Fidelity pensa già al dopo Draghi

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di Matteo Chiamenti 31 Agosto 2018 | 11:30
Il commento della società sul possibile successore di Mario Draghi come Presidente della Bce nel 2019

Iniziano a emergere le prime riflessioni sul futuro della Bce, data la prossima uscita di scena di Mario Draghi come presidente nel 2019. Date le ultime speculazioni sul possibile successore Andrea Iannelli (nella foto), Investment Director di Fidelity International, ha espresso il suo parere: “Con Draghi in uscita dalla Bce nell’ottobre 2019, il tema della sua successione diventerà sempre più importante mano a mano che ci avviciniamo al nuovo anno. Non vi è alcun favorito per la posizione, e la percezione che la Bce abbia come tradizione quella di alternare personalità del nord e sud Europa alla propria guida non è una certezza, si tratta piuttosto di valutare le qualità del singolo candidato. Fino a poco tempo fa Jens Weidmann, il Presidente della tedesca Bundesbank, sembrava essere in prima linea per la successione di Draghi. Tra gli altri candidati per la successione al ruolo di guida della Bce troviamo anche Benoit Coeure. Il membro del comitato esecutivo francese è visto da molti come un candidato forte, supportato dalla stessa Bce. Di recente è stato più presente sui media, esprimendo la sua visione della politica monetaria che denota una posizione da falco, supportando la rimozione degli stimoli di politica monetaria. Tuttavia la visione di Coeure, così per gli altri potenziali candidati, andrebbe letta con la dovuta cautela dato che le politiche della Bce continueranno ad essere guidate dai dati macroeconomici che verranno forniti.

Abbiamo visto dalle esperienze passate, nella Bce così come in altre banche centrali, che la figura del Presidente aiuta il Consiglio a raggiungere un consenso. Di conseguenza atteggiamenti e posizioni più “estremi” di solito si ammorbidiscono e si moderano. Inoltre il Presidente della BCE agisce in nome della BCE e dell’Eurozona, non per conto o interesse di un singolo stato. Quindi, di nuovo, si tratta di raggiungere una posizione che soddisfi la maggioranza. In termini di politica monetaria, ci aspettiamo un ulteriore e graduale rafforzamento finchè lo scenario economico rimane quello attuale. Il recupero dell’Eurozona rimane sui binari, seppur ancora con pochi segni di pressione inflazionaria. Diversamente dalla FED, il mandato della BCE si concentra unicamente sull’inflazione: dunque dovranno procedere con cautela, mantenendo un approccio graduale e cauto nel rimuovere i supporti di politica monetaria. Al momento il mercato si sta muovendo verso un rialzo dei tassi a 7 punti base entro settembre 2019, il che a noi sembra appropriato. Gli investitori e i risparmiatori europei dunque dovranno continuare a guardare più lontano per soddisfare il proprio bisogno di reddito: i conti correnti e i depositi renderanno molto poco ancora per qualche tempo.

Il mercato obbligazionario investment grade europeo dovrebbe rimanere ben supportato in questo scenario, offrendo una interessante combinazione di rischio-rendimento agli investitori che cercano alternative alla liquidità che generino delle entrate. Nonostante l’elevata volatilità, dovuta ad una crescente incertezza politica dentro e fuori l’Eurozona, le basi macroeconomiche e i fondamentali aziendali rimangono in buona salute. Vediamo pochi segnali di riduzione dei finanziamenti tra le aziende europee, il che è un segnale incoraggiante per gli investitori. Inoltre, sebbene il QE fornito dalla BCE giungerà al termine alla fine del 2018, la banca centrale rimarrà coinvolta nel mercato attraverso il reinvestimento di titoli a scadenza e continuerà a fornire il proprio supporto al mercato.”

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