Obbligazioni convertibili, un mondo da scoprire

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Questi bond promettono rendimenti di gran lunga superiori a quelli dei conti deposito e alle normali obbligazioni offerte dalle banche. Peccato che siano spesso strumenti molto complessi.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi4 maggio 2018 | 09:00

Le obbligazioni convertibili promettono rendimenti di gran lunga superiori a quelli dei conti deposito e alle normali obbligazioni offerte dalle banche. Peccato che siano spesso strumenti molto complessi. Ne parliamo con Pierre Lepicard, senior client portfolio manager del fondo NN (L) Global Convertible Opportunities di NN Investment Partners.

Perché in questa fase dei mercati dovrebbero funzionare?

La gente spesso fatica a classificare le convertibili in una categoria d’investimento: obbligazioni, azioni o alternative. La nostra risposta è che questi bond si adattano a tutte queste categorie. Le obbligazioni convertibili sono appunto obbligazioni e, come tali, forniscono la protezione del capitale. Del resto, i rendimenti empirici delle obbligazioni convertibili sono “Equity-like”: nel lungo periodo, i rendimenti di questi bond sono simili a quelli dei titoli azionari ma con la metà del rischio misurato dalla volatilità. Infine, i rendimenti delle obbligazioni convertibili sono paragonabili anche a quelle di un portafoglio bilanciato composto sia da obbligazioni sia da azioni con rendimenti più elevati, ma con una volatilità comparabile. Nel contesto attuale, i rendimenti attesi a medio termine della maggior parte degli strumenti tradizionali a reddito fisso sono mediocri, sempre se positivi. Rispetto alle azioni, le obbligazioni convertibili sono un’opzione meno rischiosa con aspettative di rendimento comparabili. Questi strumenti sono ancora più attraente se si guarda agli attuali livelli di valutazione.

Come è strutturato il vostro fondo e a quale rendimento annualizzato puntate?

Il fondo NN (L) Global Convertible Opportunities è composto da obbligazioni convertibili e si concentra su titoli convertibili bilanciati che forniscono una combinazione ottimale di protezione dai ribassi e partecipazione ai rialzi dell’azionario. Il rendimento atteso annualizzato a medio termine si attesta al 5% con una volatilità attesa del 5%. Questa proposta si distingue nell’attuale contesto di bassi rendimenti.

Il fondo investe in obbligazioni convertibili e in altri strumenti finanziari collegati alle azioni. Ci fa degli esempi di titoli su cui avete un’esposizione oggi e che hanno un buon potenziale? 

Il fondo investe esclusivamente in un portafoglio selettivo di circa 40 obbligazioni convertibili con un approccio tematico. I temi principali del portafoglio nel mese di febbraio sono stati: cloud computing, crescita della spesa online e spesa sanitaria. Questi tre temi mostrano i vantaggi del nostro approccio di investimento nelle convertibili: le aziende che lavorano nei settori sottostanti a questi temi, infatti, beneficiano dei principali trend sociologici, vale a dire dell’affermazione della “data age”, il passaggio dalle modalità di consumo tradizionali agli acquisti online, e l’invecchiamento della popolazione. Questi settori potrebbero essere meno esposti da una recessione ciclica. Talvolta in questi settori possono sorgere problemi di valutazione delle azioni ma i bilanci delle società selezionate rimborsano senza dubbio per lo meno il debito, a medio termine. In qualità di investitori in obbligazioni convertibili in questi settori, si può beneficiare del potenziale di rialzo delle azioni sottostanti con una solida protezione contro i ribassi delle obbligazioni.

Come vede il 2018 dal punto di vista degli investimenti? A febbraio c’è stata molta volatilità, le oscillazioni continuano, la dinamica dei tassi sembra restare ancora timida e lo stesso dicasi per l’inflazione. Cosa ne pensa?

Finora il 2018 è stato positivo, ha avuto un inizio accidentato con un rally azionario a gennaio e una correzione nei due mesi successivi. Ma le obbligazioni convertibili hanno offerto un cuscinetto appropriato ai mercati azionari volatili, facendo registrare rendimenti positivi nel primo trimestre, mentre i mercati azionari in generale si trovano in territorio negativo. La conseguenza del prevalere dei bassi rendimenti è che c’è poco carry negli strumenti a reddito fisso più sicuri e che non offrono il loro tradizionale effetto flight to quality nei mercati più volatili, o almeno nella misura consueta. Gli investitori diversificati sono a rischio per quanto riguarda i loro investimenti azionari o creditizi e la parte più sicura del loro portafoglio non apporta alcun sollievo o ne apporta solo in minima parte. In questo contesto, le argomentazioni a favore di una diversificazione in obbligazioni convertibili sono più forti che mai.

 


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