Bnp Paribas Am: continua la crescita dei mercati azionari globali

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Il 23 gennaio, l’indice MSCI All-Country World metteva a segno una crescita del 6,3% dall’inizio dell’anno.

Chiara Merico di Chiara Merico29 gennaio 2018 | 15:16

CRESCITA CONTINUA –  Ancora un balzo in avanti per i mercati azionari di tutto il mondo nelle settimane di apertura del nuovo anno. Il 23 gennaio, l’indice MSCI All-Country World metteva a segno una crescita del 6,3% dall’inizio dell’anno, spiega Andrew Craig, head of financial market analysis & publications di Bnp Paribas Am. Un’ottima performance di apertura, che segue la traiettoria tracciata mese dopo mese nel 2017: una serie positiva che prosegue ormai senza interruzioni da ottobre 2016. La successione ininterrotta di nuovi record dei mercati azionari dei paesi sviluppati è stato uno dei caratteri peculiari del 2017: l’anno scorso, l’indice US S&P 500 ha chiuso la seduta con un nuovo massimo storico in oltre 60 occasioni. A sua volta, grazie alle eccezionali performance dei titoli delle società large cap dei settori high tech e internet, l’indice Nasdaq ha stabilito nuovi massimi storici in 75 sedute, battendo il record stabilito nel 1999. Nel 2017, l’indice S&P 500 ha registrato un rendimento di oltre il 19%, ottenendo il sesto miglior risultato degli ultimi 20 anni. Secondo S&P Dow Jones Indices, il 2017 è stato anche il primo anno solare (in base ai dati rilevati fin dal 1928) in cui i rendimenti totali (rendimenti comprensivi di dividendi) dell’indice S&P 500 sono risultati positivi in ogni mese dell’anno. Verso la fine di gennaio, l’indice europeo STOXX 600 ha raggiunto il suo livello massimo dal 2015, mentre l’indice Xetra Dax 30 ha già toccato un livello record (ricordiamo che il principale benchmark delle azioni tedesche è un indice total return, che replica i dividendi e i rendimenti da capitale dei suoi componenti, oltre all’andamento del prezzo delle azioni; di conseguenza, strutturalmente, batte nuovi record con maggiore frequenza).
PERCHE’ LA VOLATILITA’ E’ COSI’ LIMITATA? Tra i fattori che limitano la volatilità possiamo citare:
– il livello basso e l’andamento prevedibile dei tassi di interesse, imputabili alla grande cautela con cui le banche centrali procedono alla normalizzazione delle loro politiche monetarie non convenzionali
– la più vigorosa crescita sincronizzata mai registrata dal 2010, che ha ravvivato le speranze di un’uscita dell’economia globale dal lungo periodo di convalescenza in cui era stata immersa dopo la grande crisi finanziaria del 2008/09.
– le innovazioni tecnologiche che hanno interessato i mercati finanziari, come lo sviluppo degli Etf e di strumenti finanziari che consentono agli investitori di “vendere volatilità”.
QUALI SONO I POSSIBILI SVILUPPI? –  Un vecchio adagio inglese dice che gli alberi non crescono fino al cielo. Ma l’attuale contesto economico è favorevole alle azioni e le banche centrali, come abbiamo sottolineato nel nostro Investment Outlook 2018, continueranno anche quest’anno a effettuare acquisti massicci di asset finanziari. L’alta marea continua. E non sembra destinata a ritirarsi tanto presto. Un’esplosione dei mercati azionari? In queste circostanze, non è sorprendente che alcuni osservatori formulino l’ipotesi di una “esplosione” del mercato. L’idea è che di fronte a questa crescita incessante, gli investitori che finora si sono tenuti prudentemente in disparte abbandonino le proprie reticenze e scendano in campo, spingendo il mercato ancora più in alto e provocando ulteriori ondate di capitulation. Valutare questi mutamenti in termini di psicologia di massa è più un’arte che una scienza. Noi ci limitiamo a osservare che in questo momento siamo di fronte a un’evidente assenza di euforia e che la stagione degli utili sta partendo con il piede giusto. A nostro avviso, le valutazioni di titoli US stanno iniziando ad apparire eccessive, ma continuiamo a restare ottimisti sulle prospettive delle azioni europee e giapponesi, sia a causa delle loro basse valutazioni sia del potenziale da esse offerto per una crescita degli utili superiore alle attese del mercato. Nessun collasso per il mercato obbligazionario Gennaio ha registrato massicce vendite di obbligazioni sovrane. Di conseguenza, il rendimento dei buoni decennali del Tesoro US – benchmark del settore – si è avvicinato al 2,60%, crescendo a livelli non più osservati da marzo 2017, mentre il rendimento del Bund decennale tedesco ha varcato la soglia dello 0,50%, osservata l’ultima volta in luglio.

36 ANNI DI TENDENZA RIALZISTA –  La tendenza rialzista del mercato obbligazionario è oggi al suo 36° anno. Inevitabilmente, la più solida crescita economica spinge gli investitori a dubitare del protrarsi del regime di bassi tassi di interesse. A nostro avviso, le forze che hanno spinto verso il basso i rendimenti obbligazionari sono di carattere trasformativo e di lungo termine (ad es. gli impulsi deflazionistici dovuti alla globalizzazione, al progresso tecnologico e all’invecchiamento demografico). Siamo convinti pertanto che tali forze continueranno ad avere un ruolo predominante. In assenza di pressioni inflazionistiche e in considerazione dell’estrema lentezza con cui le principali banche centrali si apprestano ad abbandonare le loro politiche accomodanti, prevediamo quindi che i tassi a dieci anni resteranno per la maggior parte del 2018 in un range storicamente basso.


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