Consultinvest: il ritorno dell’alpha e delle strategie attive

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E’ ormai molto probabile che tre delle quattro principali politiche monetarie dei paesi sviluppati diventeranno progressivamente sempre meno espansive, spiega una nota della società.

Chiara Merico di Chiara Merico26 settembre 2017 | 08:57

SVOLTA IMMINENTE – E’ una svolta che si attendeva da mesi, e oggi appare sempre più imminente. Infatti è ormai molto probabile che tre delle quattro principali politiche monetarie dei paesi sviluppati diventeranno progressivamente sempre meno espansive, spiega una nota di Consultinvest. Dopo anni di ciclopiche e mai testate azioni monetarie espansive la FED per prima, seguita dalla Bank of England e dalla BCE, daranno vita ad una nuova fase monetaria che, con diverse gradazioni e velocità, andrà non solo a ridurre il tasso di creazione monetaria, ma anche il livello di intervento sui mercati obbligazionari e infine il costo del denaro. La sola banca centrale a rimanere ferma sarà quella del Giappone. Si tratterà di un processo lento e graduale: ce lo hanno già assicurato in modo esplicito le stesse banche – poiché si dovrà assicurare la stabilità dei mercati, ovvero quello che nel gergo dei banchieri centrali si chiama un adeguato livello di accomodamento nelle “condizioni finanziarie”. Tuttavia per e nelle aspettative degli operatori già il suo annuncio costituisce un cambio radicale del paradigma monetario in essere dal 2008. Assisteremo quindi a politiche monetarie globalmente più restrittive e che nella loro fase iniziale potrebbero essere asincrone in ragione di inizi differenziati tra le tre aree monetarie in questione.

I RISVOLTI – Questi aspetti crediamo avranno interessanti risvolti per le strategie gestionali e di investimento. E’ possibile che passando da un supporto monetario indiscriminato a un minore interventismo delle banche centrali, aree economiche, stati e società diventino oggetto di maggiore attenzione e scrutinio da parte degli investitori e che si possa assistere quindi ad andamenti dei mercati meno omogenei e a performance più selettive rispetto al recente passato, soprattutto tra titoli all’interno dei mercati. I titoli e strumenti spesso privi di vere e proprie caratteristiche di qualità, che post 2008 hanno potuto vivere e segnare valutazioni prospere grazie al supporto monetario e alla spinta di liquidità che ha fatto lievitare i mercati, avranno vita più difficile. Ci possiamo aspettare che da regimi di volatilità bassissima (storicamente ai nuovi minimi storici ma anche sempre più difficili da comprimere) si passi a regimi più elevati – soprattutto per quella obbligazionaria che ha beneficiato dell’intervento diretto degli acquisti delle banche centrali – e che con essa si riduca ulteriormente il livello di correlazione tra titoli con un aumento della dispersione delle performance tra titoli – anche all’interno di medesimi settori. Così potranno ritornare ad essere premiati i titoli con le caratteristiche migliori e più adeguate ai nuovi contesti economici. Potremmo quindi assistere ad un ritorno di valore offerto da strategie d’investimento meno attente al beta e più attente alla generazione di alpha: ovvero un declino di interesse verso strategie di investimento passive o basate sulla mera allocazione tra asset class (magari legate al controllo della volatilità) a quelle più attive, più concentrate e selettive, decisamente più orientate alla ricerca dei titoli vincenti.

IL PRIMO SEGNALE – Un primo segnale di questa possibile evoluzione lo abbiamo iniziato ad intravedere già negli ultimi mesi. Dopo un 2016 in cui le strategie azionarie “long/short market neutral” (per loro natura selettive e concentrate) hanno fatto grande fatica a centrare i loro obiettivi gestionali e hanno grandemente sofferto il confronto con quelle passive (e la corsa agli ETF), a partire dalla scorsa primavera (ved. Fig 1) la loro performance è andata migliorando in modo sensibile, proprio in concomitanza con la conferma di una prossima svolta nelle politiche monetarie sulle due sponde dell’Atlantico. Infatti sebbene la volatilità implicita sia rimasta ancora sui minimi storici, complici anche valutazioni azionarie e obbligazionarie elevate, gl’investitori attenti hanno iniziato a scontare i futuri assetti monetari e a dare maggiore spazio alla selezione e alla ricerca del cosiddetto “alpha“, negletto negli ultimi anni, facendo scendere ulteriormente i livelli di correlazione tra titoli e mercati. Sappiamo che FED, BoE e BCE presteranno la massima attenzione a non destabilizzare i mercati con le loro decisioni future, ma crediamo anche che l’attenzione degli investitori si concentrerà sempre di più sulla selezione accurata degli investimenti e sul rischio idiosincratico, alla ricerca delle storie più interessanti, senza più voler contare sull’aiuto incondizionato delle banche centrali, conclude la nota.


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