Pictet: criptovalute, una moda o il futuro?

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Secondo l’analisi di Pictet ci vorrà ancora parecchio tempo prima che le criptovalute si dimostrino validi sostituti per le valute esistenti.

Chiara Merico di Chiara Merico19 febbraio 2018 | 09:59

TEMPESTA MEDIATICA  – Nei mesi scorsi le criptovalute, guidate dal Bitcoin, hanno sollevato una tempesta mediatica. Il loro rally vertiginoso e l’analogo declino hanno riempito i titoli di tutta la stampa, dai tabloid alla più sofisticata stampa finanziaria, spiega un’analisi di Pictet. Ma, tutto sommato, la copertura della stampa  ha sollevato più interrogativi tra gli investitori che risposte. Si tratta davvero delle valute del futuro? Possono essere considerate un investimento? Dureranno o saranno solo una moda passeggera e finiranno in una bolla?  In sostanza, riteniamo che ci vorrà ancora parecchio tempo prima che le criptovalute si dimostrino validi sostituti per le valute esistenti. Come investimento, per il momento, hanno caratteristiche poco allettanti. Vi sono ottime ragioni per ritenere che siano una bolla e che il clamore evaporerà con la stessa rapidità con cui è cresciuto. Eppure, le criptovalute non sono da abbandonare del tutto. Perché è probabile che la loro comparsa acceleri lo sviluppo del mercato finanziario, soprattutto la crescita della tecnologia di registro distribuito come la blockchain. Contemporaneamente, rafforzano l’inquietudine diffusa sul corso della politica monetaria convenzionale e quindi le previsioni per le valute tradizionali.

VALUTE O NO? – Al momento, molti hanno una certa conoscenza di base delle criptovalute come il Bitcoin, sebbene solo gli specialisti sembrino in grado di comprenderne i dettagli. Una delle confusioni principali riguarda la loro eventuale assimilazione a valute vere e proprie. Le valute hanno tre funzioni. Servono come strumento di pagamento, unità di conto e riserva di valore. Non è chiaro se il Bitcoin funzioni su tutti e tre questi livelli. Per cominciare, non c’è molto che si possa acquistare con il Bitcoin. Tende ad essere costoso e macchinoso da utilizzare. Infatti, elevati costi di transazione e lunghi tempi di regolamento hanno fatto sì che anche l’organizzazione di una recente conferenza sul Bitcoin si sia rifiutata di accettare il pagamento dei biglietti con la criptovaluta. Poche merci sono valutate in Bitcoin. E non è possibile neanche detenere attivi sottostanti in Bitcoin.  Inoltre, i governi garantiscono la fruibilità delle loro valute, se non altro perché sono lo strumento per pagare le tasse. Al contrario, non c’è alcuna autorità mondiale che garantisce per il Bitcoin. I sostenitori ritengono che sia proprio questa la specificità delle criptovalute – nessun governo o istituzione può gonfiarle e la loro offerta è fondata sulle loro regole di base, che a quanto pare non sono ferree  come spesso si sottolinea. I Bitcoin possono essere compromessi da chiunque riesca ad ammassare oltre il 51% del potere di produzione del Bitcoin. In effetti, costoro possono aumentare la quantità massima fissata di Bitcoin, che è stata stabilita in 21 milioni ed è il fondamento di molte discussioni sul motivo per cui mantenga meglio il suo valore rispetto alle valute a corso forzoso.

FIG. 1 TROPPO GRANDE PER ESSERE IGNORATO

Valore del Bitcoin in %

valore del bitcoin in %

Fonte: Pictet Asset Management, World Gold Council, Bloomberg, al 01.02.2018

Considerato che si dice che circa il 79% della creazione di Bitcoin sia basato in Cina e che i cinesi siano tra i principali detentori di Bitcoin,esiste il rischio non trascurabile che le autorità di Pechino potrebbero trovare il modo per prendere il controllo della criptovaluta. In effetti, il coinvolgimento del governo costituisce un rischio importante per il Bitcoin e le altre valute digitali. I legislatori sono preoccupati per la capacità delle criptovalute di agevolare le attività in nero, per il consumo già notevole di elettricità per la loro creazione (solo a novembre, l’energia consumata per la produzione di Bitcoin è cresciuta di circa il 30% e ha pesato per lo 0,13% della domanda mondiale di energia), per le finalità delle transazioni e per il loro potenziale di scatenare problemi bancari sistemici in quanto le persone si indebitano per acquistarli. Ad esempio, il governo sudcoreano, prima di fare marcia indietro, ha ventilato l’ipotesi di vietare le negoziazioni in Bitcoin, una fonte di preoccupazione visto che il Paese è una delle piazze principali di negoziazione della criptovaluta. Il potenziale per problemi sistemici va oltre i singoli che utilizzano le carte di credito per acquistare Bitcoin. Agli attuali prezzi di mercato, il valore dei Bitcoin in circolazione ammonta a 170 miliardi di dollari statunitensi, equivalenti al 4,2% della base monetaria USA, al 2,1% delle riserve auree mondiali e allo 0,8% della base monetaria globale. Riteniamo che la produzione di Bitcoin abbia già costituito l’11% dell’espansione della fornitura mondiale di valuta. E vale la pena di sottolineare che, tra l’altro, sebbene le criptovalute siano pensate per difendere dal signoraggio, che è la capacità dei governi di indebolire le loro valute, alle autorità piace avere questo potere e sono disposte a compiere ogni sforzo per accaparrarselo.

UN ASSET ADRENALICO – Se le criptovalute non son vere valute, cosa sono? Per molto tempo, valutazioni alle stelle (secondo i termini delle valute tradizionali) le hanno fatte sembrare un investimento spettacolare. Il Bitcoin ha iniziato il 2017 a 985 dollari USA. Ad agosto aveva quadruplicato il suo valore. E poi lo ha nuovamente quadruplicato all’inizio di dicembre, raggiungendo il picco ad oltre 19.000 dollari USA. Ma con la facilità con cui sale, altrettanto scende. I prezzi sono ritornati appena sotto i 10.000 dollari dopo alcune ondate di notizie negative. Senza nulla alle spalle, se non l’entusiasmo degli investitori, non c’è motivo per cui le valutazioni del Bitcoin non dovrebbero ridiscendere al livello in cui erano all’inizio dell’anno scorso. Come investimento, ha mostrato la capacità di generare rendimenti spettacolari, e perdite altrettanto spettacolari. Il Bitcoin è destinato solo a coloro che tollerano il rischio. Ha una volatilità annualizzata del 90%, un percorso adrenalinico, ma non senza precedenti. Tenete presente che l’oro ha avuto una volatilità annualizzata di circa il 70% nell’impennata inflazionistica del 1979-80.

FIG. 2 DIRETTAMENTE SULLA LUNA (E RITORNO)

Prezzo del Bitcoin in USD

Prezzo del Bitcoin

Fonte: Bloomberg, al 01.02.2018

In effetti, spesso la criptovaluta è paragonata all’oro: la Commodity Futures Trading Commission statunitense classifica i future sui Bitcoin come una commodity. Come l’oro, anche il Bitcoin non genera un rendimento ed è ampiamente valutato in base alla percezione degli investitori. Ma le valute digitali non hanno alle spalle un passato come quello dell’oro. Per quanto tempo godranno della fiducia degli investitori non è dato sapere. In più Bitcoin non è un’entità fisica. Il cambio digitale al quale questa criptovaluta è trattata è stato manomesso. I borsellini digitali sono stati saccheggiati. E gli arresti e i guasti dei computer hanno spazzato via la ricchezza del Bitcoin. Soprattutto, gli investitori dovrebbero preoccuparsi del recente delirio di entusiasmo per le criptovalute, un segnale chiave che è in atto una bolla, così come la traiettoria di prezzo del Bitcoin. Potrebbe salire ancora? Certamente. Se è una bolla, il paragone più vicino è probabilmente la Bolla dei Tulipani olandesi della prima metà del Seicento. Il Bitcoin pare particolarmente interessante per coloro che non ricordano più la bolla dei titoli “dot com”, ossia i Millennials.7 Un recente sondaggio ha mostrato che sebbene il 2% degli americani possieda Bitcoin, la proporzione raddoppia tra i nati tra i primi anni ‘80 e i primi anni ‘90.

CRIPTO PORTE VERSO IL FUTURO – Quindi se le credenziali del Bitcoin come valuta e come investimento pongono seri dubbi esitazioni, perché riceve così tante attenzioni? Innanzitutto, perché stimola lo sviluppo di una tecnologia sottostante: i sistemi di registro distribuito, come la blockchain. I registri distribuiti sono essenzialmente strumenti per garantire che nessuna autorità controlli le informazioni sulle transazioni; infatti è un database condiviso e aggiornato in tutta la rete. Per parecchio tempo, Bitcoin e blockchain sono stati concetti inseparabili nella mente di molte persone. Ma mentre il Bitcoin fa affidamento sulla blockchain per verificare le transazioni, la blockchain può essere applicata a qualsiasi importo di unità di conto. Il recente massiccio investimento nella potenza di calcolo delle operazioni di produzione dei Bitcoin e nello sviluppo di altre criptovalute è analogo all’elevata spesa in infrastruttura di telecomunicazioni durante il boom tecnologico di fine anni ‘90. Molte società sono regredite fino ad arrivare al fallimento quando la bolla tecnologica è scoppiata nel 2001, ma l’infrastruttura è rimasta, fornendo il terreno per la rivoluzione Internet degli ultimi due decenni.

LE CRIPTOVALUTE NON SPARIRANNO – Il Bitcoin potrebbe rivelarsi un elemento costitutivo analogo per la prossima generazione di tecnologia finanziaria, non ultima quella dei registri distribuiti. In effetti, alcuni investitori vedono il Bitcoin come un investimento azionario in blockchain e detengono Bitcoin come se detenessero azioni in una società di blockchain. Contemporaneamente, difficilmente le criptovalute spariranno del tutto. In un mondo di sperimentazione massiccia della politica monetaria, un incidente serio provocato dalle banche centrali è tutt’altro che irrealistico. Anche le valute di riserva sono potenzialmente a rischio di iperinflazione, una crisi monetaria che potrebbe minare in maniera definitiva il sistema esistente. Questo quadro può sembrare inverosimile, ma i regimi monetari non durano per sempre. L’attuale sistema post-Bretton Woods è rimasto in vigore per soli 40 anni. Per poter abbandonare il sistema esistente, deve prima esisterne uno sostitutivo, come le criptovalute. Questo è il motivo per cui il loro sviluppo potrebbe mostrare le prime avvisaglie di un cambio di regime. L’adozione di massa delle criptovalute toglierebbe alle banche centrali il loro monopolio nella creazione di moneta e quindi nel controllo della politica monetaria. Un’economia basata sul Bitcoin sarebbe molto più volatile. Non stupisce affatto allora che le banche centrali stiano rimuginando su come creare le loro valute digitali. Tutto ciò per dire che qualsiasi cosa succeda con il Bitcoin nel prossimo futuro, qualche versione della criptovaluta probabilmente continuerà a circolare.


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