Carmignac, a Roma e Milano è giunta l’ora degli Investment Seminar

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Maria Paulucci di Maria Paulucci 3 Ottobre 2017 | 09:59
Sotto i riflettori i temi caldi del momento, in parte toccati in un articolo a firma di Didier Saint-Georges scritto per il Financial Times.

Tornano gli Investment Seminar di Carmignac, organizzati in tutta Italia per parlare di mercati e di strategie di investimentoDidier SAINT-GEORGES con i professionisti della finanza. Due dei prossimi appuntamenti sono in programma a Roma e a Milano: nella Capitale d’Italia l’incontro si svolge il 3 ottobre a partire dalle 10.30 presso il The Westin Excelsior, in via Vittorio Veneto 125, mentre nella capitale finanziaria l’evento si tiene mercoledì 4 ottobre dalle 10.30 a Palazzo Parigi, in corso di Porta Nuova 1.

Sotto i riflettori i temi più caldi del momento, in parte toccati in un recente articolo a firma di Didier Saint-Georges (nella foto), scritto per il Financial Times e pubblicato il 20 settembre (prima delle elezioni in Germania e del referendum catalano, n.d.r.), che faceva il punto sul mercato valutario. Le ambizioni del presidente Usa Donald Trump, scriveva il manager, “non sono riuscite ad avere la meglio sulla realtà, caratterizzata da vincoli di bilancio e divisioni politiche. Oltre a ritirarsi dal Trattato Transpacifico, l’amministrazione statunitense non è stata nemmeno in grado di iniziare a rendere concrete le minacce di attuazione di politiche maggiormente protezionistiche, mentre il disavanzo commerciale degli Stati Uniti ha continuato ad avanzare. Il governo Trump ha dimostrato di essere più un cane che abbaia, ma che non morde”.

Come prevedibile, “il calo di prestigio del modello politico statunitense sta favorendo anche la Cina. Il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato Transpacifico può essere considerato come il via libera simbolico alle aspirazioni della Cina a livello globale e di singole aree geografiche. Anche in questo caso, dal momento che gli Stati Uniti stanno apparentemente voltando le spalle, i paesi asiatici prenderanno indubbiamente in considerazione l’offerta della Cina volta a rafforzare le relazioni. La Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, il progetto ‘La Nuova Via della Seta’ e l’obiettivo di attribuire al renminbi lo status di valuta di riserva, sono tutti sostenuti dall’atteggiamento degli Stati Uniti“.

L’attacco allo status geopolitico del dollaro rappresenta un vantaggio per l’euro ma anche per l’oro, la valuta di riserva estrema, aggiungeva il manager, “la cui quotazione sta crescendo vertiginosamente rispetto al trend in calo iniziato dopo il picco registrato nel 2011. Per concludere, a parte i fattori tecnici, l’apprezzamento dell’euro è il riflesso sia dell’indebolimento della valuta statunitense che delle nuove aspettative per un’Europa che riesca in modo convincente a registrare una svolta dopo sei anni di minacce alla sua stessa sopravvivenza. Nulla è definitivo: gli Stati Uniti potrebbero improvvisamente registrare un’inversione di rotta in termini di view, mentre la sfida di riunire l’Europa potrebbe rivelarsi superiore alla portata dell’impegno rinnovato di Francia e Germania. Tuttavia l’opportunità esiste per essere colta. Il valore dell’opzione dell’euro è elevato”.

 

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