Carmignac: l’Italia torna nell’occhio del ciclone

FARO SULL’ITALIA – Gli occhi degli investitori sono puntati sull’Italia e sulle misure che verranno annunciate dal governo Lega-5Stelle, in particolare la flat tax e il reddito di cittadinanza: sono questi due provvedimenti, secondo Sandra Crowl, membro del Comitato investimenti di Carmignac, quelli che potranno determinare il giudizio dei mercati sul nostro Paese. “Se verranno annunciate misure che comporteranno uno sforamento del limite del 3% del deficit, i tassi di interesse sul debito italiano potrebbero salire ulteriormente”, ha sottolineato Crowl, secondo cui i tassi attuali non rappresentano l’attuale rating del debito sovrano del nostro Paese, ma un livello più vicino a “junk”, spazzatura. “Carmignac – ha aggiunto Crowl – già subito dopo le elezioni aveva ridotto l’esposizione ai Btp italiani, prediligendo il ‘porto sicuro’ dei Bund tedeschi”. Ora la società non detiene più titoli di debito sovrano italiano. Perché l’asset manager torni a investire sui Btp devono verificarsi due condizioni: “che il governo annunci misure ragionevoli sul fronte della finanza pubblica e che si impegni seriamente a collaborare con le istituzioni europee”, ha spiegato Crowl.

TRE FATTORI – Per quanto riguarda l’outlook globale di mercato, la situazione attuale si presenta difficile per la collisione di tre fattori: la riduzione della liquidità operata dalle principali banche centrali, lo stress politico – dovuto principalmente all’affermarsi di forze antisistema, antiestablishment e anti immigrazione – e la fine del ciclo di ripresa economica. “Rispetto al 2017 c’è stato un profondo cambiamento, adesso c’è un alto grado di incertezza”, ha spiegato Crowl, secondo cui nel 2018 la Fed ha dato avvio a un deciso cambio di regime per le banche centrali, che vedrà tutti i principali istituti ridurre nettamente i loro bilanci. Negli Usa la politica fiscale di Trump ha compensato la minore liquidità, e per questo, ha spiegato Crowl, “la Fed potrà continuare ad alzare i tassi: per il 2019 sono previsti tre aumenti, un ritmo adeguato per l’attuale passo della crescita”, che è buona. Gli Usa sono vicini alla piena occupazione e le politiche della Trumponomics hanno avuto l’effetto di prolungare il ciclo di crescita. Tuttavia, un inasprimento delle tensioni commerciali con la Cina potrebbe vanificare questi effetti positivi.

PAURA DEFICIT – Il rallentamento dell’economia globale è iniziato dal Giappone e dall’Europa, dove le diseguaglianze hanno favorito la nascita di movimenti politici populisti. Dopo che la Grecia è uscita dal programma di aiuti, sotto i riflettori è finita di nuovo l’Italia, a cui tutti guardano con preoccupazione in vista, appunto, della presentazione del Def. “Il mercato sta mostrando il rischio che gli annunci sul budget siano peggiori delle attese – ha sottolineato Crowl – e ha già prezzato un livello di deficit intorno all’1,5%-1,6%”. C’è da augurarsi che non salga ulteriormente.

LA CRISI DEGLI EMERGENTI – Il problema della scarsa liquidità colpisce principalmente i Paesi emergenti, che hanno buona parte del debito denominato in valuta estera, principalmente euro e dollari Usa. I casi di Turchia e Argentina sono solo gli ultimi: ogni governo ha preso decisioni differenti per affrontare la situazione, e in generale ad avere la peggio sono state le nazioni con fondamentali più deboli. La crisi degli Emergenti non è ancora finita ed è solo una delle incognite che pesano sul 2019, un anno in cui a giocare un ruolo sempre più importante saranno le banche centrali.

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