Fondi, boom di quelli esteri in Italia

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Fotografia dei prodotti del risparmio gestito stranieri a cura di Bankitalia

Andrea Telara di Andrea Telara24 luglio 2018 | 09:23

E’ un tesoro da 754 miliardi di euro ed è pressoché raddoppiato rispetto al 2012.
È la cifra che i risparmiatori italiani, tramite le banche e i loro consulenti finanziari, hanno investito nei fondi comuni di diritto estero. Lo hanno messo in evidenza tre ricercatori della Banca d’Italia (Valerio Della Corte, Stefano Federico e Alberto Felettigh) che nelle scorse settimane, sulla base dei dati di Assogestioni, hanno pubblicato un occasional paper per scandagliare a fondo un fenomeno ormai ben consolidato nell’industria nazionale del risparmio.

FLUSSI MILIARDARI – Si tratta appunto del boom dei fondi d’investimento domiciliati oltreconfine la cui crescita, oltre a essere legata a motivi fiscali, ha alla base un altro motivo di esistere: la forte presenza nel mercato italiano dell’asset management di case 
di gestione straniere, che piazzano
nel portafoglio delle famiglie molti dei
loro prodotti registrati nel loro paese di origine oppure in Lussemburgo e nella gettonatissima Irlanda. Va rilevato, però, che le migliaia di prodotti del risparmio gestito di diritto estero commercializzati
a sud delle Alpi non sono stati creati soltanto da asset manager stranieri.
Il 50% circa, infatti, appartiene a sgr italiane che hanno creato fondi “estero- vestiti” per gli investitori del nostro Paese. Se messi a confronto con quelli di altre nazioni, gli investitori della Penisola sono al momento i più esterofili. I ricercatori
di Bankitalia hanno infatti stimato che, tra il 2013 e il 2017, i nostri connazionali abbiano destinato ogni anno ai fondi esteri una ricchezza compresa tra il
3% e il 5,5% circa del Pil, per un totale di oltre 163 miliardi di euro in meno
di un quinquennio. In altre nazioni del Vecchio Continente come la Francia e la Germania, invece, la quota di risparmi destinata dalle famiglie residenti ai fondi stranieri non supera l’1%2% del Pil. Soltanto in Spagna si registra una quota più vicina alla nostra, attorno al 4%.

BOND A GO GO – Analizzando il portafoglio dei fondi esteri acquistati dagli italiani, i ricercatori di Bankitalia hanno messo in evidenza che gran parte del loro patrimonio (43%) è composto da obbligazioni, oltre il 25% è destinato alle azioni, il 17%circa finisce in strategie flessibili mentre l’8,8% dell’asset allocation complessiva è classificabile come bilanciata. Infine, una quota residuale di quasi il 4,5% del portafoglio dei fondi esteri è investita nel mercato monetario. Anche quando mettono i loro soldi in un prodotto del risparmio gestito di diritto straniero, insomma, i nostri connazionali non abbandonano
il loro tradizionale amore per i bond. Analizzando nel dettaglio il portafoglio dei fondi esteri, la Banca d’Italia ha messo in evidenza un dato: l’esposizione complessiva delle famiglie sul mercato obbligazionario è addirittura più elevata di quel che emerge invece limitandosi all’analisi dei fondi di diritto italiano. Il che impone ovviamente qualche spunto di riflessione considerando tutti i rischi oggi connessi al settore del reddito fisso, in vista di un prossimo rialzo dei tassi d’interesse.


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