Bnp Paribas Am: le banche centrali mantengono una linea prudente

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I mercati azionari dovrebbero trarre vantaggio dalla crescita e dai tassi che restano modesti.

Chiara Merico di Chiara Merico15 dicembre 2017 | 08:30

MERCATI, TENDENZA AL RIALZO – Le banche centrali hanno già tenuto o stanno per tenere le ultime riunioni di politica monetaria per l’anno in corso, ma è poco probabile che le loro decisioni possano perturbare la tendenza al rialzo seguita quest’anno dai mercati finanziari, e in particolare dagli indici azionari, spiega Guillermo Felices, head of research and strategy, multi asset Team, MAQS di Bnp Paribas Am. Infatti, visto che un graduale inasprimento monetario nel 2018 è in agenda solo per due delle principali istituzioni monetarie mondiali, non sembra irragionevole prevedere un prolungamento dell’attuale fase positiva. Detto questo, la scorsa settimana i mercati azionari sono rimasti sostanzialmente invariati, in parte poiché gli operatori attendono gli esiti delle ultime riunioni dei vertici delle banche centrali, in parte poiché negli ultimi giorni dell’anno hanno assunto un atteggiamento cauto al fine di consolidare i guadagni registrati – che sono di circa il 19% per l’indice MSCI World, sfiorano il 9% per l’Euro STOXX 50 e il 21% per l’S&P 500 e superano il 21% per l’indice giapponese Nikkei.* Nel corso della settimana, inoltre, anche i mercati obbligazionari hanno mostrato oscillazioni di scarso rilievo.

BANCA DEL GIAPPONE: GLI ACQUISTI DI ETF SOSTENGONO IL MERCATO – Considerando i singoli mercati in ordine inverso – Giappone, Stati Uniti e zona euro – sembra corretto affermare che il Giappone ha tratto vantaggio dalla ripresa ciclica globale, registrando un’espansione del PIL pari al 2,5% nel terzo trimestre, dopo l’1,4% fatto segnare nel secondo trimestre, ovvero l’incremento più elevato negli ultimi dieci anni. Le esportazioni nette hanno fatto segnare un forte balzo in avanti nonostante l’apprezzamento del 3% dello yen, ma affermare che il mercato sia trainato da questi fondamentali è probabilmente esagerato. I dati mostrano che gli acquisti di attivi effettuati dalla Banca del Giappone hanno superato di gran lunga gli investimenti esteri in azioni giapponesi. Tale intervento ha di certo sostenuto il mercato azionario, ma suggerisce anche la debolezza del traino dei fondamentali, per quanto positivi. In altre parole, pare che la banca centrale nipponica stia sostenendo sia il mercato azionario sia l’economia in generale, quest’ultima attraverso una politica monetaria ultra-espansiva che non limita gli acquisti agli Etf e che probabilmente verrà mantenuta nel breve periodo. La posizione della Banca del Giappone dovrebbe contribuire a sostenere lo scenario ideale per l’economia nipponica – caratterizzato da una solida crescita economica e bassa inflazione – analogo a quello di cui beneficiano le altre economie mondiali. 

FEDERAL RESERVE: LA ROTTA NON CAMBIA – Sembra improbabile anche che la Federal Reserve USA* possa sorprendere i mercati quando si riunirà l’organismo responsabile della politica monetaria. Verosimilmente la banca centrale questa settimana innalzerà i tassi di interesse sui Fed Funds dello 0,25%, portandoli quindi in una banda tra lo 0,25% e lo 0,50%, ma questa decisione è ampiamente attesa dai mercati e gli ultimi dati non hanno certo dissuaso la Federal Reserve dall’intervenire. L’ultimo rapporto sul mercato del lavoro ha seguito la falsariga di quelli pubblicati da parecchi mesi a questa parte, rilevando una crescita generalizzata dell’occupazione favorita dal fatto che l’economia statunitense continua a beneficiare del deprezzamento del dollaro e della forte crescita a livello globale. Il rapporto, inoltre, ha ribadito anche che i salari continuano a crescere in misura inferiore alle attese, rimanendo per lo più invariati. Gli economisti continuano a cercare una spiegazione per tali andamenti ma questi dati – in un contesto di inflazione modesta e bassa disoccupazione – rappresentano il motivo per cui probabilmente il FOMC correggerà al ribasso la proiezione relativa al NAIRU (tasso naturale di disoccupazione) indicando che il momento in cui le tensioni sul mercato del lavoro inizieranno a stimolare l’inflazione potrebbe essere più lontano di quanto si pensasse in precedenza. Tuttavia, il FOMC potrebbe ritoccare al rialzo le previsioni di crescita per il 2018 e nel caso vi fosse anche un lieve miglioramento dell’inflazione, ciò potrebbe bastare alla banca centrale per portare a quattro i rialzi dei tassi previsti per l’anno prossimo, rispetto ai tre indicati nelle previsioni di settembre. Anche in tal caso comunque non è detto che delle turbolenze sui mercati siano inevitabili, grazie alle forze compensative del rafforzamento della crescita economica e del miglioramento degli utili societari l’anno prossimo. Inoltre, le borse potrebbero trarre vantaggio anche dalla riforma fiscale che sta facendo passi avanti verso l’approvazione, visto che la Camera dei rappresentanti e il Senato stanno armonizzando le rispettive bozze del progetto di legge, la cui versione finale dovrebbe essere approvata e poi firmata dal presidente entro la fine del 2017 o agli inizi dell’anno prossimo. Il provvedimento definitivo verrà quindi preso in considerazione nelle stime del FOMC relative agli effetti degli incentivi fiscali, il che potrebbe comportare nuovi margini di inasprimento della politica monetaria.

BCE: IN ATTESA DI UN CAMBIAMENTO DI TONO  – Infine, tre le banche centrali più importanti a livello mondiale, la riunione di politica monetaria della BCE sarà tenuta d’occhio più per i toni adoperati nel comunicato del Consiglio direttivo che per eventuali provvedimenti, dato che gli osservatori non prevedono alcun cambiamento delle misure in vigore attualmente. Tenendo conto della buona forma attuale dell’economia dell’eurozona, la Bce potrebbe optare per toni meno espansivi e dare qualche indicazione più chiara sulla fine degli acquisti effettuati nel quadro del programma di allentamento quantitativo destinato a stimolare la crescita e l’inflazione. Alcuni membri del Consiglio direttivo adesso potrebbero ritenere che la buona salute dell’economia stia offrendo dei margini per intervenire, anche se solo verbalmente, e che sia tempo che la Bce interrompa il collegamento tra la necessità del QE e le prospettive di inflazione. Mettendo in primo piano altri fattori, la Bce potrebbe attirare l’attenzione dei mercati su questo cambiamento, in grado di prefigurare una svolta graduale della politica monetaria, sebbene i provvedimenti reali continuino a sembrare una prospettiva lontana.

 NEL RESTO DEL MONDO: PROSPETTIVE DI RIALZO DEI TASSI IN TURCHIA E MESSICO – La banca centrale turca potrebbe innalzare i tassi, sia per difendere la lira sia per contrastare l’aumento dei prezzi al consumo e frenare le aspettative di inflazione che non sono ben ancorate. La banca centrale del Messico dovrebbe inasprire i tassi, anche per consentire al nuovo governatore di consolidare le proprie credenziali in materia di lotta all’inflazione. Queste mosse sarebbero in linea con le tendenze e le attese in materia di controllo dei prezzi al consumo e potrebbero innescare un nuovo ciclo monetario. Invece, a nostro avviso, è possibile che il giro di vite deciso dalla Bank of England sia arrivato troppo presto e che la banca centrale britannica – alla luce delle fosche prospettive di crescita – in caso di una repentina frenata dell’inflazione sia costretta a tornare sui propri passi tagliando nuovamente i tassi.

*dati all’8 dicembre 2017


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