Carmignac: la festa sui mercati sta per finire?

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Nel 2018 si conferma il contesto di crescita in quasi tutte le aree del mondo. Ma dal Quarterly meeting di Parigi gli esperti della casa di gestione francese invitano a tenere d’occhio alcuni fattori, come l’inflazione

Chiara Merico di Chiara Merico23 gennaio 2018 | 12:31

La festa sui mercati finanziari continuerà nel 2018? È la domanda che si è posto Frederic Leroux, global fund manager di Carmignac, che ha analizzato il contesto di mercato durante il Quarterly meeting in corso a Parigi. Molti segnali, ha spiegato il gestore, fanno intendere che non sarà così. Tra questi l’inflazione, che può rappresentare un fattore potenzialmente disruptive per il 2018. Soprattutto negli Usa, dove le previsioni parlano di un tasso di inflazione che inizierà a salire a marzo e raggiungerà il 2,5%- 2,6% a luglio, trainato dal prezzo del petrolio. Questo potrà portare a una reazione forte dei mercati, con un probabile aumento della volatilità.
Secondo Leroux, l’insoddisfazione per i tassi di crescita, unita ai timori per l’inflazione, rappresenta una combinazione fragile, in un contesto che attualmente è caratterizzato dalla tendenza alla normalizzazione delle politiche monetarie. I tassi di crescita attesi sembrano leggermente sovrastimati, ha sottolineato il gestore.

FOCUS SUGLI USA – Negli Stati Uniti, ha spiegato Leroux, la riforma fiscale dell’amministrazione Trump sarà in grado di prevenire quella che appare a tutti gli effetti come una inversione del ciclo. Il rallentamento dell’economia Usa apparirà visibile già dal primo trimestre dell’anno, con le prime pressioni inflazionistiche che si manifesteranno a marzo. Così, ha sottolineato il gestore, la fairytale economy – la fase fiabesca dell’economia – conoscerà una pausa. Non la fine, ma una pausa.

COSA CAMBIA – Come si traduce questo scenario sul fronte degli investimenti? Secondo Leroux, anche se il rallentamento non dovrebbe essere molto importante e il risvegliarsi dell’inflazione dovrebbe essere solo temporaneo, la loro concomitanza per il prossimo trimestre creerà volatilità. Il dollaro continuerà a indebolirsi, a causa del deficit crescente in Usa e del fatto che la crescita di sta diffondendo in tutto il mondo. I rendimenti reali dei bond governativi cresceranno.

FIXED INCOME: BANCHE CENTRALI PROTAGONISTE – La normalizzazione delle politiche monetarie delle principali banche centrali (Bce, Fed, BoJ e Bank of England), che agiranno in sintonia, è uno dei temi chiave del 2018, ha spiegato Rose Ouahba, head of fixed income di Carmignac. Gli investitori, ha aggiunto la manager, avranno da assorbire un livello più elevato di rischio nel 2018. Per quanto riguarda gli Usa, il rallentamento dell’economia porterà la Fed ad ammorbidite il suo percorso di stretta monetaria: l’atteggiamento della banca centrale Usa, secondo Ouahba, sarà meno aggressivo di quanto vediamo ora. Il contesto macroeconomico favorisce in maniera particolare il debito dei Paesi emergenti, per i quali comunque la selettività resta il criterio più importante.


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