Capital Group: quale futuro per i mercati emergenti?

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Un fattore cruciale è la Cina, che viene ancora considerata un mercato emergente sulla base di poche motivazioni, salvo il fatto che non tutto il paese è aperto agli investimenti, spiega il gestore Dave Holstein.

Chiara Merico di Chiara Merico11 ottobre 2016 | 12:22

CINA SOTTO I RIFLETTORI – Un fattore cruciale nei prossimi anni sarà il modo di considerare la Cina, che rappresenta al momento una quota sostanziale dell’indice azionario dei mercati emergenti, spiega Dave Holstein, gestore di portafoglio per la strategia Emerging Markets di Capital Group. Le motivazioni per cui la Cina viene ancora considerata un mercato emergente sono davvero poche, salvo il fatto che non tutto il paese è aperto agli investimenti. Lo stesso vale per la Corea del Sud e per Taiwan. Questi paesi possono essere considerati “sviluppati” in termini di prodotto interno lordo, reddito pro capite e miglioramento del tenore di vita. Al progressivo aumentare della loro crescita, si accompagnerà l’evoluzione delle normative di restrizione agli investimenti. Corea del Sud, Taiwan e Cina a un certo punto si affrancheranno dalla sfera dei mercati emergenti, lasciando all’investitore altre regioni del mondo più dinamiche verso cui orientarsi.

FATTORE GLOBALIZZAZIONE – Un fattore che continuerà a influire sui mercati emergenti è la globalizzazione. Internet sta creando un contesto competitivo uniforme. Un tempo, paesi come USA o Europa godevano di un vantaggio competitivo grazie alla disponibilità di informazioni e alla loro diffusione nel tempo. Oggi tutti hanno facile accesso alle informazioni, e questo cambia le carte in tavola. Vi sono altri esempi di come la tecnologia consente il “leapfrogging” e offre alle economie emergenti un potenziale di avanzamento più rapido del previsto. La globalizzazione continua a rendere il mondo più piccolo e consente ai paesi in via di sviluppo di impegnarsi e lavorare più duramente per raggiungere il livello dei paesi sviluppati, generando un sistema dinamico. Sebbene in passato i mercati emergenti fossero considerati una fonte di manodopera a basso costo, oggi le cose sono cambiate. La Cina, ad esempio, sta sviluppando le proprie capacità di R&S e sta cercando di essere innovativa in settori come il farmaceutico, quello dell’esplorazione spaziale e della costruzione di portaerei. Internet, in particolare, è un ambito in cui la Cina potrebbe diventare leader mondiale: al momento il paese effettua infatti un numero maggiore di transazioni online rispetto agli USA, aggiunge Holstein. Se si guarda a 30 anni, è necessario cambiare il modo di pensare al lato dell’offerta dell’equazione. Contano maggiormente il profilo demografico, l’offerta di persone e manodopera e la produttività di persone e capitale. Un cambiamento significativo sarà rappresentato dalle implicazioni a livello di potere geopolitico con l’ampliamento del ruolo della Cina a livello mondiale. L’attuale ordine mondiale in cui gli USA rappresentano il paese più potente cambierà, e sarà una dimensione importante da considerare nei prossimi anni.

IL MONDO SARA’ PIU’ PICCOLO – In una prospettiva trentennale, penso che il mondo diventerà più piccolo e tutti gli aspetti che forse differenziavano storicamente i mercati emergenti diventeranno meno significativi. Il profilo demografico è un fattore chiave per prevedere l’aspetto che potrebbero assumere i mercati emergenti in futuro. I paesi che continueranno a crescere di importanza sono quelli con profili demografici favorevoli, in particolare quelli con una popolazione più giovane e in crescita, come Nigeria e Vietnam. Su tale base, direi che quelli che oggi sono effettivamente dei mercati emergenti sono forse quelli che l’indice MSCI definisce mercati di frontiera. Quando si valutano tali mercati e si pensa alla loro crescita, diventa evidente che rappresentano una sotto-categoria relativamente ristretta dell’universo azionario, e credo che questa situazione rimarrà invariata per i prossimi 30 anni, conclude Holstein.


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