Bnp Paribas Am: passo falso della Bank of England e ostacoli in vista per la riforma fiscale Usa

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I mercati azionari internazionali sono rimasti agganciati al trend rialzista, issandosi ai massimi storici.

Chiara Merico di Chiara Merico9 novembre 2017 | 09:14

POCHE SORPRESE – La prima settimana di novembre non ha offerto molte sorprese. I mercati azionari internazionali, infatti, sono rimasti agganciati al trend rialzista, issandosi ai massimi storici, spiega Colin Harte, head of research, active asset allocation, multi asset solutions di Bnp Paribas Am. In particolare, le azioni Apple sono andate bene grazie al lancio del nuovo modello di smart phone dell’azienda e hanno trainato l’indice S&P 500, mentre la solidità degli utili societari ha rafforzato la dinamica positiva sui listini di Europa e Giappone. Nel comparto delle materie prime, i prezzi del greggio hanno continuato a salire. Tale andamento è stato alimentato dalle notizie in arrivo dall’Arabia Saudita, dove il principe ereditario ha ordinato una serie di arresti nel ambito di una retata anti-corruzione. Questa decisione ha consolidato il potere del principe ma, secondo alcuni analisti, ha rischiato anche di innescare una fase di instabilità politica nel paese, che è il principale produttore dell’Opec. Intanto, la quotazione del barile di Brent, a inizio settimana, ha superato i 60 dollari. Gli indici che misurano la volatilità sui mercati sono rimasti su livelli bassi malgrado diversi eventi che avrebbero potuto innescare turbolenze: negli Stati Uniti il Partito Repubblicano ha depositato alla Camera dei Rappresentanti il disegno di legge per la riforma del sistema fiscale e il presidente Trump ha scelto il prossimo governatore della Federal Reserve, la Bank of England ha innalzato i tassi di interesse per la prima volta negli ultimi dieci anni e, infine, le tensioni legate al tentativo di secessione della Catalogna, dopo che la giustizia spagnola ha emesso un mandato d’arresto europeo per il presidente della regione, Carles Puigdemont, fuggito in Belgio.

GRAN BRETAGNA: PRIMO RIALZO DEI TASSI NELL’ULTIMO DECENNIO – La decisione della Bank of England di innalzare i tassi di interesse non ha sorpreso i mercati, tuttavia i toni prudenti impiegati dalla banca centrale e il voto contrario di due dei cinque membri del Monetary Policy Committee hanno suscitato i dubbi di numerosi operatori di mercato, sottolinea Harte. Infatti, i toni restrittivi utilizzati in precedenza avevano indotto molti investitori a scontare nelle quotazioni non solo un incremento dei tassi ma anche l’avvio di un ciclo completo di inasprimento da completare nel corso nel 2018. Di conseguenza, la reazione dei mercati è stata l’opposto rispetto quanto accade di solito in occasione di un rialzo dei tassi: i titoli di Stato si sono apprezzati e la sterlina ha perso valore. Tuttavia, come osservano i nostri esperti, la banca centrale britannica ha comunque ottenuto un inasprimento delle condizioni finanziarie rispetto ai livelli di agosto.
BANK OF ENGLAND: DUBBI SULLE MOTIVAZIONI DEL RIALZO – Malgrado l’accelerazione dei prezzi al consumo nel Regno Unito, riteniamo ancora che il tasso d’inflazione attuale non sia attendibile, nota Harte. Infatti, a nostro avviso, l’attuale rialzo dei prezzi deriva in primo luogo dalla debolezza della sterlina che ha fatto salire i prezzi all’importazione. Questo effetto non dovrebbe rivelarsi duraturo, mentre il dato importante è l’inflazione generata da fattori interni, che è rimasta debole. Se si considera il costo del lavoro per unità prodotta come indicatore dell’inflazione riconducibile a fattori interni, le pressioni sono abbastanza modeste. Come hanno rimarcato i due membri del Policy Monetary Committee che si sono espressi a sfavore dell’inasprimento dei tassi: “L’esperienza recente ha suggerito che la crescita salariale potrebbe continuare a essere meno reattiva al calo della disoccupazione rispetto al passato”. Inoltre, le incertezze legate alla Brexit favoriranno un cauto inasprimento delle condizioni finanziarie. Nel complesso, riteniamo che la prospettiva di un vero e proprio ciclo di inasprimento da parte della Bank of England sia diventata meno credibile, e gli operatori di mercato stanno iniziando a scontare nelle quotazioni quello che sembra un rialzo una tantum.
USA: PROSPETTIVE PIÙ CHIARE PER LA RIFORMA FISCALE…– I Repubblicani hanno depositato alla Camera dei Rappresentanti il disegno di legge della riforma del sistema fiscale statunitense – destinata a stimolare l’economia attraverso una serie di sgravi semplificando al contempo le normative – e questa settimana ne presenteranno una nuova versione al Senato, fa sapere Harte. In linea con le attese, non mancano punti controversi che saranno al centro di un aspro dibattito. Infatti, varie misure, come l’abrogazione delle detrazioni fiscali a livello federale e locale oppure la riduzione della deducibilità degli interessi passivi sui mutui ipotecari per l’acquisto di case di nuova costruzione, richiederanno grandi capacità negoziali per essere approvate anche nell’ambito stesso del Partito Repubblicano.
…MA SI RAFFORZA L’OPPOSIZIONE – Le lobby imprenditoriali USA – tradizionalmente dalla parte dei Repubblicani – sono contrarie alle misure prospettate dalla riforma fiscale. La National Federation of Independent Business – ovvero la federazione della piccola e media impresa – sostiene che gli sgravi fiscali per le cosiddette pass-through entity (entità fiscalmente trasparenti) non favoriranno le piccole imprese. Le pass-through entity sono una tipologia di struttura societaria che consente ai proprietari di un’attività di applicare ai profitti societari le aliquote dei redditi delle persone fisiche, pertanto gli sgravi fiscali proposti avvantaggerebbero solo coloro che pagano l’aliquota più elevata. Anche altre importanti organizzazioni come la National Association of Homebuilders – che raggruppa le imprese edili – si oppone alla legge poiché questa ridurrebbe gli incentivi all’acquisto e penalizza le imprese costruttrici. A nostro avviso, la versione finale del provvedimento dovrà includere delle misure per coprire la riduzione di entrate dovuta agli sgravi fiscali senza ampliare il deficit. Inoltre, sebbene il Wall Street Journal abbia riferito che la modifica della normativa fiscale sia destinata a essere permanente, noi riteniamo che le misure dovrebbero prevedere una durata decennale per poter essere approvate nell’ambito della procedura di riconciliazione.
SOVRAPPESO IN TITOLI AUSTRALIANI RISPETTO AI TREASURY: LIQUIDATA LA QUOTA RESIDUA -Abbiamo realizzato i profitti maturati sulla quota residua della posizione lunga in titoli di Stato australiani rispetto ai Treasury. Infatti, i rendimenti obbligazionari di Australia e Stati Uniti hanno continuato a convergere, in particolare a causa delle vendite al dettaglio inferiori alle attese registrate in Australia in settembre (risultate invariate rispetto alle previsioni di un rialzo dello 0,4% su base mensile). Questa posizione è stata completamente liquidata, conclude Harte.


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