Ubp: petrolio, nessun congelamento della produzione in vista

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La International Energy Agency (IEA) ha pubblicato il suo ultimo report mensile sul petrolio, che ha confermato che la crescita della domanda globale sta rallentando in maniera più rapida del previsto.

Chiara Merico di Chiara Merico27 settembre 2016 | 09:38

DOMANDA IN CALO – Le incertezze stanno penalizzando la domanda di petrolio e nel terzo trimestre il Brent si è attestato intorno ai 40,5 – 51,3 dollari al barile, fa sapere Erasmo Rodriguez, senior Equity Analyst, Energy and Utilities di Union Bancaire Privée – UBP. Recentemente, la International Energy Agency (IEA) ha pubblicato il suo ultimo report mensile sul petrolio, che ha confermato che la crescita della domanda globale sta rallentando in maniera più rapida del previsto. Contemporaneamente, l’offerta dell’OPEC resta forte e compensa il calo della produzione registrato nei Paesi non facenti parte dell’OPEC. Di conseguenza, lo squilibrio del mercato del greggio ci metterà più tempo a ribilanciarsi rispetto a quanto atteso. Le giacenze di greggio e di carburanti distillati sono storicamente elevate; quelle dei Paesi dell’Ocse sono cresciuti di 32,5 milioni di barili in luglio. Noi manteniamo la nostra previsione a sei mesi sul Brent a 45 – 50 dollari al barile e rimaniamo ancor più positivi sul medio periodo La scorsa settimana, la IEA ha tagliato le sue stime per la crescita della domanda globale nel 2016 da 1,5 a 1,3 milioni di barili al giorno. La richiesta di petrolio è stata guidata dal consumo di benzina – in particolare in Nord America e in Asia – ed è stata penalizzata dall’incertezza del quadro macroeconomico in Europa, Cina e America Latina. Nei Paesi europei appartenenti all’Ocse, oltre a una crescita economica contenuta, l’utilizzo di carburanti alternativi e le politiche di tassazione elevata sul consumo di petrolio stanno facendo pressione sulla domanda di petrolio. La domanda cinese di tutti i prodotti legati al petrolio continua a crescere, ma il consumo di gasolio sta diminuendo per via di una crescita più lenta delle attività edilizie e industriali. In Brasile, a luglio la domanda di gasolio è crollata di oltre il 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e i principali indicatori macroeconomici sono in calo. E’ probabile che l’anno prossimo la domanda di greggio aumenterà di 1,2 milioni di barili al giorno fino a raggiungere 97,3 milioni di barili al giorno.

OFFERTA IN CRESCITA – L’offerta globale è cresciuta di circa 1 milione di barili al giorno a luglio, trascinata dalla normalizzazione della produzione canadese. Ad agosto è calata di solo 0,3 milioni di barili al giorno, ma rimane sostenuta dalla forte produzione dell’Opec. L’offerta non Opec sta riportando un andamento al ribasso dall’agosto del 2015 e dovrebbe diminuire fino a circa 1 milione di barili al giorno nel 2016 rispetto all’anno precedente. Stati Uniti, Cina e Colombia daranno il contributo maggiore. Tuttavia, il fatto che la produzione dell’Opec sia a livelli storici record controbilancia la produzione inferiore dei Paesi non Opec ed evidenzia ulteriormente il disequilibrio fra domanda e offerta. In agosto, la produzione Opec si è avvicinata a 33,7 milioni di barili al giorno, 1,5 milioni di barili in più rispetto allo scorso anno. La produzione di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait ha toccato i massimi storici. Il rischio nel breve termine è quello di vedere la produzione libica o quella nigeriana, attualmente basse, risalire per poi tornare ai soliti livelli. Rimaniamo scettici sulla possibilità che nella riunione Opec-Russia iniziata ieri e che terminerà mercoledì si giunga ad un accordo sul congelamento della produzione, conclude Rodriguez.


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