GAM: deficit nella leadership commerciale

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di Chiara Merico 20 Agosto 2018 | 12:15
Gli Stati Uniti stanno abbandonando la propria leadership globale e qualcuno deve assolutamente farsi avanti. Ma chi?

DEFICIT POLITICO – Di tutte le preoccupazioni relativamente a flussi commerciali e saldi che oggi ci affliggono, il più grande deficit che attanaglia il mondo è quello politico, nota Larry Hatheway, capo economista di GAM Investments. Gli Stati Uniti stanno infatti abbandonando la propria leadership globale e qualcuno deve assolutamente farsi avanti. Ma chi?Una volta Henry Kissinger disse: «Si può raggiungere la pace con l’egemonia o con un equilibrio di poteri». Forse si potrebbe dire lo stesso del commercio o persino della globalizzazione. Non è un caso che le due grandi epoche della globalizzazione, i decenni che hanno portato alla Prima Guerra Mondiale e gli ultimi 75 anni, siano state caratterizzate rispettivamente da un equilibrio di poteri e dall’egemonia. Naturalmente per un sano scambio commerciale c’è bisogno di più della semplice assenza di conflitti. Come tutte le attività economiche infatti, esso prospera solo quando i diritti di proprietà vengono rispettati, la tassazione risulta efficiente e coerente, le lettere di credito vengono onorate, i dazi e le altre barriere rimossi. In breve, gli scambi commerciali sono efficienti in presenza di regole chiare, che solitamente sono imposte da una forza egemone. Durante l’Impero Britannico la marina militare britannica combatteva la pirateria, mentre negli ultimi 75 anni quella statunitense è stata responsabile di mantenere le rotte marittime aperte.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI – Le istituzioni internazionali hanno cioè giocato un ruolo fondamentale. Anche in questi casi, però, è essenziale il supporto dell’egemone. Senza l’aiuto statunitense è infatti improbabile che il General Agreement on Tariffs and Trade e il suo successore, l’Organizzazione mondiale del commercio, potessero raggiungere un’autonomia sufficiente per incrementare e salvaguardare il sistema di scambi nel dopo guerra. È proprio per questo motivo che il protezionismo nazionalista del Presidente americano Donald Trump è così pericoloso. L’amministrazione Trump vuole cioè beneficiare di questa egemonia senza sostenerne i costi, che vanno ben oltre le spese militari e includono, ad esempio, l’emissione della principale valuta di riserva del mondo. Questa posizione conferisce vantaggi considerevoli agli Stati Uniti, ma costringe il paese a gestire un deficit commerciale continuo, al fine di rifornire il resto del mondo con sufficiente liquidità in dollari. L’approccio mercantilistico di Trump non è assolutamente in linea con una politica egemonica. In ogni caso, anche se il protezionismo statunitense si dimostrasse un’aberrazione di scarsa durata e il successore di Trump invertisse le sue politiche commerciali negative, lo status americano di guida globale rimane comunque in declino, soprattutto nei confronti dell’avanzata cinese. In altre parole la dominazione USA è destinata a terminare, indipendentemente da chi succederà a Trump. >Affinché l’egemonia statunitense possa lasciare spazio a un equilibrio pacifico e prospero di poteri, è necessaria una leadership più variegata e visionaria. In tal senso l’Unione Europea, una delle economie più grandi del mondo e un difensore chiave dei valori liberali, deve svolgere un ruolo fondamentale. Innanzitutto però è necessario che essa sistemi la sua situazione interna, assumendosi le proprie responsabilità per la sicurezza militare, cibernetica, economica e finanziaria.

LE SFIDE PER L’UE – L’UE ha di fronte a sé una sfida difficile; deve infatti affrontare il proprio deficit democratico, attuare politiche ragionevoli sull’immigrazione e sulla protezione dei confini, e rinforzare le proprie basi finanziarie. Si tratta di compiti che possono richiedere decenni. Per raggiungere questi obiettivi, i leader europei devono rendersi conto che sono terminati i giorni in cui erano gli Stati Uniti a sostenere il peso di una leadership mondiale. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha aperto questo dibattito in una birreria di Monaco durante la sua campagna elettorale dello scorso anno. Ora che le elezioni sono terminate, questo argomento non deve però cadere nel dimenticatoio.L’Europa deve rafforzare la propria posizione finanziaria. Un solo mercato finanziario europeo privo di un meccanismo di risoluzione bancaria credibile sarà sempre a rischio di crisi. Quest’ultimo necessita a sua volta della condivisione di obblighi, ad esempio attraverso una garanzia comune sui depositi o un sistema di stabilizzazione di emergenza per le istituzioni finanziarie importanti per il sistema stesso. La mutualizzazione del debito è un anatema per molti in Europa. Tuttavia, come ha chiaramente dimostrato la crisi nell’Eurozona, i paesi non possono beneficiare dei vantaggi di un mercato comune senza assumersi i necessari obblighi condivisi.Per concludere, se gli USA non vogliono più assumere il ruolo di campione mondiale del libero commercio, è necessario che lo faccia l’Europa. Quale migliore leader commerciale di un continente che eccelle nei rapporti economici liberi e aperti? Sarà necessario un certo equilibrio tra inflessibilità, pragmatismo e doti diplomatiche, ma soprattutto l’UE deve fungere da esempio. L’eliminazione dei dazi esterni ancora in essere, sebbene si tratti di una misura perlopiù simbolica, potrebbe rafforzare l’idea che il commercio non sia un gioco a somma zero bensì un rapporto di mutuo beneficio.Con la ritirata degli USA e l’ascesa della Cina, il passaggio da un ordine globale egemonico a uno caratterizzato da un equilibrio di poteri è già in corso. Questo processo non può però essere lasciato al caso, i paesi non devono cioè pensare che le cose avverranno da sé. La leadership è un elemento essenziale e l’intero futuro del mondo dipende in modo cruciale da se e quando l’UE si assumerà le proprie responsabilità.

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