Ethenea: asset allocation basata su fattori di rischio per portafogli stabili

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Per poter prendere le migliori decisioni possibili, Ethenea si affida a un’asset allocation basata sui fattori di rischio.

Chiara Merico di Chiara Merico3 aprile 2018 | 08:30

I metodi convenzionali per una composizione ottimale del portafoglio comportano talvolta rischi incalcolabili. Per poter prendere le migliori decisioni possibili, Ethenea si affida a un’asset allocation basata sui fattori di rischio, per preservare il capitale e ottenere performance a lungo termine, come spiega Michael Blümke, portfolio manager (nella foto).

Diversificazione – la regola d’oro per gli investitori

Quando strutturano i loro portafogli, gli investitori possono scegliere tra diversi tipi di investimenti. In linea di massima, è consigliabile diversificare il proprio patrimonio. Questo processo, noto come asset allocation, consente loro di ottimizzare sia i rischi che i rendimenti. I nostri tre fondi Ethna – Ethna-DEFENSIV, Ethna-AKTIV ed Ethna-DYNAMISCH – sono concepiti su misura per profili di rischio diversi.

Un’asset allocation di successo è alla base delle prestazioni

Oltre che dal target di rendimento, la scelta degli investimenti è influenzata anche dalla propensione al rischio dell’investitore e dall’orizzonte temporale di riferimento. I rendimenti ottenuti dipendono in larga misura da una corretta asset allocation. Pertanto, questo processo di ottimizzazione è una priorità per noi. Esistono diversi metodi statistici più o meno affidabili a disposizione degli investitori per aiutarli a strutturare i loro portafogli e a selezionare le loro asset class nel miglior modo possibile. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici, i singoli parametri di input utilizzati come base per i calcoli devono ancora essere stimati. A seconda del tipo di ottimizzazione, è necessario formulare ipotesi sul rischio atteso, sul rendimento e, in particolare, sulla matrice di covarianza. Tutto questo viene  complicato dal fatto che potrebbe essere necessario prendere in considerazione anche parametri quali il prestito, la liquidità e la possibilità di vendite allo scoperto. Dieci o quindici anni fa, questo processo di ottimizzazione aveva già svolto un ruolo importante. Tuttavia, in un contesto di fondi multi-asset e di rendimenti obbligazionari ragionevoli, esso potrebbe, provocatoriamente, essere sostituito da un’unica domanda: a quanto dovrebbe ammontare la componente azionaria del portafoglio?

I precedenti metodi di ottimizzazione e un contesto caratterizzato da bassi tassi di interesse portano a un dilemma di allocazione

Oggi, l’asset allocation svolge ancora un ruolo importante nella struttura di un portafoglio. Tuttavia, è meno probabile che la quota obbligazionaria di un portafoglio funga da ancora di stabilità, come invece accadeva prima della crisi dei mercati finanziari del 2008. Da un lato, i tassi di interesse sono troppo bassi e, dall’altro, la correlazione azioni/tassi di interesse che ci si può aspettare in caso di crisi è troppo incerta. Il motivo di questo dilemma è chiaramente evidente nelle politiche alquanto sperimentali e di ampia portata delle banche centrali: l’eccesso di liquidità che ne deriva e il conseguente basso livello dei tassi di interesse, hanno effetti significativi sulla valutazione di tutte le asset class. Non esistono confronti storici, né è possibile elaborare scenari di questo tipo con i diversi modelli di valutazione. Uno dei risultati di questo contesto controllato dalle banche centrali, è il passaggio sempre più rapido tra le modalità “risk on” e “risk off”. Pertanto, il processo di valutazione dei parametri di input a livello di asset class menzionato in precedenza deve essere adeguato di conseguenza: è necessario selezionare un orizzonte temporale più breve o le previsioni saranno meno accurate.

La soluzione: un approccio basato sui fattori di rischio

Riteniamo che ritornare ai fattori di rischio sottostanti sia una buona base per il processo decisionale. Si può operare una distinzione tra i fattori macroeconomici e i cosiddetti “fattori di stile”. Mentre i primi si concentrano su elementi trasversali delle asset class quali inflazione, tassi di interesse e crescita, i secondi riguardano elementi di guadagno quali valore, dimensioni e momentum.

Gestire i rischi individualmente

Concentrandosi sui fattori di rischio nella strutturazione di un portafoglio si ottiene un portafoglio più diversificato e resiliente.  Le motivazioni sono due: in primo luogo, la correlazione dei fattori tende ad essere più bassa rispetto a quando si esaminano semplicemente le asset class; in secondo luogo, i singoli fattori sono potenzialmente più facili da prevedere rispetto all’andamento di asset class intere . Ciò significa che il portafoglio ha molte più probabilità di compensare i contraccolpi se uno dei fattori non soddisfa le aspettative. Il gestore di portafoglio ha inoltre una visione chiara dei rischi assunti in qualsiasi momento e può così adeguare immediatamente i diversi fattori al mutare delle condizioni. Attraverso un processo chiaro e disciplinato di allocazione sistematica dei diversi fattori di rischio, si otterranno risultati più elevati e, soprattutto, replicabili. Tutto ciò garantisce un rendimento continuo e la conservazione del capitale degli investitori.

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