Goldman Sachs AM: emergenti, migliora il sentiment

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Chiara Merico di Chiara Merico 20 Settembre 2016 | 07:20
Durante la forte volatilità di mercato di gennaio e febbraio, i titoli azionari di questi paesi hanno sovraperformato quelli dei mercati sviluppati, spiega Prashant Khemka.

SENTIMENT IN MIGLIORAMENTO – Dall’inizio dell’anno nel sentiment verso i mercati emergenti è notevolmente migliorato. Durante la forte volatilità di mercato di gennaio e febbraio, i titoli azionari di questi paesi hanno sovraperformato quelli dei mercati sviluppati, spiega Prashant Khemka, cio Global Emerging Markets Equity di Goldman Sachs Asset Management e lead portfolio manager del GS Emerging Markets Equity Portfolio. Questo trend è durato fino ad oggi e, anche nel post-Brexit, abbiamo assistito a una grande persistenza della propensione all’investimento in quest’area. Il nostro GS Emerging Markets Equity Portfolio negli ultimi tre anni ha generato un extra-rendimento annualizzato di oltre il 6%, al netto delle commissioni, posizionandosi nel primo percentile della propria categoria Morningstar*. Nonostante la volatilità dei mercati emergenti negli ultimi tre anni, siamo stati in grado di generare alpha in maniera costante perché siamo dotati di un team regionale di validi esperti di settore, che utilizza una filosofia di selezione di titoli collaudata nel tempo, supportata da conoscenza locale e che beneficia di un processo decisionale centralizzato. Inoltre, anche se cerchiamo di massimizzare l’alpha da selezione di titoli, conserviamo sempre un approccio bilanciato alla costruzione di portafoglio, che punta ad evitare che l’alpha sia intaccato da fattori di rischio non collegati ai singoli titoli.

ESPOSIZIONE PIU’ RISCHIOSA SUI SINGOLI PAESI – Per quanto riguarda la costruzione del portafoglio, gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato che le esposizioni a livello di singolo paese comportano un rischio non collegato ai singoli titoli maggiore rispetto allo stesso rischio derivante da esposizioni a livello settoriale. Prendiamo per esempio la crisi tra Russia e Ucraina del 2014, o la recente crisi in Turchia. Questi eventi hanno creato un aumento di volatilità nei loro rispettivi Paesi. In Russia, l’avvenimento ha creato un significativo aumento della volatilità, con movimenti intraday nella maggior parte delle azioni russe fino al 20%. In un contesto simile, avere anche un piccolo peso attivo sulla Russia è rapidamente diventato insostenibile. Di conseguenza, solitamente abbiamo una maggiore tolleranza per le deviazioni di settore piuttosto che per quelle a livello di Paese; un operatore al dettaglio russo o un titolo bancario russo che sale o scende del 20% al giorno ha una correlazione molto limitata con un’azienda simile in altri Mercati Emergenti a causa del contesto geopolitico notevolmente differente. Un esempio di titolo “scoperto” dal nostro team è Hanssem, un produttore di arredamenti coreano. Quando abbiamo investito nel titolo nel 2013 era una società small-cap, penalizzata dai timori legati ad uno scenario macro debole a causa del prolungato rallentamento nell’economia di consumo coreana. Tuttavia, era anche uno dei marchi con la migliore reputazione nel settore, con una forte rete distributiva nel Paese e molte delle caratteristiche che ricerchiamo in imprese solide. Attraverso un ulteriore rafforzamento del marchio, un consolidamento del mercato e l’acquisizione di quote di mercato del settore, Hanssem è riuscita a svilupparsi in maniera redditizia anche con un settore e un’economia stagnanti.

LE SFIDE CINESI – Per quanto riguarda la Cina, ci siamo sempre trovati di fronte a delle sfide, dato che le società possedute dallo Stato costituiscono circa i due terzi del mercato. Queste società sono in realtà delle vere e proprie estensioni dello Stato e spesso servono il governo o gli interessi pubblici piuttosto che quelli degli azionisti di minoranza. Questa discordanza d’interessi può compromettere la corporate governance, risultando in un’allocazione errata del capitale e scarsi rendimenti. La sfida in Cina si è intensificata perché abbiamo rilevato una maggior diffusione nel settore privato di questa tipologia di problemi rispetto ad altri mercati. Ci sono società cinesi nel settore privato estremamente ben gestite e con un’ottima corporate governance. Tuttavia, in generale, nel corso degli ultimi tre anni abbiamo imparato dall’esperienza a dedicare maggiore attenzione alle tematiche di corporate governance quando le società mostrano una forte dipendenza dal governo oppure sono troppo focalizzate sulla crescita del fatturato piuttosto che sul rendimento del capitale, conclude Khemka.

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