Consultinvest: crescita italiana bene, ma si deve fare di più e in fretta

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Il Pil italiano è passato dal +0.5% registrato nel 2016 al +1.5% per l’intero 2017.

Chiara Merico di Chiara Merico22 febbraio 2018 | 14:50

DATO INSPERATO – A San Valentino l’Istat ha pubblicato la stima preliminare del Pil reale del IV trimestre 2017. Si tratta di un +0.3% trimestrale che è al momento più basso delle attese (+0.4%), ma che consente al Pil italiano di passare dal +0.5% registrato nel 2016 al +1.5% per l’intero 2017, spiega una nota di Consultinvest. Si tratta di una bella accelerazione e soprattutto un dato insperato se torniamo con la memoria alle previsioni primaverili. Tuttavia è bene anche contestualizzarlo, soprattutto alla vigilia di una tornata elettorale in cui tutti i partiti sembrano inclini a confermare politiche fiscali redistributive che, purtroppo, non sono in realtà né alla portata delle tasche degli Italiani, né allineate ai vincoli europei, né alle ambizioni di una riduzione del fardello del nostro debito pubblico.

FANALINO DI CODA – Iniziamo con il dire che a +1.5% di crescita annuale siamo comunque l’ultima ruota del carro nell’area euro. Infatti non solo siamo molto lontani dalla crescita complessiva dell’eurozona (+2.6%), ma siamo e con distacco il Paese che cresce di meno. Perdiamo sia rispetto ai nostri cosiddetti pari, ma anche rispetto ai Paesi più piccoli: la Germania conferma un Pil in crescita al +2.8%; la Francia al +2.3%; la Spagna al +3.2%; l’Olanda al +3.3%. Ma perdiamo anche nel confronto con i più piccoli e “malconci” (speriamo ci vorranno perdonare il termine) del Mediterraneo: il Portogallo +2.4%, e la Grecia a cui manca ancora il dato del IV ma che se anche fosse pari a 0% farebbe un +1.9%. Quindi, pur non potendo ancora avere uno spaccato del Pil nelle sue componenti per valutare le fonti di crescita (l’Istat dice che il settore primario ha contribuito meno del previsto mentre i settori dell’industria e dei servizi hanno aumentato il loro contributo), è chiaro che l’accelerazione italiana vista nei mesi estivi è significativamente inferiore a quella del resto d’Europa nonostante un contesto molto positivo di crescita globale. Quindi non ci dobbiamo sedere sugli allori. Se guardiamo ai volumi di produzione industriale nel 2017 – uno dei dati più utilizzati per dimostrare la forza dell’italica ripresa – questi sono cresciuti del +3.87%, con un dato appena sotto quello francese di +3.93% che è tra i più bassi in Europa ed infatti è lontano dal +7.35% della Germania o del +5.24% della Spagna o del +4.78% dell’Olanda.

DIFFICOLTA’ IN VISTA – Paradossalmente nel 2016 in Italia (anche per effetto di un punto di partenza più basso) la produzione industriale era cresciuta percentualmente di più: +5.52%. E questa flessione in una fase di ripresa generalizzata dell’economie che ci stano intorno potrebbe portare a far pensare che sia difficile per l’industria italiana sostenere a lungo tali tassi di espansione. Quindi anche se i dati ciclici sono incoraggianti non dobbiamo sederci sugli allori e non dobbiamo dimenticare che il ciclo economico Usa sta diventando molto lungo e che tra normalizzazione delle politiche monetarie e presumibile minore accomodamento creditizio lo scenario dei prossimi mesi andrà a presentare momenti di crescente difficoltà.


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