Capital Group: guerra commerciale, finora alle parole sono seguiti pochi fatti

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Recentemente gli Stati Uniti hanno minacciato dazi su altri 400 miliardi di esportazioni cinesi, un dato di gran lunga superiore alle importazioni statunitensi dalla Cina.

Chiara Merico di Chiara Merico3 settembre 2018 | 10:05

Le tensioni commerciali globali sono in aumento. Sebbene gran parte dell’attenzione sia stata concentrata su una serie di dazi di ritorsione tra Stati Uniti e Cina, anche le controversie commerciali con gli alleati europei e nordamericani hanno logorato rapporti tradizionalmente amichevoli, spiega una nota a cura di Matt Miller, economista politico di Capital Group. Gli investitori dovrebbero evitare di concentrarsi troppo sulle distorsioni a breve termine della retorica commerciale quotidiana; ciononostante, l’esito futuro avrà probabilmente implicazioni a livello economico, d’investimento e politico in tutto il mondo. Per offrire indicazioni su una situazione complicata e in rapida evoluzione. Dopo la calma dei mercati registrata nel 2017, la situazione è cambiata all’inizio di quest’anno. Con le valutazioni azionarie prossime ai massimi storici, i fattori esterni stanno esercitando una crescente influenza nel destabilizzare i mercati. Inoltre, se il controllo regolamentare delle società tecnologiche e le minacce di un’inflazione più elevata hanno anch’essi contribuito al nervosismo dei mercati, l’incombere del commercio globale ha messo in ombra la maggior parte delle altre questioni. L’annuncio iniziale dei dazi statunitensi (su pannelli solari e lavatrici a fine gennaio) ha preceduto la prima correzione di mercato dal 2016. Da allora, le azioni si sono spesso mosse in linea con le notizie sul commercio globale. I mercati hanno registrato fortissimi rimbalzi quando nella prima settimana di aprile si è assistito a una serie di crescenti minacce tra gli USA e la Cina. Con l’affievolirsi delle notizie sul commercio, gli investitori sono tornati agli asset più rischiosi. I mercati hanno visto movimenti al rialzo fino a fine giugno, quando gli Stati Uniti hanno minacciato dazi per 200 miliardi di dollari sui beni cinesi, spingendo nuovamente i mercati al ribasso. La situazione è ancora in divenire. Soltanto la scorsa settimana, gli USA sono passati dal prospettare possibili dazi nel settore automobilistico a rilasciare una dichiarazione congiunta con il presidente della Commissione europea che annuncia l’intenzione di lavorare per “abbattere tutti i dazi, le barriere e i sussidi”.

Gran parte della volatilità è imputabile al tentativo degli investitori di interpretare in quale misura le minacce si sarebbero concretizzate. Finora ciò è avvenuto limitatamente, sebbene la situazione sia in continua evoluzione. Recentemente gli Stati Uniti hanno minacciato dazi su altri 400 miliardi di esportazioni cinesi, un dato di gran lunga superiore alle importazioni statunitensi dalla Cina. Questo squilibrio aumenta il rischio che Pechino risponda con misure non tariffarie, quali boicottaggi da parte dei consumatori o inasprimento nell’applicazione delle normative sulle imprese americane che operano in Cina.  Anche se la battaglia entra nel vivo, non bisogna dare per scontato che lo stile di negoziazione insolito e aggressivo del Presidente Trump preceda un’impetuosa guerra commerciale che sarebbe dannosa per entrambe le parti. Mentre ciascuna delle parti studia l’altra e ne mette alla prova la tempra e i veri obiettivi, è probabile che attraverseremo un periodo destabilizzante con uno “scambio di fendenti” che potrebbe innervosire i mercati e le società coinvolte nel fuoco incrociato.


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