Giangrande (Deutsche Bank): “Come puntare sulla Cina con gli Etf”

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Andrea Telara di Andrea Telara 19 Dicembre 2017 | 10:17
Le chance offerte dai prodotti a gestione passiva per posizionarsi sui listini della Repubblica Popolare

Un profilo sfaccettato, con alcuni settori in crescita e con altri al rallentatore. È il quadro attuale dell’economia cinese, dove i consumi privati e le vendite di auto evidenziano un trend positivo, mentre i prezzi delle abitazioni sono sostanzialmente bloccati dalla politica restrittiva della People’s Bank of China. Quest’ultimo fattore incide negativamente sul settore residenziale e di conseguenza anche su alcuni importanti indicatori che misurano l’andamento dell’economia come il Purchasing Manufacturers Index (Pmi), l’indice dei direttori d’acquisto. Inoltre l’attuale forza dello yuan, se dovesse protrarsi, potrebbe indebolire le esportazioni di Pechino.

Economia tonica – “L’attuale crescita economica annua della Cina è comunque
pari al 6-7% su base annua e resta ancora superiore di due o tre
volte a quella dei maggiori paesi industrializzati occidentali”, ricorda Mauro Giangrande (nella foto), head of passive distribution per l’area del Sud Europa di Deutsche Asset Management.
Pur non viaggiando più a un ritmo di oltre il 10% come 10 anni fa, insomma, il Pil della Repubblica Popolare mantiene ancora un andamento tonico che rappresenta un buon punto di partenza per vedere un trend positivo anche
sui mercati finanziari di quell’area geografica. Con questo scenario
di fondo, secondo Giangrande,
gli Exchange traded fund (Etf) sono strumenti che offrono buone opportunità per partecipare a eventuali rialzi dei listini in futuro. Ciononostante, chi investe negli Etf non sembra aver colto abbastanza in passato le opportunità offerte delle piazze finanziarie della Repubblica Popolare. L’anno scorso per esempio il patrimonio negli Exchange traded fund azionari cinesi quotati in Europa è aumentato solo di 78 milioni di euro, mentre negli ultimi cinque anni gli asset investiti in questi prodotti sono diminuiti di 2,1 miliardi di euro.

Dentro l’indice di Msci -E invece, oggi ci sono buone ragioni per guardare con interesse alle piazze finanziarie della Repubblica Popolare. Nel giugno scorso, il provider di indici statunitense Msci ha infatti di deciso di includere le azioni
cinesi (le A-shares) nel listino rappresentativo dei titoli più importanti dei mercati emergenti (l’Msci Emerging Markets Index). Il che porterà una maggior attenzione e una minor diffidenza degli investitori internazionali verso i titoli della Repubblica Popolare. Inoltre, come già sottolineato, la crescita del Pil resta comunque un traino anche per
il settore finanziario. “Di recente
la maggior parte degli indicatori economici cinesi ha superato chiaramente le aspettative”, dice Giangrande, “tanto che Deutsche Asset Management ha alzato le proprie stime di crescita da 6,5 a 6,7% per il 2017 e da 6,3 a 6,5% per il 2018”.

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