Bnp Paribas Am: le condizioni economiche ideali continuano a sostenere gli attivi rischiosi

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Nella settimana i mercati europei ed emergenti hanno messo a segno performance superiori a quelli degli Stati Uniti.

Chiara Merico di Chiara Merico30 novembre 2017 | 09:10

SETTIMANA FAVOREVOLE – Gli indici azionari hanno registrato una settimana favorevole, con i mercati europei ed emergenti che hanno messo a segno performance superiori a quelli degli Stati Uniti malgrado il vigore persistente del settore informatico nell’ambito dei listini statunitensi, spiega Colin Harte, head of research, active asset allocation, multi asset solutions di Bnp Paribas Am. Gli ultimi dati pubblicati hanno rafforzato l’idea che le condizioni economiche attuali rappresentino una configurazione ideale per i mercati finanziari, dato che la crescita economica – relativamente forte – non sta generando pressioni inflative tali da indurre le banche centrali ad accelerare la normalizzazione delle politiche monetarie. In particolare, i mercati dell’Eurozona hanno beneficiato della forte dinamica di crescita, confermata da notizie economiche favorevoli e indicatori congiunturali particolarmente positivi. Inoltre, anche gli indicatori prospettici basati sulle dichiarazioni dei responsabili degli acquisti (PMI) si sono rivelati sorprendentemente buoni – soprattutto in Francia e in Germania – sebbene si debba ricordare che queste indicazioni ottimistiche rappresentano solo dati raccolti nel corso di inchieste e devono ancora trovare riscontro nell’attività economica reale.

 

REGNO UNITO: PREVISIONI FOSCHE  – Nel corso della settimana, i rendimenti obbligazionari sono rimasti relativamente stabili, sebbene i titoli di Stato del Regno Unito siano finiti sotto pressione dopo la pubblicazione della legge di bilancio, basata su proiezioni decisamente negative, aggiunge Harte. Infatti, l’Office for Budget Responsibility ha corretto al ribasso le previsioni di crescita del PIL nominale, portandole a livelli inferiori all’1,5% annuo per i prossimi tre anni. Qualora questa previsione si rivelasse esatta, essa comporterebbe un proseguimento della lunga fase di debole crescita di redditi e salari medi che ha penalizzato l’economia negli ultimi anni. Il Regno Unito dovrà scegliere, dunque, tra nuovi tagli ai servizi pubblici e un aumento delle tasse. Questa notizia pare confermare la nostra idea che l’inasprimento dei tassi deciso a inizio mese fosse un errore. Tale rialzo potrebbe essere annullato nel corso del 2018.

 

APPIATTIMENTO DELLA CURVA: UN SEGNALE DEL CALO DELLE ATTESE DI INFLAZIONE – I mercati tendono a escludere la possibilità di una drastica inversione di rotta delle politiche delle banche centrali e, a quanto pare, gli investitori continuano a ritenere che gli eventuali cambiamenti saranno graduali. Tuttavia, l’orientamento della Federal Reserve potrebbe divenire più restrittivo man mano che si avvicina l’approvazione della riforma tributaria, con l’introduzione di misure d’incentivo e sgravi fiscali, sostiene Harte. Al momento, le proiezioni della Federal Reserve in materia di tassi d’interesse non sono state scontate nelle probabilità di mercato. Gli economisti della banca centrale prevedono tre rialzi dei tassi a partire dall’anno prossimo – il primo a marzo – mentre le previsioni di mercato sull’obiettivo per il tasso ufficiale sui Federal Fund prevedono un solo rialzo, oltre a quello ampiamente atteso per il mese prossimo. Vi sono state pressioni sui rendimenti a lungo termine, poiché il calo delle attese di inflazione ha contribuito all’appiattimento della curva dei tassi. Tale andamento ha influenzato la curva dei tassi USA in misura maggiore rispetto alla curva della zona euro, poiché da un lato la Federal Reserve ha già avviato il ciclo di rialzo – mentre la BCE ha fatto solo qualche passo graduale verso la contrazione del QE – e dall’altro i rialzi dei tassi USA sono considerati già programmati – mentre gli interventi della BCE paiono una prospettiva più lontana. Per quanto riguarda le prospettive a breve termine, gli ultimi verbali del FOMC hanno mostrato che molti membri del comitato sono preoccupati per la persistente debolezza dell’inflazione negli Stati Uniti. Dopo l’aumento dei tassi atteso in dicembre, prevediamo che non vi saranno ulteriori giri di vite senza chiari segnali di aumento di inflazione, anche nel caso in cui l’occupazione continuasse a mostrarsi vivace.

 

BCE: PROSEGUE LA NORMALIZZAZIONE DELLA POLITICA MONETARIA – Per quanto riguarda le politiche della BCE, i verbali dell’ultima riunione del Consiglio direttivo hanno sottolineato la necessità di comunicare chiaramente ai mercati che il programma di allentamento quantitativo non sarà arrestato in tempi brevi e che l’obiettivo di inflazione rimarrà pari al 2%, commenta Harte. Inoltre, le dichiarazioni rilasciate dal membro del Comitato esecutivo Benoît Cœuré hanno consentito di comprendere meglio l’attuale orientamento del Consiglio. Secondo le sue parole, la prossima novità nelle indicazioni prospettiche della BCE – introdotta probabilmente tra novembre di quest’anno e settembre del 2018 – sarà la rimozione del collegamento tra le prospettive di inflazione e gli acquisti di attivi. Questa mossa indicherebbe la fine del programma di allentamento quantitativo e segnerebbe un nuovo passo verso la normalizzazione delle politiche monetarie, con il ritorno degli interventi sui tassi al centro della strategia della BCE. Inoltre, l’attuale miglioramento della dinamica della crescita nell’area euro potrebbe convincere altri membri del Consiglio direttivo che è possibile continuare il percorso di normalizzazione. A novembre, l’inflazione della zona euro potrebbe riaccelerare grazie all’inversione di tendenza dei fattori erratici che hanno frenato i prezzi al consumo a ottobre. In tal caso, le pressioni sul presidente della BCE Mario Draghi per adottare toni maggiormente restrittivi in occasione delle conferenza stampa successiva alla riunione di dicembre del Consiglio salirebbero. Infine, per quanto riguarda le prospettive di inflazione il summit di questa settimana tra i membri dell’OPEC e gli altri principali paesi produttori di petrolio, finalizzato a ridiscutere gli accordi in vigore attualmente per limitare la produzione, dovrebbe fornire qualche indicazione utile per capire se i prezzi del greggio continueranno a rimanere su livelli elevati. Secondo le attese prevalenti, gli attuali vincoli alla produzione dovrebbero essere prorogati sino alla fine del 2018.

 


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