Consultinvest: tensioni commerciali e geopolitiche, il rischio di un rallentamento dell’economia mondiale

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di Chiara Merico 12 Luglio 2018 | 11:52
C’è da attendersi un graduale e progressivo aumento della volatilità nei mercati e della decorrelazione tra performance dei diversi strumenti.

Come il recente G7 ha mostrato, con l’assenza di un comunicato congiunto e un imbarazzante battibecco diplomatico tra USA e Canada, lo scenario di cooperazione internazionale a cui siamo stati per anni abituati appare decisamente in pericolo, spiega una nota di Consultinvest. Molti schemi di partnership da tempo collaudati ora sono messi in dubbio e le relazioni tra blocchi politico-militari, prima molto fluide e cooperative, ora diventate terribilmente più complicate. Basti pensare che il presidente Usa ha abbandonato bruscamente il G7 in Canada, luogo storicamente deputato per lo sviluppo dei rapporti tra Paesi alleati e “amici”, impedendo il rilascio di un comunicato congiunto, per andare a cercare un accordo molto difficile e dall’esito incerto. I rapporti diplomatici ai massimi livelli tra Usa e Ue sono in grande difficoltà, vuoi per un orientamento a dir poco ondivago di Trump verso la Russia di Putin, vuoi perché siamo molto vicini alla fase di introduzione di dazi commerciali reciproci visto che ormai accuse reciproche di protezionismo non vengono risparmiate.  Abbiamo una situazione globale che negli ultimi mesi si è complicata, sia perché le aspettative per la crescita mondiale sono in calo per i timori di ostacoli sul cammino del commercio internazionale e anche perché emerge una maggiore differenziazione tra le condizioni positive degli Usa. Attendiamoci un graduale e progressivo aumento della volatilità nei mercati e della decorrelazione tra performance dei diversi strumenti. Strutturalmente la grande discesa dei rendimenti sembra agli sgoccioli e quindi dobbiamo aspettarci condizioni più difficili nel mondo obbligazionario con rendimenti destinati a muoversi sempre più al rialzo. Per i mercati azionari le prospettive sono forse più incoraggianti, soprattutto per quelli Sviluppati, vuoi perché i segnali anticipatori di una recessione rimangono ancora lontani, vuoi perché il traino del mercato Usa con il suo elevato grado di innovazione industriale e di crescita degli utili ne abbassa le valutazioni.  Rimaniamo più positivi sull’azionario che non sull’obbligazionario, per le note considerazioni strategiche che vedono i rendimenti nominali e reali – soprattutto ex Usa – ancora molto bassi e compressi dalle politiche monetarie.

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