della ripresa economica, ipotizziamo che i rischi politici aumenteranno, influendo potenzialmente sui mercati dei capitali, aggiunge Kreuzkamp. Le banche centrali dovrebbero tuttavia continuare a restare in attesa al fine di prevenire gravi turbative. Questi piani di stimolo a breve termine delle banche centrali presentano tuttavia alcuni inconvenienti. Le distorsioni di prezzo in tutte le asset class sono in aumento; sempre più investitori si avventurano in classi di investimento sempre più rischiose. Uno dei sintomi più caratteristici di questo inconsueto periodo è che tutti i nostri obiettivi di prezzo e idee d’investimento sono direttamente legati alle politiche delle banche centrali. Preferiamo le obbligazioni periferiche europee nonostante i bassi rendimenti poiché la Banca Centrale Europea (BCE) sta acquistando questi titoli. Preferiamo le obbligazioni investment grade europee nonostante i bassi rendimenti poiché la BCE sta acquistando questi titoli. Preferiamo i titoli statunitensi ed europei che distribuiscono dividendi a causa del contesto di bassi tassi d’interesse. Preferiamo i titoli giapponesi poiché l’orientamento della politica monetaria della Bank of Japan è molto accomodante. Preferiamo inoltre obbligazioni high yield, nonostante i loro rischi più elevati, in quanto sono le uniche che pagano una cedola degna di nota. Continuiamo pertanto a fare affidamento sulle banche centrali, sia che esse siano le uniche responsabili dei bassi tassi d’interesse – i rendimenti dei Treasury statunitensi sono in calo da circa trent’anni – sia che entrino in gioco anche timori sulle riforme strutturali nei paesi industrializzati. In entrambi i casi non cambia il fatto che la nostra asset allocation e le opinioni di mercato sono fondate sull’ipotesi che non assisteremo a un ciclo di irrigidimento dei tassi degno di nota, in senso tradizionale. Tutto ciò ha determinato la situazione del tutto paradossale in cui né gli investitori né i debitori possono permettersi tassi d’interesse più alti.

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