Investimento passivo, una falsa sicurezza

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È l’ora della gestione attiva per gestire meglio le emozioni dei clienti. Perché i rischi sono tanti. E molte bolle in agguato

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino6 agosto 2018 | 12:38

La necessità di gestire le emozioni dei clienti in risposta agli eventi del mercato e i rischi a essi associati possono essere una sfida per i consulenti finanziari, ma la strada da seguire è chiara: secondo il 78% dei consulenti finanziari italiani partecipanti a un recente sondaggio il mercato attuale è favorevole a una gestione attiva. Il 77,4% dei cf ritiene infatti che il protrarsi dell’attuale fase bullish del mercato ha reso gli investitori compiacenti rispetto all’assunzione del rischio, anche se l’81,3% afferma che i clienti non riescono a riconoscere il livello di rischio insito nei propri investimenti fino a quando questo non si manifesta.

Questa tendenza sembra riflettersi in gran parte sugli investimenti passivi effettuati dagli investitori. Quasi tre quarti (73,3%) dei cf interpellati pensa che gli investitori individuali non siano consapevoli dei rischi dell’investimento passivo, e il 70% afferma che gli individui hanno un falso senso di sicurezza riguardo a questa tipologia d’investimento. Al tempo stesso più di un terzo (80,6%) dei cf italiani raccomanda l’utilizzo di strumenti alternativi per migliorare la diversificazione dei portafogli e contribuire a mitigare il rischio in un contesto di mercato sempre più volatile, con un’ampia applicazione di strategie tra i portafogli dei clienti.

Per quanto riguarda la diversificazione, gli intervistati indicano più comunemente le strategie real estate (46,7%) e le strategie di asset allocation tattica globali (36%) come le migliori per raggiungere questo obiettivo. A proposito della gestione della volatilità, i consulenti italiani indicano le strategie long-short equity (24,7%) tra quelle consigliabili per gestirla. Per quanto riguarda la riduzione del rischio poi i professionisti finanziari italiani affermano di utilizzare a questo scopo le strategie market neutral (29,3%), long-short credit (27,3%), managed futures (18,7%) e le option writing (16%). E i rischi legati agli investimenti? Dal sondaggio emerge che i nostri cf considerano il rialzo dei tassi, il restringimento del quantitative easing e la volatilità le principali minacce potenziali sui mercati. Il 75,3% dichiara infatti che l’innalzamento del costo del denaro impatterà negativamente sui ritorni di portafoglio di quest’anno, seguito dalle misure in termini di quantitative easing (70%), dall’aumento della volatilità (68%), dall’esistenza di bolle speculative (57,3%) e dal contesto di bassi rendimenti (52,9%). Per gli advisor italiani l’aumento dei tassi a breve dovrebbe influire negativamente sulla volatilità dei bond (77,3%) e su quella complessiva del mercato (72,7%), sul mercato del credito (57,3%), su quello delle abitazioni (55,3%) e sui valori azionari (46%). Infine i consulenti finanziari italiani mostrano la massima preoccupazione per le criptovalute e, dopo il considerevole aumento nel 2017, più di tre quarti (78,7%) ritiene che questa bolla potrebbe scoppiare nell’anno in corso. E la maggior parte di essi ritiene che esistano bolle speculative anche all’interno del mercato obbligazionario (54,7%) e del settore tecnologico (16%).


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