Moran (M&G): “L’azionario è sottovalutato”

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Nello scenario finanziario attuale c’è sopravvalutazione nel comparto delle obbligazioni governative dell’Europa occidentale e, viceversa, una certa sottovalutazione dell’asset class azionaria.

di Max Malandra20 settembre 2018 | 11:36

“Nello scenario finanziario attuale vediamo molta sopravvalutazione nel comparto delle obbligazioni governative dell’Europa occidentale e, viceversa, una certa sottovalutazione dell’asset class azionaria”. Cosi Craig Moran, co-fund manager del fondo di M&G (Lux) Conservative Allocation e deputy fund manager dell’M&G (Lux) Dynamic Allocation Fund.

 

Azionario ancora sottovalutato?

Ci sono aree che in questo momento sembrano suscitare scarso interesse negli operatori. C’è un certo pessimismo causato forse dalla ricorrenza dei 10 anni dalla crisi finanziaria piuttosto che dalle preoccupazioni nell’Eurozona. Per non parlare delle oscillazioni a livello di sentiment, da molto negativo a ripresa economica, e viceversa. Fatto sta che a nostro parere le opportunità nel mercato dell’equity non sembrano mancare. Nel nostro fondo Dynamic Allocation, ad esempio, a gennaio avevamo ridotto il peso dell’azionario al 38%, e da questi livelli lo abbiamo progressivamente incrementato. Anche perché nel frattempo gli utili delle aziende sono continuati a crescere.

 

Quali aree e settori giudicate i più interessanti?

Abbiamo incrementato le nostre posizioni sul Giappone, sugli altri mercati asiatici e più in generale guardiamo attentamente alle aree che hanno subito i maggiori sell off nel corso del primo semestre dell’anno e che ora presentano quindi quotazioni non in linea con il valore che noi attribuiamo loro. Sotto il profilo settoriale abbiamo un basket di titoli finanziari negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, dato che riteniamo vi siano stati timori eccessivi sul comparto, senza contare che con il rialzo dei tassi di interesse a beneficiarne sarà proprio questo settore. E sempre in ottica di tassi in rialzo, al contrario, cerchiamo di evitare quei comparti che hanno beneficiato di un costo del denaro bassissimo.

 

Per esempio?

I titoli più difensivi e dei Consumi di base. Privilegiamo quindi titoli che abbiano un maggiore potenziale di crescita grazie a un contesto economico che sta tornando lentamente alla normalità.

 

Uno scenario di tassi in rialzo è ovviamente negativo per l’asset class obbligazionaria…

Tassi di interesse nominali e reali vicini allo zero (se non negativi) sono chiaramente non interessanti come investimento. Senza contare che è impossibile pronosticare cosa potrà avvenire tra 10 anni… Si tratta quindi di asset “rischiosi”.

 

E i governativi italiani?

Abbiamo una posizione del 2% sui Btp italiani che abbiamo acquistato a giugno durante il forte negativismo sugli asset italiani. Un po’ come riportare indietro di un paio di anni l’orologio del sentiment sull’Italia. La politica italiana è abbastanza imprevedibile e noi non vogliamo fare previsioni di lungo termine sul Paese, tuttavia, da investitori contrarian, pensiamo che un rendimento vicino al 3% sia un dato interessante anche se sfidante.

 

Dove altro siete investiti per quanto riguarda il comparto obbligazionario?

Abbiamo posizioni short sui bond tedeschi, britannici, francesi e giapponesi. L’eccezione, a livello di mercati sviluppati, è rappresentata dai Treasury statunitensi, i cui rendimenti sono cresciuti dal 2 fino all’attuale 3% circa. Poi, a livello di mercati emergenti, Messico, Brasile e Sudafrica, i cui rendimenti ci sembrano compensare i rischi di eventuale contagio di Turchia e Argentina. Invece sui corporate la nostra esposizione netta è ormai quasi nulla: il settore ha poco da offrire a nostro giudizio.


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