Gam: continua la crescita del settore del lusso

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Nel primo semestre del 2018, la crescita organica delle entrate è arrivata a poco meno del 10% in tutto il settore.

Chiara Merico di Chiara Merico4 settembre 2018 | 09:07

OTTIMO TRIMESTRE – Le società del settore del lusso hanno riportato nuovamente ottimi risultati nel secondo trimestre, a dimostrare che malgrado il contesto di volatilità macroeconomica e geopolitica, i prodotti di lusso sono sempre molto in voga, spiega una nota a cura di Scilla Huang Sun, responsabile azionario settore lusso di GAM Investments. Nel primo semestre del 2018, la crescita organica delle entrate è arrivata a poco meno del 10% in tutto il settore. Sono proseguiti i trend principali che avevano caratterizzato gli ultimi trimestri. Le società hanno continuato a concentrarsi sui millennial e ad attuare una strategia omnichannel, mentre è proseguita la creazione di ricchezza a livello mondiale, sulla scia di un’economia globale generalmente solida. Secondo Capgemini, la ricchezza dei milionari è aumentata dell’11% a livello mondiale nel 2017, guidata dall’Asia, dove si è rilevato un tasso di crescita del 19%.  Prevediamo che le vendite di beni di lusso riporteranno una crescita di oltre 5% nel 2018. Un’eventuale decelerazione della domanda cinese di beni di lusso è stata una delle preoccupazioni più diffusamente discusse negli ultimi tempi ma, ad oggi, non si registra alcun segnale in questo senso. Società quali LVMHKeringSwatchHermès, Prada e Rémy Cointreau continuano a godere di una solida domanda da parte della loro clientela cinese e restano molto positive circa le prospettive di lungo termine dei consumi cinesi. Il recente taglio delle imposte sui prodotti di lusso in Cina è stato prevalentemente trasferito ai consumatori e si è tradotto in una diminuzione dei prezzi di circa 2-3%, riducendo ulteriormente il divario tra il paese e altre regioni. Le vendite di beni di lusso hanno goduto di un ottimo andamento anche negli Stati Uniti nel secondo trimestre, soprattutto nel settore dei viaggi retail e online, mentre l’Europa ha visto un decremento del numero di turisti rispetto ai trimestri precedenti. Molte società del settore del lusso hanno riportato non solo un’ottima crescita delle entrate ma anche un interessante aumento della redditività. Mentre la forte crescita delle vendite era più o meno prevista, sul lato margini sono emerse molte sorprese positive. Nella prima metà del 2018, le vendite di LVMH sono aumentate del 10%, mentre l’utile operativo è balzato del 28%, determinando un margine operativo di oltre 21% per l’intero gruppo. Anche Swatch ha superato le attese in termini sia di vendite sia di utili; le vendite sono aumentate del 15%, il che – vista l’elevata base di costi fissi dell’azienda di orologi – ha determinato un incremento del 70% dell’utile operativo. Al contempo, le vendite di Keringsono aumentate del 27% e gli utili operativi hanno riportato un incremento del 53%.

PESANO LE TENSIONI GEOPOLITICHE – Malgrado gli ottimi risultati complessivi, le tensioni geopolitiche, come le dispute sui dazi commerciali e l’escalation della situazione in Turchia, stanno influenzando il sentiment degli investitori. Sebbene tutto questo crei volatilità sui mercati finanziari, restiamo fiduciosi nella crescita secolare del settore del lusso e crediamo che eventuali, ulteriori consolidamenti dei titoli di quest’area potrebbero rappresentare un’opportunità per incrementare le posizioni. I titoli del lusso sono oggi scambiati a un rapporto prezzo/utili medio di 20-22x per il 2019, leggermente al di sopra delle valutazioni storiche medie. Dopo la pubblicazione dei dati del secondo trimestre, è interessante riflettere su come siano state diverse le reazioni riservate dai mercati alle singole società. Malgrado la notevole crescita assoluta delle vendite di Gucci nel Q2, al 40%, il titolo della sua casa madre, Kering, ha riportato una forte correzione, a riflettere le attese eccessive. Al contrario, le vendite riportate da Tod’s sono risultate più o meno invariate, ma il titolo ha messo a segno un rally del 17%, in virtù dei livelli di ipervenduto e della copertura delle posizioni corte.  Evidentemente, nel corso del periodo è proseguita la tendenza alla polarizzazione nel settore del lusso e le aziende vincenti hanno guadagnato ulteriori quote di mercato.


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