Risparmio cinese in mani italiane

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Le sgr nazionali crescono sui mercati orientali.

Avatar di Redazione26 settembre 2018 | 09:47

di Pier Emilio Gadda

Gli high net worth individual cinesi hanno visto crescere la loro ricchezza di
oltre il 10% nel 2017. Lo dice l’ultima Capgemini Financial Services Analysis, secondo cui la popolazione di chi detiene un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari è aumentata di 127mila unità in un anno, a quota un milione e 256mila individui. Non stupisce che anche alcuni asset manager italiani abbiano da tempo messo le mani sulla gestione dei risparmi del Dragone: un mercato giovane, quello dell’asset management cinese che ha appena compiuto 20 anni di vita e ha enormi potenzialità.

TESORO A EST – Basti pensare che le masse sono cresciute esponenzialmente, da 1,27 miliardi di dollari nel 1998, quando erano presenti solo sei case d’investimento,
 agli attuali duemila miliardi di dollari, amministrati da 132 aziende, stima Kpmg International. E, secondo la società
 di consulenza, il patrimonio gestito raggiungerà i 5.600 miliardi di dollari entro il 2025, facendo della Cina il secondo
 più importante mercato dell’asset management su scala globale, dopo quello americano. L’opportunità dunque è ghiotta anche per le case d’investimento italiane che hanno fiutato l’affare per tempo, strutturando un presidio in loco o realizzando partnership con operatori domestici.

COLPACCIO DI UBI – Nello scorso mese di luglio, per
esempio, la piattaforma finanziaria del gruppo Alibaba, Ant Financial Services Group ha selezionato Zhong Ou Asset Management quale gestore di uno dei quattro nuovi fondi di liquidità proposti dalla piattaforma di wealth management del Gruppo, Yu’e Bao (che vanta oltre 400 milioni di clienti). Che c’entrano i gestori italiani? Zhong Ou Asset Management
è partecipata al 25% dal gruppo Ubi Banca, che ne rappresenta attualmente 
il maggior azionista individuale, mentre
il 31,7% è detenuto dai manager
 della società e la rimanente quota è di pertinenza di altri gruppi finanziari cinesi. È basata a Shanghai e ha in pancia asset per 36,5 miliardi di euro. In Cina è presente anche Intesa Sanpaolo attraverso Penghua Fund Management di cui Eurizon Capital detiene una quota del 49% (il 50% è posseduto dalla locale Guosen Securities Co. e il restante
 1% è di Shenzhen Brillice Investment and Development Co. Ltd). Gestisce l’equivalente di circa 80 miliardi di euro.

TALENTO TRICOLORE – Un’altra società, Yi Tsai, che significa “talento italiano”, è totalmente controllata dal gruppo Intesa Sanpaolo, con il 55%, da Fideuram con il 25% e da Eurizon con una quota del 20%. La banca guidata da Carlo Messina detiene anche il 15% di Bank of Qingdao. Al 2009 risale invece l’investimento del gruppo Generali in Guotai Asset Management Co., con
una quota del 30%. Come racconta
il gruppo del Leone, la società fu la
prima a ottenere la licenza per operare come asset manager nel 1998. Anche 
il gruppo Azimut dal 2010 opera nel colosso asiatico continentale attraverso la controllata AZ Investment Management (Shanghai). Lo scorso febbraio, la società, interamente controllata dal gruppo Azimut, ha ottenuto la licenza come private fund manager, assegnata a un numero limitato e selezionato di gestori patrimoniali internazionali dall’Asset management association of China (Amac). Il riconoscimento le consentirà di lanciare, gestire e offrire prodotti d’investimento onshore a investitori istituzionali e ad
alto patrimonio netto (Hnwi) nella Cina continentale.


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