Edmond de Rothschild Am: Giappone-Europa, il confronto è più apparente che reale

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Una deflazione latente, la stagnazione economica e la crescita debole, una popolazione che sta invecchiando, alti livelli di debito e tassi di interesse cronicamente bassi hanno suggerito che l’Europa fosse sulla strada del destino giapponese.

Chiara Merico di Chiara Merico22 novembre 2017 | 16:10

IL DECENNIO PERSO – Durante la crisi dell’Eurozona, il Giappone e il suo “decennio perso” hanno portato molti osservatori a fare dei confronti con l’Europa, spiega una nota di Philippe Uzan, chief investment officer di Edmond de Rothschild Asset Management. Una deflazione latente, la stagnazione economica e la crescita debole, una popolazione che sta invecchiando, alti livelli di debito e tassi di interesse cronicamente bassi hanno suggerito che l’Europa fosse sulla strada del destino giapponese, in contrasto con la ripresa americana ed i risultati economici cinesi. Se l’Europa ed il Giappone fossero così simili, gli Europei avrebbero il diritto di chiedere cinque anni dopo la crisi dell’Eurozona per seguire le orme giapponesi. La situazione economica europea generalmente sembra migliore di quella del Giappone. Le due aree hanno molti fattori in comune, ma anche profonde differenze.
IL TREND DEMOGRAFICO – Entrambe le zone stanno assistendo a un invecchiamento della popolazione, tuttavia in Europa a un ritmo minore. La Germania si aspetta di vedere un calo della popolazione del 3% nel 2050, mentre la Francia un aumento del 9%. La rigidità nel mercato del lavoro è maggiore in Giappone dove riforme sulla flessibilità non sono state introdotte. Le società europee stanno crescendo in media più di quelle giapponesi. Il processo di ristrutturazione è stato più agile e il riposizionamento più decisivo. Come risultato, il Pil per ora lavorata in Giappone è di 45 dollari americani, molto meno del 60-70 dollari della Francia, Germania e degli Usa. Preoccupazioni persistenti sul debito governativo sono un altro fattore in comune. Nell’Eurozona il debito rappresenta il 89,2% del Pil aggregato (83,5% nell’UE), ma con dati molto diversi tra Germania (68%) e Portogallo (125%). I governi europei hanno abbandonato l’austerità degli ultimi due anni, ma con un deficit europeo rimasto generalmente al 1,5% nel 2016, si stanno impegnando a pensare una nuova regolamentazione della disciplina di budget. Fortunatamente, il compito sarà semplificato dai ricavi fiscali derivanti dalla ripresa in atto. Il Giappone è la terza economia più grande al mondo e il più grande creditore. Più volte nel passato ha confermato la sua abilità nel riprendersi. In Europa, potrebbe essere affrettato essere molto ottimisti sui problemi, ma nei prossimi mesi potremmo assistere a delle novità. Questo significherà innanzi tutto l’aprirsi di nuovi lunghi processi, ma l’economia europea e gli aspetti strutturali e istituzionali offrono un grande potenziale di ripresa, di sviluppo futuro e di apertura molto distanti da quelli della situazione unica del Giappone.


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