UBP: Giappone, da Abenomics primi effetti positivi

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Alcuni investitori potrebbero non essersi accorti che l’Abenomics, la politica economica basata su tre pilastri e introdotta nel 2012 in Giappone, comincia a generare i primi effetti positivi sull’economia giapponese.

Chiara Merico di Chiara Merico2 gennaio 2018 | 11:35

EFFETTI POSITIVI –  Di fronte al fermento per possibili riforme in Europa, alcuni investitori potrebbero non essersi accorti che l’Abenomics, la politica economica basata su tre pilastri e introdotta nel 2012 in Giappone, comincia a generare i primi effetti positivi sull’economia giapponese, lasciando intravedere un Paese finalmente pronto a rispondere al cambiamento, Norman Villamin, cio Private Banking di Union Bancaire Privée – UBP. Dopo una lunga agonia, l’economia giapponese dovrebbe rianimarsi e mettere a segno una crescita dell’1,7% nel 2017, con il consolidarsi dei benefici rappresentati dalla crescita globale, dalle riforme interne e dagli stimoli. Questo livello di crescita prossimo al 2%, in parte dovuto agli stimoli monetari, riduce l’attrattività della liquidità e incoraggia i nuclei familiari a spendere piuttosto che a risparmiare. Anche le politiche che hanno incoraggiato le donne a entrare nel mondo del lavoro hanno dato frutti significativi, aumentando il reddito a disposizione delle famiglie.

ELEMENTI PROPULSORI – Inoltre, il fatto che il Giappone sia il primo beneficiario della creazione di ricchezza nel continente asiatico con ben 23 milioni di turisti in arrivo dall’Asia rispetto agli appena 6 milioni dell’ultimo decennio, sta diventando un nuovo elemento propulsore della domanda interna. Il forte e sempre più diversificato quadro economico e il risultato delle elezioni generali dello scorso ottobre hanno creato condizioni ideali che dovrebbero consentire al primo ministro Abe di rimettere a fuoco, sostenere e accelerare le riforme economiche nel Paese. Presumibilmente il suo governo dovrebbe essere spinto da un’opposizione più efficace e dal desiderio di rimodellare la costituzione del Paese e di mantenere le riforme incentrate sulla crescente domanda interna e sulla ristrutturazione per favorire il processo di trasformazione dell’economia nipponica. È in questo contesto che il primo ministro Abe esce dalle elezioni con due opportunità. Prima di tutto, con lo scivolone dell’opposizione dopo un primo risultato rassicurante, Abe gode della maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere del Parlamento. In questo modo potrà quindi proseguire la riforma dell’articolo 9 della costituzione pacifista giapponese. I settori della difesa, dell’industria, della tecnologia e dei servizi uscirebbero avvantaggiati da un comparto militare rafforzato. La seconda opportunità è data dalle riforme strutturali. Le imprese hanno ottenuto livelli di redditività record, tuttavia la quota del reddito da lavoro sta diminuendo costantemente dagli anni ‘90. In questa ottica è fondamentale una riforma del mercato del lavoro – che ad oggi ancora incoraggia la domanda di manodopera a basso costo – così come l’abolizione del gap esistente nella protezione dell’occupazione e nei vantaggi che esistono tra dipendenti regolari e non regolari. Il sistema è orientato al ristagno dei salari e per questo Abe ha recentemente chiesto un 3% di aumento delle retribuzioni. Attualmente l’inflazione si colloca sullo 0,7% e un aumento del 3% migliorerebbe notevolmente i salari reali e il potere d’acquisto delle famiglie del Paese.

LE MOSSE DELLA BOJ – Rimane in atto anche il supporto monetario, dal momento che la BoJ è l’unica grande banca centrale a non aver ancora cominciato ad alleggerire i suoi aiuti all’economia locale. Mentre i tassi d’interesse negli Stati Uniti stanno aumentando e la BCE si prepara a ritirare il QE, ci attendiamo che lo yen giapponese assurga a ulteriore catalizzatore per gli utili nel 2018. Le preoccupazioni geopolitiche per la Corea del Nord continueranno a pesare sulla politica e sull’economia del Giappone, e sull’intera economia mondiale. Se le tensioni subissero un’escalation trasformandosi in un conflitto aperto, tutte le azioni globali ne risentirebbero. D’altro canto, se le minacce si rivelassero ancora una volta passeggere, il Giappone sarà pronto a catalizzare di nuovo l’attenzione degli investitori nel 2018.  Come avviene per tutti i programmi di riforma, le opportunità stanno nella loro attuazione. Dopo i progressi conseguiti con le prime due frecce lanciate dal suo arco, Shinzo Abe, con la vittoria elettorale dell’ottobre 2017, ha una buona base per proseguire il suo corso e assicurare una ripresa duratura al Giappone, conclude Villamin.


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