Columbia Threadneedle: tecnologia, nuovo volto dell’investimento?

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di Maria Paulucci 15 Novembre 2017 | 11:19
William Davies di Columbia Threadneedle Investments analizza la tecnologia come tema di investimento in rapida evoluzione.

William Davies, responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments, ritiene che i mercati azionari globali stiano in una nuova fase del ciclo e analizza la tecnologia come tema di investimento in rapida evoluzione. Lo scrive nel suo commento “Approccio globale 2017: il volto nuovo dell’investimento”. Se un anno e mezzo fa avessimo saputo della Brexit, della vittoria di Trump e dei grattacapi geopolitici provocati dal rapporto tra Usa e Corea del Nord, scrive, difficilmente avremmo previsto un mercato azionario ai livelli attuali. “Eppure questi fattori non hanno destabilizzato la crescita nel 2017, anzi: abbiamo continuato ad assistere al solido avanzamento globale del 3-4% a cui il mondo ci ha abituato dal 2010. La sensazione è quella di essere sul punto di perdere il controllo, ma in realtà non si è ancora verificato niente di simile”.

“Negli ultimi dieci anni, ci sono stati periodi in cui Usa, Europa, Cina e mercati emergenti si sono trovati in difficoltà ma, in generale, il contesto economico è stato favorevole. A mio parere, ciò è dovuto all’assenza di grandi turbolenze sul fronte della crescita nominale, in un panorama di inflazione bassa e di ragionevole controllo dei costi. Gli investitori possono essersi sentiti in affanno, ma in realtà le valutazioni sono cresciute per alcuni anni in maniera incrementale, di pari passo con gli utili societari. Poi è arrivato il 2017. Per la prima volta da parecchi anni, i dati sulla crescita europea di inizio anno non hanno deluso. Al tempo stesso, gli investitori temono meno il renminbi e il grado di svalutazione atteso. Il renminbi ha addirittura guadagnato, mentre la crescita cinese si è mantenuta solida, ma anche più sostenibile; il tutto con un effetto a catena sui mercati emergenti, favoriti in parte da un dollaro leggermente più debole”.

Insomma, nel 2017 il contesto è stato favorevole per i mercati azionari globali, mentre alcuni dei settori tradizionalmente penalizzanti come l’Europa e i mercati emergenti hanno fatto registrare performance particolarmente positive. “A tutto ciò si aggiunge la minaccia non concretizzata di turbolenze geopolitiche. E a inizio anno avevamo detto che la sorpresa poteva essere quella di scongiurare il peggio. Giustamente, a preoccuparci erano in modo particolare le elezioni nei Paesi Bassi e in Francia, oltre che la situazione in Italia, con la possibile ascesa del Movimento 5 Stelle: un partito anti-Ue e anti-establishment sarebbe stato altamente destabilizzante per l’Unione europea e per l’euro. Invece l’economia italiana si è stabilizzata e la situazione economica non è peggiorata, con il comparto bancario italiano ed europeo caratterizzato da solide performance nel corso dell’intero anno. La situazione era molto diversa quattro anni fa, con l’Eurozona in piena crisi e le banche italiane da salvare. Adesso ci troviamo in un’altra fase del ciclo: gli investitori hanno capito che il peggio ha meno probabilità di accadere e le banche europee hanno addirittura sovraperformato l’Europa in generale”.

Quanto alla tecnologia, “le tecnologie dirompenti alterano i modelli di business delle aziende tradizionali in cui investiamo attualmente, tuttavia, per guardare al lato positivo, se riusciamo a identificare le società tecnologiche che possiedono il valore aggiunto per la prossima generazione, è probabile che queste usciranno vincitrici. Uno dei temi principali visti di recente nel settore della tecnologia sono i giganti che si trasformano in imprese dominanti: gli Amazon o gli Alibaba di turno perché dominano l’e-commerce in Occidente e in Cina, oppure i Google e Baidu perché dominano i motori di ricerca. Queste aziende hanno notevole potere perché generano un’incredibile liquidità, che viene reinvestita nelle rispettive società o utilizzata per acquisire nuovi business”.

“Che cosa potrebbe fermarle? Ci sono tre possibilità: la prima è che ‘implodano’ per cattiva gestione, la seconda è che non reggano a normative troppo severe, e la terza è che nuove tecnologie ne usurpino la leadership. L’ultimo punto è spesso respinto da chi sostiene che non esista l’eventualità di uno sfidante sfidato in quanto le grandi aziende tecnologiche detengono tutte le piccole start-up. Tuttavia, qualsiasi nuova tecnologia dirompente potrebbe rivelarsi completamente diversa da quelle concepite sinora. Andando indietro nel tempo, chi avrebbe mai immaginato di trovare Google nella posizione in cui è adesso? Allora non si può escludere che anche gli sfidanti subiscano sfide dirompenti”.

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