Bnp Paribas Am: non si può sperare di meglio?

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Le banche centrali più importanti stanno ritirando – o sono sul punto di farlo – le misure di stimolo dell’attività economica e la volatilità dei mercati finanziari è in aumento.

Chiara Merico di Chiara Merico27 aprile 2018 | 16:05

RIPRESA AVVIATA – La ripresa economica è ben avviata in molti Paesi sviluppati, ed è ripartita anche in numerose aree in via di sviluppo, sottolinea l’Investment Insight a cura di Dominick DeAlto, chief investment officer – fixed income di Bnp Paribas Am. Le banche centrali più importanti stanno ritirando – o sono sul punto di farlo – le misure di stimolo dell’attività economica e, infine, la volatilità dei mercati finanziari è in aumento. Secondo le analisi dei nostri esperti riportate nell’ultimo Fixed Income Quarterly Outlook, nel complesso tale contesto induce a ritenere che vi siano dei margini per un rialzo del premio a termine per i titoli di Stato a lunga scadenza dei paesi del G7. In queste ultime fasi del ciclo economico globale, è probabile che gli investitori tendano a concentrarsi sempre più sui rischi al ribasso per le prospettive di crescita, dato che – dopo un decennio di espansione – gli stimoli dell’inflazione varati dalle banche centrali si stanno indebolendo. Inoltre, le prime divergenze dei trend di crescita a livello mondiale, la maggiore incertezza di natura politica e le incognite legate alla normalizzazione dei bilanci delle banche centrali stanno iniziando ad incidere in misura maggiore sul clima di mercato.È probabile che su un mercato creditizio sensibile agli spread, i rischi e di conseguenza la remunerazione dell’investitore per la detenzione di attivi a maggior rischio, possano svolgere un ruolo più importante. A partire dal secondo semestre del 2018, i ricavi e gli utili delle società statunitensi e dell’UE sembrano destinati a crescere più lentamente, in parte a causa degli effetti di base. Inoltre, gli acquirenti stranieri hanno abbandonato gli indici obbligazionari statunitensi per passare a mercati di altre aree. Pertanto, le prospettive per il secondo semestre sono incentrate sulla rotazione verso tipologie di attivo più difensive e meno sensibili al rialzo dei tassi.

OBBLIGAZIONI SOCIETARIE – Sui mercati del credito, privilegiamo i settori e gli emittenti di qualità più elevata. Alla luce della significativa revisione dei prezzi nel segmento a breve della curva e delle obbligazioni societarie riteniamo che le opportunità più interessanti si trovino nel comparto dei prodotti a tasso variabile e degli altri strumenti a breve scadenza, comprese le obbligazioni societarie investment grade e i titoli CLO e ABS. Naturalmente, gli investitori dovrebbero assicurarsi di selezionare i prodotti con un’adeguata liquidità di mercato, poiché è probabile che la volatilità rimanga elevata.

TITOLI DI STATO – Abbiamo individuato le opportunità più interessanti nei titoli di Stato dei Paesi periferici dell’UE, pur ritenendo necessario tenere sotto controllo i rischi di natura politica, in particolare in Italia. Anche le obbligazioni USA indicizzate all’inflazione dovrebbero offrire una buona remunerazione poiché i mercati stanno ancora sottovalutando il rischio d’inflazione. Per quanto riguarda i Treasury statunitensi, riteniamo che la prospettiva più probabile sia rappresentata da un’ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti nel breve termine, tuttavia alla luce della progressiva maturazione del ciclo economico, il gestore terrà conto anche della possibilità di un’inclinazione della curva.

DEBITO DEI PAESI EMERGENTI –  Per quanto riguarda il debito dei Paesi emergenti, i nostri esperti continuano a ritenere che i titoli denominati in valuta locale dispongano di un interessante potenziale di performance, trainati in particolare dall’apprezzamento delle valute emergenti. Gli analisti tendono, tuttavia, ad escludere che le obbligazioni in valuta forte possano ottenere i rendimenti elevati del 2017, in particolare tenendo conto degli spread relativamente ridotti rispetto ai Treasury USA e dei dubbi relativi alle politiche degli Stati Uniti. Le incertezze riconducibili alle tensioni tra Stati Uniti e Russia e la crisi siriana, nonché i persistenti timori per l’eventualità di un’escalation della guerra dei dazi – che al momento segna una tregua – probabilmente continueranno ad incidere su questa tipologia di attivo, anche se tendiamo ad escludere che possano perturbare il quadro economico complessivo. Una crescita solida combinata con una graduale riduzione degli squilibri fiscali e della bilancia dei pagamenti dovrebbe continuare a sostenere le valute dei Paesi emergenti. Dato che alcune banche centrali dei mercati emergenti stanno ancora allentando la politica monetaria mentre altre stanno avviando un ciclo di inasprimento, riteniamo che un approccio “buy the index” non sia appropriato. Secondo i nostri analisti è preferibile non investire sui mercati obbligazionari a basso rendimento che rimangono fortemente correlati con i Treasury, mentre abbiamo riscontrato numerose opportunità in Paesi con tassi elevati in termini reali, che in futuro potrebbero allentare la politica monetaria.

ANALISI POLITICA ED ECONOMICA –  L’aumento della volatilità del mercato è stato favorito da una serie di fattori. La vivacità dell’inflazione USA ha stimolato le attese di un rialzo più rapido dei tassi sui federal funds e dei tassi di interesse a lungo termine. Inoltre, i timori per il programma dell’amministrazione Trump in materia di commercio internazionale – ispirato al motto “America First” – le prospettive di una regolamentazione potenzialmente meno favorevole del settore tecnologico e una crescita economica globale non più sincronizzata hanno accentuate il nervosismo dei mercati, innescando delle richieste di remunerazione più elevata per le attività rischiose. I dati economici e le prospettive della politica monetaria hanno fornito dei buoni motivi per adottare un atteggiamento più prudente. A nostro avviso la Federal Reserve incontrerà difficoltà sempre maggiori nel prolungare l’espansione economica, limitando al tempo stesso i rischi di un una forte accelerazione dell’inflazione e di un accumulo di squilibri del mercato finanziario. Secondo le indicazioni disponibili la Federal Reserve potrebbe consentire che l’inflazione superi il 2% nel breve periodo, mantenendo al contempo una politica restrittiva, in un contesto che resta caratterizzato dalla vulnerabilità dei bilanci di imprese e famiglie in caso di un rialzo dei tassi e di eventuali shock connessi. Di conseguenza, le quotazioni degli attivi potrebbero essere in bilico e i premi di rischio potrebbero aumentare. Da un lato, è possibile che vi sia un forte incremento dell’emissione dei Treasury USA per coprire l’ammanco dei tagli delle tasse, la spesa pubblica e gli effetti della contrazione del bilancio della Federal Reserve. Tuttavia, riteniamo che il volume delle emissioni verrà calibrato in modo tale che i costi di finanziamento restino sotto controllo. Nel corso del tempo, tuttavia, una maggiore offerta di Treasury abbinata alla fine dei programmi di acquisto di attivi della BCE e della Banca del Giappone lascia prevedere un aumento dei premi a termine per le scadenze più lunghe del debito sovrano dei paesi del G7. Per quanto riguarda l’area dell’euro, riteniamo che le probabilità di incremento dell’attività economica siano diminuite, mentre gli ultimi dati sull’inflazione suggeriscono che l’apprezzamento dell’euro sta iniziando a pesare sui prezzi dei beni core. In Cina, l’accelerazione del processo di riduzione del debito e l’avvio delle riforme strutturali corroborano le stime dei nostri analisti, che prevedono un rallentamento della crescita nel 2018. Considerando che la Cina è stata uno dei principali motori dell’espansione a livello globale, ciò potrebbe avere implicazioni significative per la crescita a livello internazionale, specialmente per le economie orientate all’esportazione. Tali andamenti dovranno essere seguiti con attenzione.


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